Serena è la mia vita

«Se non avessi avuto il sostegno della fede e l'appoggio di chi recitava Daimoku per me, avrei potuto morire mille volte di paura»

Il mio primo pensiero quando mi è stato diagnosticato un tumore al cervello è stato: «Devo praticare per mantenere alto il mio stato vitale». Non volevo permettere che questa notizia mi impedisse di vedere gli aspetti positivi della mia vita e volevo mantenermi serena e lucida nei miei giudizi per non arrivare all'operazione in balia della paura.
Sentivo profondamente che la pratica armonizzava la mia vita e, se avevo scoperto di avere un tumore prima che potesse produrre effetti irreparabili, questa rivelazione era sicuramente la manifestazione di una grande protezione.
Era la fine di novembre del 2004 e dopo tre anni di pratica stavo preparandomi a ricevere il Gohonzon. In quel periodo ero sempre molto stanca e stavo perdendo la memoria. Apparentemente non si trattava di niente di grave e anche il mio medico si limitava a prescrivermi dei ricostituenti. Quella mattina una mia cara amica spiegò la situazione a un neurochirurgo di Verona e lui, pur senza conoscermi, mi telefonò subito e mi chiese di portargli i risultati di tre esami. L'ultimo, un RMN encefalo, cioè una risonanza magnetica nucleare, confermò il tumore.

Non sono mai stata particolarmente coraggiosa e solo l'idea di avere una qualsiasi malattia mi ha sempre procurato un lieve senso d'angoscia, ma questa volta non avevo paura e mi sentivo in grado di scegliere con saggezza come affrontare la situazione. Il chirurgo di Verona mi spiegò che, per la posizione molto infossata, quasi certamente il tumore avrebbe dovuto essere asportato chirurgicamente con l'apertura del cranio invece che con l'uso del Gammaknife, una macchina che poteva bombardarlo di raggi senza bisogno di operare. Per appurarlo mi restavano da fare altri esami che richiedevano il ricovero in ospedale. Pur essendo deciso a operarmi, il chirurgo di Genova al quale mi rivolsi non garantiva il risultato perché i ferri, cercando le radici, avrebbero potuto provocarmi la cecità della parte destra di entrambi gli occhi.
Fin dal primo momento ho rifiutato di considerare questo tumore una maledizione, una sfortuna o una specie di "demone": lo vedevo piuttosto come una manifestazione della mia vita che sentivo di dovere rispettare. Mi sentivo fortunata per averlo scoperto per caso e la preoccupazione per quelle radici difficili da togliere l'ho esorcizzata immaginandolo come una pallina da ping-pong con delle propaggini che si sarebbero lasciate tirar via senza problemi ed era questo che chiedevo nelle mie preghiere.
Ero entrata in ospedale senza dire niente alla mia famiglia per non spaventarla e avevo smesso di parlarne anche agli altri perché gli sguardi d'ansia e di paura che ricevevo mi facevano star male. Ne parlavo apertamente solo con la mia responsabile di gruppo e con altri tre amici praticanti che mi erano vicini e che mi sostenevano con il loro Daimoku.
Finalmente avevo il tempo di studiare! La prima settimana in ospedale l'ho trascorsa leggendo Il Nuovo Rinascimento e Buddismo e Società. Approfondivo il principio dei dieci mondi e questo mi stimolava ad affrontare un cammino di ricerca introspettiva. Scoprivo il Gosho Gli otto venti che mi insegnava che il vento dell'impermanenza alimenta la paura, il senso di precarietà, la sfiducia, la collera e che era importante, con l'aiuto della pratica, non lasciarsene condizionare. Inoltre avevo ricevuto in prestito un Gohonzon Omamori e recitare Daimoku affidando alla mia Buddità la soluzione dei miei problemi, aumentava la mia serenità e mi permetteva di far fronte alle piccole difficoltà che mi si presentavano con la consapevolezza che le avrei risolte. Temevo, ad esempio, che la decisione del chirurgo di Genova sarebbe stata unilaterale, ma lui mi stupì dandomi i risultati dei referti da far pervenire al suo collega di Verona del quale voleva conoscere il parere. Le cose si evolvevano secondo i miei desideri e sentivo che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi.
L'intervento era urgente e sarebbe dovuto avvenire immediatamente, ma mancavano pochi giorni a Natale e ottenni di trascorrere le feste fuori dall'ospedale e di essere operata ai primi di gennaio. Grazie a questo permesso, il 19 dicembre ho potuto ricevere il Gohonzon condividendo questa grande gioia con chi mi stava sostenendo.
Ho avuto paura una sola volta. È stato una domenica in cui avevo avuto un permesso dell'ospedale ed ero uscita per qualche ora. Quella mattina avevo incontrato un'amica con cui avevo un rapporto di lavoro e che era al corrente della situazione. La mia serenità la sconcertava. Non era contenta di come prendevo la cosa, e mi disse che avrebbe preferito vedermi sbattere la testa contro il muro, che almeno sarebbe stata una reazione normale!
A quel punto si è manifestato il "demone", quello vero. Quella frase era riuscita a far vacillare le mie convinzioni. Per qualche ora ho perso la mia tranquillità e mi sono chiesta con molta paura se ero diventata un'incosciente incapace di valutare la gravità di quanto mi stava succedendo. Sono grata a un consiglio sulla fede ottenuto tempestivamente che mi ha permesso in primo luogo di riconoscere questa paura e che, spingendomi a rafforzare la fede e l'amore per me stessa, mi ha fatto riprendere in mano la situazione.
Per tutto il periodo delle mie due degenze in ospedale ho continuato a ricevere benefici, e tanti erano di carattere pratico. Per fare un esempio: sapevo che dovevano rasarmi completamente la testa ma io speravo di salvare i miei capelli lunghi e il giorno prima dell'operazione, il chirurgo che mi avrebbe operato è venuto personalmente nella mia stanza e, andando contro le sue stesse convinzioni, mi ha rasato solo la parte posteriore del cranio salvando sulla cima della testa qualche ciuffo che avrebbe mascherato almeno un poco il fatto che sotto non c'era più niente. Essere qualcuno i cui desideri vengono rispettati è una cosa che soprattutto in un ospedale ti fa stare proprio bene, ed è ancora più bello scoprire che quello che ottieni lo ricevi chiedendolo solo attraverso il Daimoku.
La mia forza era tutta nella consapevolezza che recitare Daimoku armonizzava la mia vita e nel fatto che tutto quello che avevo vissuto, dal momento della diagnosi a ora, si era svolto senza intoppi lungo un percorso che, di volta in volta, rispondeva a tutti i miei bisogni consapevoli e inconsapevoli.
L'ultima cosa che ho desiderato prima dell'operazione è stata che anche i miei due chirurghi fossero calmi e sereni mentre mi ispezionavano la testa.
Il giorno dell'operazione, alle sette del mattino, mi sono lasciata scivolare nell'anestesia recitando Nam-myoho-renge kyo e alle sei del pomeriggio, quando mi sono risvegliata, stavo ancora recitando. Non avevo dolori e sorridevo quando i medici sono passati a salutarmi: l'operazione era perfettamente riuscita, tutto era stato tolto e, cosa incredibile anche per loro, le radici erano venute via praticamente da sole: proprio come avevo visualizzato.
Il mio primo pasto dopo l'intervento è stato una pasta e fagioli che vedevo benissimo!
Quando ripenso a quello che mi è successo sono consapevole del fatto che la mia è stata una doppia grande protezione perché, se non avessi scoperto in tempo quello che mi stava succedendo, oggi potrei essere cieca o peggio e, se non avessi avuto il sostegno della fede e l'appoggio di chi recitava Daimoku per me, avrei potuto morire mille volte di paura.
Sono grata alla mia vita per avermi fatto incontrare la Soka Gakkai e gli insegnamenti di Nichiren Daishonin e sono riconoscente a Daisaku Ikeda che sa trasmetterceli con un linguaggio forte, semplice e chiaro. E il Gosho Gli otto venti resta per me una guida fondamentale, perché davvero chi basa i propri pensieri e le proprie azioni sugli insegnamenti del Sutra del Loto senza lasciarsi sviare da nessuno degli otto venti può essere paragonato a una nave che solca il mare della vita tenendo saldamente la rotta.
Oggi capisco e accetto con profonda gratitudine gli insegnamenti del Buddismo che ci permettono di afferrare la verità straordinaria contenuta nella nostra vita: siamo Budda al di là dei nostri giudizi su noi stessi, e attivando la nostra Illuminazione, con la fede, con lo studio e con l'azione, possiamo percepire e utilizzare, prescindendo da ogni logica razionale, tutto il potere che essa contiene.
In questi giorni ho scoperto che la mia esperienza ha un fondamento scientifico. Le emozioni negative disturbano e influenzano il sistema immunitario: acquisendo dal primo istante la consapevolezza che la scoperta del tumore era in realtà un fatto positivo ho messo in atto una controtendenza positiva che ha influenzato l'evolversi della malattia. Impedendo, con la pratica, alla paura di entrare nella mia vita e di dominarla, ho lasciato spazio alla certezza assoluta che niente di negativo potesse accadere. Questo, insieme al fatto che non mi sono mai lamentata (come ci viene insegnato) ha fatto sì che la mia mente esprimesse solo messaggi positivi e il mio corpo ha risposto di conseguenza.
Il grande insegnamento che ne ho ricavato e che spero di riuscire a trasmettere è che la protezione non arriva a caso se siamo fortunati ma è una cosa che possiamo attivare da soli in qualsiasi condizione se seguiamo gli insegnamenti del Sutra del Loto. (G.G)
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Commenti

