Il Sutra del Loto #185

Ho reso gli uomini testimoni del mio Nirvana

Shakyamuni che ottenne la Buddità nel remoto passato di gohyakujintengo è il Budda che guida eternamente le persone all’Illuminazione attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. Perché allora un Budda, la cui vita è eterna, muore?
La risposta è che egli entra nel nirvana (cioè muore) come espediente per condurre tutte le persone all’Illuminazione. Il nirvana indica uno stato di tranquillità raggiunto tramite l’estinzione di tutti i desideri terreni, e gli insegnamenti hinayana si prefiggevano addirittura lo scopo di entrare nel “nirvana assoluto”, raggiungibile eliminando non solo i desideri terreni concepiti dalla mente, ma liberandosi anche dell’influenza del corpo fisico tramite la morte. Per questa ragione si alludeva alla morte del Budda con “entrare nel nirvana”. Ma il capitolo Juryo indica che il Budda dà soltanto l’impressione di estinguersi, o entrare nel nirvana, come espediente. La verità è che, per via della sua compassione e saggezza, egli continua sempre ad adoprarsi per condurre tutte le persone alla felicità. La profonda stabilità della vita del Budda deriva quindi dalla sua incessante attività per salvare la gente – proprio come la stabilità di una trottola deriva dalla velocità della sua rotazione. Lo stato vitale del Budda, colmo di compassione e saggezza, è fatto di serenità assoluta. Il vero nirvana non consiste nell’estinzione fisica e spirituale, ma nella perfezione della saggezza unita alla compassione, che si manifesta come il lavoro eterno del Budda per condurre tutti alla felicità. Il brano del sutra parla dei “poteri mistici” del Budda, che sono una funzione della compassione inseparabile dalla saggezza di cui è dotata la sua vita eterna.
Dal punto di vista del Buddismo del Daishonin, questa perfetta saggezza è attributo originale della nostra vita, e noi siamo eternamente dotati delle tre proprietà illuminate del Budda. Coloro che lo hanno dimenticato sono, come dice il sutra, persone illuse.
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