Il Sutra del Loto #186

Il Budda è come un genitore amoroso che si prende cura dei figli (parte prima di due)

Per il Budda “le persone illuse” sono come bambini che ancora non hanno raggiunto l’età della ragione. A volte, un bambino un po’ monello può ribellarsi se un genitore lo controlla sempre, ma basta che quello si allontani un attimo perché subito il bambino lo cerchi e lo chiami. Allo stesso modo, solo quando il Budda muore le persone illuse possono veramente apprezzare la fortuna di averlo incontrato. Egli considera le persone come suoi propri figli. Come un padre, il Budda capisce bene le persone e si sforza per loro, usando ogni mezzo come espediente.
E la morte è l’ultimo espediente di cui il Budda dispone. Egli resta sempre accanto a tutti, è “sempre qui”, ma di proposito non si lascia vedere. Quindi Shakyamuni fa in modo che la gente illusa non possa vederlo “neppure quando è vicino”. Perché agisce così? È necessario per risvegliare le persone alla loro vera entità e permettere loro di essere indipendenti.
Nell’analogia padre-figlio, è come se il Budda ci facesse divertire giocando a nascondino: questo gioco è considerato molto importante per lo sviluppo psicologico del bambino, che coltiva così un senso di sicurezza e di fiducia, sapendo che, anche se la persona non è immediatamente visibile, si nasconde da qualche parte e presto ricomparirà. Lo sviluppo di tale consapevolezza col tempo crea autosufficienza. È come se il genitore restasse nel cuore del bambino, comunicandogli che c’è qualcuno di cui egli può fidarsi ciecamente anche quando non si trova lì con lui.
Il bambino diventa capace di agire con un senso di libertà e autosufficienza, e lo sarà anche quando poi diventerà adulto. Il senso di serenità e fiducia che dà il sapere che qualcuno capisce i nostri sforzi, qualcuno di cui possiamo fidarci ciecamente, è fonte di grande incoraggiamento e soprattutto di forza. La nostra relazione con il Budda non è limitata solo a questa vita. Il “genitore” che costantemente “sorveglia” le persone è il Budda eterno del capitolo Rivelazione.
Eppure le persone illuse non riescono a vedere neppure il Budda che esiste nel loro stesso cuore. Per questa ragione Nichiren Daishonin iscrisse la vita del Budda – la sua stessa identità – nel Gohonzon, che funziona come uno specchio per poter vedere il Gohonzon che esiste nella nostra vita.
Nel Gosho La Torre Preziosa, Nichiren Daishonin scrive:
«Abutsu-bo è la Torre Preziosa stessa, e la Torre Preziosa è Abutsubo stesso... Tu stesso sei un vero Budda che possiede le tre virtù dell’Illuminazione. Recita Nam-myoho-ren- ge-kyo con questa convinzione, allora il luogo dove vivi o reciti Daimoku è il luogo della Torre Preziosa» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pagg. 212-213).
Quando preghiamo sinceramente al Gohonzon, manifestiamo la vita del Gohonzon dentro di noi.
Illuminato dallo specchio del Gohonzon, il mondo di Buddità risale da sé alla superficie. Ma benché il Budda sia sempre presente nel Gohonzon, se le persone non hanno fede esso, anziché la rappresentazione della nobile vita del Budda, non sembrerà loro niente altro che legno o carta.
Riguardo a “sempre qui”- nel brano «sono sempre qui a insegnare la Legge», l’Ongi kuden (insegnamenti orali) dice: «“Sempre qui” si riferisce al luogo dove risiedono i devoti del Sutra del Loto. “Qui” è il mondo di saha» (Gosho Zenshu, pag. 756). Il Budda è sempre presente dove c’è una persona che supera le difficoltà basan- dosi sulla fede e progredisce in modo corretto.

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