  1. Grazie, è una delle più toccanti e incoraggianti esperienze che abbia letto. Dentro c'è davvero tutto quello che dovremmo sempre tenere presente, appena si presenta un'avversità: fede, gratitudine, coraggio, evitando di lamentarsi e di perdere la speranza.
    Riconoscere l'attacco del demone aiuta a combatterlo e a non soccombere, attraverso la recitazione del Daimoku e la consapevolezza della nostra Buddità. Grazie infinite, davvero...:-)

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  2. Grazie sei stata veramente coraggiosa ,le tue parole arrivano al cuore grazie ancora.

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  3. Grazie ,le tue parole toccano il cuore .....grazie ancora.

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  4. meravigliosa grazie la tua esperienza è così densa semplice essenziale e forte come una roccia arriva dritta al cuore, la salverò sul mio pc , sei così di aiuto con la tua forza e la tua fede, che protezione la tua vita per gli altri GRAZIE!

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  5. Grazie grazie grazie per aver condiviso questa esperienza e aver dato coraggio ancora grazie!

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  6. Un'esperienza che sicuramente cambia la vita, in meglio...ti ammiro perchè non sò se sarei riuscita ad avere lo stesso coraggio! Ma la forza del Daimoku è immensa, tu hai messo la causa e lui tutto il resto. Ti ringrazio dal più profondo del cuore, ho scelto anch'io il Gosho degli Otto Venti, mi appartiene nel profondo. Se seguito alla lettera porta immensi benefici. Ancora grazie per l'incoraggiamento, mi associo alle altre compagne di fede nel dire che mi sono commossa!

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