Non ci sono terre impure


I miei documenti furono falsificati: i miei anni diventarono ventuno, e arrivai in Europa. Nella mia testa facevo finta che fosse tutto un gioco, l'unico modo per non impazzire.

Sono brasiliana, vivo in Italia da sedici anni e pratico il Buddismo da undici. Sono la più piccola di una famiglia numerosa di nove figli. Mia madre morì improvvisamente quando avevo solo due anni e noi rimanemmo con il mio amato padre adottivo. Iniziò per me e la mia famiglia una vita profondamente instabile, piena di conflitti e litigi infernali. Sono stata cresciuta in parte da una zia, sorella di mio padre e madre di due figli, che sembrava più un "generale in carriera" che una donna. Negli anni, ho capito che era solo una maschera per nascondere il dolore e la responsabilità che si era dovuta accollare per aiutarci a crescere.
Mio padre, distrutto per la morte di mia madre, non sapeva come fare per tenere unita la famiglia e crescere nove figli. Si rifugiò nell'alcolismo e nel gioco d'azzardo e il più delle volte non lavorava. Restava comunque il mio punto di riferimento, sentivo che mi voleva tanto bene e mi fidavo di lui. Quando avevo nove anni, un pomeriggio in cui stavo giocando con lui, mi molestò. Diventò un'abitudine e ciò causò una profonda insicurezza nella mia vita.

