La forza della solidarietà

Ripudiati e diseredati a causa della loro fede, i due fratelli Munenaka e Munenaga Ikegami, non abbandonarono mai l’insegnamento del Daishonin. La conversione del padre, seguace di Ryokan, rappresentò il premio per la loro tenacia.

La conversione dei due fratelli Ikegami, Munenaka e Munenaga, al Buddismo di Nichiren Daishonin, avvenne intorno al 1256, a opera di un loro zio, Nissho che aveva abbracciato la fede dopo aver terminato gli studi al tempio Enryaku-ji della setta Tendai sul monte Hiei. Nissho aveva convertito anche suo nipote, Nichiro, ed entrambi divennero due dei sei preti anziani discepoli del Daishonin.
Dei due Ikegami, il primo ad abbracciare l’insegnamento del Daishonin fu il maggiore, Munenaka, che insieme al fratello era ufficiale nello shogunato di Kamakura. Il padre, Y asumitsu, ricopriva un importante incarico presso l’ufficio costruzioni del governo di Kamakura ed era signore della regione di Ikegami nella provincia di Musashi (l’attuale Tokyo). Era un fervente seguace di Ryokan, il prete a capo della setta Ritsu molto influente presso i circoli politici dell’epoca e acerrimo oppositore del Daishonin. Nichiren Daishonin criticava spesso e duramente Ryokan, accusando la sua setta di deviare dagli insegnamenti buddisti e di disseminare dottrine erronee.
Nel 1275 i discepoli del Daishonin furono accusati dell’incendio che causò la distruzione del tempio di Ryokan, il Gokuraku-ji. Sembra che Yasumitsu, che aveva contribuito alla manutenzione e alle migliorie del Gokuraku-ji con denaro del governo e con grandi donazioni personali, fosse rimasto molto colpito dall’incidente. Inoltre, pare che Ryokan lo aizzasse contro i suoi stessi figli. A quel tempo Munenaka era rappresentante del padre a Kamakura e la sua fede negli insegnamenti del Daishonin doveva essere causa di non poco imbarazzo per Y asumitsu.
Il 25 marzo di quell’anno quindi, Y asumitsu si recò insieme a Munenaga a Kamakura per incontrare alcuni rappresentanti del governo e Ryokan che, oltre ad addossare la colpa dell’incendio del Gokuraku-ji ai discepoli del Daishonin, invitò anche Y asumitsu a prendere severi provvedimenti nei confronti del figlio maggiore Munenaka. Il padre cercò di portare il figlio dalla sua parte ma, dato che Munenaka restava irremovibile sulle sue posizioni, per preservare la sua posizione di potere, decise di diseredare Munenaka che, con moglie e figlio, si trasferì dallo zio Nissho. Nel Giappone del XIII secolo essere ripudiati costituiva una pena gravissima e così dovette essere per Munenaka, privato dello status e dell’eredità di primogenito. Munenaga sostituì il fratello come rappresentante di Yasumitsu a Kamakura, ma anch’egli doveva far fronte alle pressioni del padre affinché abbandonasse la fede. Fu in quelle circostanze che il Daishonin gli inviò Lettera ai fratelli, desiderando che la leggessero entrambi. Li incoraggiava con fermezza a perseverare nella pratica, nonostante l’opposizione del padre: «Voi due avete continuato ad aver fede nel Sutra del Loto e perciò potete liberarvi delle gravi colpe commesse in passato. Forgiando il ferro, tutti i difetti vengono in superficie. Una roccia messa sul fuoco si ridurrà in cenere, mentre l’oro diverrà oro puro. Proprio questa persecuzione proverà la sincerità della vostra fede e le Jurasetsu (le dieci dee) del Sutra del Loto vi proteggeranno [...] Ogni debolezza sarà causa di rimpianto. [...] In genere è dovere del figlio obbedire ai genitori, però sulla strada della Buddità non obbedire loro può essere la vera devozione filiale» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pagg. 112-115).