Quando avevo undici anni un amico di famiglia che viveva a Rio de Janeiro, ricco e sposato, chiese a mia zia se potevo seguirlo per fare la baby sitter alle sue due figlie e al terzo che stava per nascere, così mi avrebbe fatto studiare in un posto più adatto, dato che il mondo artistico, la mia passione di allora, a Rio era all'avanguardia. Era l'occasione della mia vita, visto che non c'era posto per me nella mia famiglia. Ma anche lui iniziò a molestarmi, già prima della partenza. Mi ritrovai così, a dodici anni, a vivere in un mondo ancora più infernale di abusi e lusso; senza capire niente, e senza sapere verso quale fine sarei andata incontro. Così, all'ennesima molestia, raccontai tutto a sua moglie. Quando lui tornò a casa, stravolto dall'alcol, mi voleva buttare dal settimo piano, ma la domestica mi fece scappare. Erano le cinque del mattino, mi ritrovai sola per strada, senza sapere dove andare. Ero sfigurata per le botte che mi aveva dato, così mi rivolsi alla polizia e lo denunciai. Mi portarono in un riformatorio e passai otto mesi tra assistenti sociali, prostitute e ragazze che si tagliavano le vene. Ero a cinque ore d'aereo di distanza da casa mia; scappai dal riformatorio e, unica possibilità, iniziai a vivere e dormire per strada. Ero sola al mondo, senza nessun futuro e nessuno su cui contare. Così iniziò la mia fuga dalla solitudine, dall'abbandono, dalle disillusioni e dalla vita stessa.
A quattordici anni, tramite una ragazza iniziai a fare la ballerina nei locali notturni: questa fu la "mia vita artistica"... ma almeno guadagnavo abbastanza soldi per poter mangiare, vestirmi e pagare un posto decente per dormire. In quella situazione, conobbi delle persone, che si dicevano impresari artistici spagnoli. Volevano farmi un contratto di un anno per ballare in locali notturni in Europa e così entrai a fare parte di questa organizzazione. I miei documenti furono falsificati: i miei anni diventarono ventuno, e arrivai in Europa. Nella mia testa facevo finta che fosse tutto un gioco, l'unico modo per non impazzire.
Cominciai a guadagnare delle cifre stratosferiche, a entrare in contatto con uomini molto ricchi che in modo regolare si innamoravano di me perdutamente. Ma per me tutto questo non aveva alcun valore, cercavo solo qualcosa che mi aiutasse a colmare quella solitudine che ormai era diventata un inferno. Ritornai in Brasile parecchie volte, piena di soldi e regali per tutti, ma anche di arroganza, rabbia e un senso di superiorità che mi impedivano di aprire totalmente il cuore verso i miei familiari, a parte una mia sorella prediletta.
Mi trasferii in Italia dove, in quel periodo, conobbi una ragazza brasiliana; eravamo in sintonia l'una con l'altra e le volli subito bene. Sua madre praticava il Buddismo dal 1993 e le aveva fatto scrivere una frase per telefono dal Brasile, e lei me ne parlò con così tanto entusiasmo che mi precipitai a casa sua per averla, era: Nam-myoho-renge-kyo! Così recitai quella frase tre volte.
Accadde un altro episodio grave. Una sera all'uscita di una discoteca due poliziotti ci fermarono con la scusa di un controllo e ci chiesero se volevamo fare un giro con loro, ma io rifiutai; così, per ritorsione, mi ritirarono il passaporto e dopo quattro giorni fui espulsa dal territorio italiano. Sapevo che si veniva espulsi per motivi molto gravi, ma io stavo subendo una terribile ingiustizia. Decisi che sarei partita sì, ma a modo mio! Iniziai a recitare qualche Nam-myoho-renge-kyo al giorno perché quella frase strana mi faceva sentire serena. Rientrando in Brasile incontrai la mamma della mia amica e ogni giorno le chiedevo chiarimenti sul Buddismo. Gentilmente lei me ne parlava e un giorno mi disse che con la pratica buddista è possibile trasformare l'impossibile in possibile e mi dette un libro: La vita mistero prezioso di Ikeda. Mi sono bastate poche pagine per riempirmi il cuore di speranza e gioia!
Mi sposai con il ragazzo che frequentavo in Italia, ci volevamo bene e finalmente sarebbe stata la fine della mia solitudine. Ma non funzionò, mio marito mi lasciò, e pur rimanendo una profonda amicizia fra noi, soffrivo così profondamente che mi rifugiavo spesso nell'alcol.
Ormai rientrata in Italia, nel 2006 ricevetti il Gohonzon.
Ottenuta la cittadinanza italiana, ancora una volta mi trovavo da sola. Partecipavo a moltissime attività buddiste, ma continuavo a cercare la stabilità al di fuori di me. Mi innamorai di un ragazzo e feci di lui il mio oggetto di culto, ma più lui mi trattava male e cercava di cambiarmi, più mi attaccavo a lui. Mi sentivo un peso per me e per gli altri, una persona inutile. Era un inferno, così tra mille incomprensioni, pensavo spesso al suicidio come liberazione da tutto. Un giorno, mentre recitavo Daimoku tutta la mia rabbia e sofferenza esplosero, stetti malissimo, quella volta volevo morire davvero. Fu un momento della mia vita durissimo, non riuscivo a credere di essere una persona di valore e questo si rifletteva anche nel mio ambiente, verso di me c'erano tanti pregiudizi, anche nell'ambito buddista. Sono ripartita dallo studio del Gosho e degli scritti del presidente Ikeda, a dispetto di tutto e tutti, e grazie a questo legame indistruttibile ho finalmente sentito che le cause di quello che mi è accaduto risiedono nella mia vita. Ho dovuto imparare a districarmi in relazioni affettive e lavorative complicate e ambigue, ma ogni volta sono ripartita daccapo, sentendo di aver cambiato qualcosa di importante. Sicuramente mi ha aiutato anche aver cambiato città e frequentazioni, è stata una vera nuova partenza in tutti i sensi. In questi anni ho fatto di tutto, anche lavori faticosi e umili, ma proprio grazie a questi ho costruito relazioni sincere.
Adesso ho un'attività in proprio che mi permette di viaggiare fra Italia e Brasile, è un lavoro che mi piace e mi fa crescere costantemente.
Il mio primo shakubuku uomo è un poliziotto che vive proprio nella regione dove altri poliziotti avevano notificato la mia espulsione.
I miei undici anni di pratica buddista mi hanno aiutata a diventare sempre più forte e ad affrontare le difficoltà con una nuova gioia di vivere. Attraverso il Daimoku ho instaurato un rapporto con tutti i membri della mia famiglia, ho sciolto ogni sofferenza e rancore, sento la loro vita come la mia e ho compreso che loro sono i miei shoten zenjin e i miei tesori. Anche con mio padre si è nuovamente creato un rapporto di fiducia e dolcezza.
Da due anni seguo una terapia di "integrazione posturale"; mi aiuta a tirar fuori i miei vecchi traumi, ad affrontarli, trasformarli e a guardarli per quello che sono con serenità, proprio come insegna il Buddismo. Così, piano piano, ho compreso che il valore della mia vita non dipende dal giudizio degli altri e che il potere è dentro di me; voglio accettarmi così come sono, perché solo io posso dare valore a me stessa e alle cose che faccio.
Recentemente sono tornata in Brasile, dove, per la prima volta, sono andata a visitare la tomba di mia madre nel paese dove sono nata. Finalmente è stata l'occasione per sciogliere quel senso di abbandono che mi aveva oppresso per tutta la vita e che mi aveva condizionato in tante scelte fallimentari; ho trovato il calore della mia famiglia di origine, mio padre ha recitato Daimoku con me e ho accompagnato tre mie nipoti alla riunione del 16 marzo della Divisione giovani e due mie cognate hanno iniziato a recitare Daimoku, anche se non costantemente. Ho deciso di trasformare, approfondendo la mia fede nel Gohonzon, ciò che più mi ha fatto soffrire per tutta la vita: la solitudine e l'instabilità. Voglio fare attività con tutto il cuore per gli altri e questo sarà come "scambiare sassi con oro" e conquistare l'eternità della vita in ogni senso e aspetto. Tutto ciò lo dedico ai miei genitori, alla mia famiglia e a sensei che mi ha trasmesso l'amore per la vita e mi ha insegnato cos'è la dignità.
Ho una profonda gratitudine per questa Legge, per tutta la Soka Gakkai e per tutte le persone che mi aiutano a diventare una persona migliore. (C. S.)(dati modificati)

Commenti

  1. bellissima storia che mi ha commosso profondamente Vittorio Londra, anche a me il Buddismo di Nichiren ha cambiato la vita come la notte ed il giorno, e sono felice!

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