«Per chi abbraccia la Legge mistica – ha detto Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale – sfidare e superare enormi difficoltà porta a manifestare il proprio karma. In altre parole, affrontare i problemi è una possibilità che abbiamo per cambiare il nostro destino. La vittoria mostrerà quanto è sincera la nostra fede. Dobbiamo ricordare l’ammonimento del Daishonin, secondo il quale “ogni debolezza sarà causa di rimpianto”. Il punto cruciale è avere un’assoluta fiducia nel grande potere del Gohonzon, in grado di farci superare qualsiasi ostacolo incontriamo. Questo punto dovrebbe essere compreso profondamente e trasformato in azione».
Il Daishonin incoraggiava i due fratelli anche a continuare nel sostenersi reciprocamente: «Quando vostro padre ripudiò Munenaka, mi aspettavo che Munenaga non si sarebbe schiera- to con suo fratello, rendendo ancora più difficile la riconciliazione fra il padre e Munenaka. Però, se è vero ciò che mi ha detto Tsuruo, voi siete in perfetto accordo. Questa è una notizia veramente sorprendente [...] Potrà mai esserci una storia meravigliosa come la vostra? [...] Ora voi due fratelli siete come l’eremita e il suo discepolo, se uno dei due manca, entrambi non riuscirete a ottenere la Buddità. Siete come le due ali di un uccello o come i due occhi di un uo- mo» (Ibidem, pagg. 116-120).
Dopo un anno circa, Yasumitsu decise di accogliere nuovamente Munenaka in famiglia e Shizu, la moglie di Munenaga, volle portare la no-tizia al Daishonin, a Minobu. Y asumitsu diede il suo assenso al viaggio, mettendole a disposizione an- che una nutrita scorta. Il Daishonin espresse il timore che Y asumitsu e Munenaka venissero di nuovo ai ferri corti e che Munenaga rinunciasse alla fede.
Munenaka si trasferì a Ikegami con la famiglia, ma la riconciliazione ebbe vita breve. Un giorno si accorse che Ryokan stava uscendo dalla casa del padre. Scoperto, il prete lasciò cadere un tintinnante sacchetto pieno di monete d’oro e d’argento, evidente dono di Y asumitsu. Munenaka allora pregò il padre di non donare più soldi a Ryokan, ma fu nuovamente scacciato dalla famiglia e dalla residenza di Ikegami.
Di nuovo il Daishonin incoraggiò Munenaga a non lasciarsi tentare da tale improvviso colpo di fortuna. Nella lettera I tre ostacoli e i quattro demoni (scritta nel novembre 1277), espresse la sua profonda preoccupazione circa la possibilità che Munenaga rinunciasse alla fede per ingraziarsi il padre ed ereditarne le proprietà: «Recentemente tuo fratello maggiore è stato di nuovo ripudiato da tuo padre. Ho detto a tua moglie, quando è venuta a trovarmi qui, che sarebbe stato certamente ripudiato un’altra volta, e che, siccome la tua fede era molto instabile, essa doveva essere preparata al peggio. Questa volta sono sicuro che abbandonerai la tua fede. Non ho la minima intenzione di rimproverarti per questo. Così come tu non dovrai rimproverare me, Nichiren, quando sarai caduto nell’Inferno. [...] Tuo padre sembra essere diventato nemico del Sutra del Loto, mentre tuo fratello diventerà ora uno dei suoi seguaci. Tu, che pensi solamente ai tuoi interessi immediati, obbedirai a tuo padre e perciò la gente illusa ti loderà per la tua devozione filiale» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pagg. 126-127).
Sembra che Munenaga diede ascolto all’avvertimento, insistendo affinché il fratello venisse reintegrato in famiglia e cercando di convertire il padre. Con grande sorpresa Y asumitsu ristabilì Munenaka quale erede naturale e, nel marzo del 1278, si convertì al Buddismo di Nichiren Daishonin.
Quattro anni dopo, nel settembre del 1282, Nichiren Daishonin, afflitto da una grave forma di diarrea, era in viaggio diretto a una sorgente d’acqua calda presso Hitachi, ma la gravità delle sue condizioni lo costrinsero a fermarsi proprio presso la residenza degli Ikegami. I suoi discepoli più vicini si riunirono nel palazzo degli Ikegami, dove il Daishonin poco prima di morire tenne la sua ultima lezione sul Rissho ankoku ron. (liberamente tratto dalla rivista UK Express)

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