Il Sutra del Loto #181 #1/3

Il Budda eternamente dotato dei dieci mondi

Come ho già detto, il Jigage spiega questioni che riguardano il Budda stesso. Tuttavia il presidente Toda, sottolineava spesso che il testo si può leggere in due modi.
Letteralmente «Da quando ottenni la Buddità (ji ga toku bur-rai)» significa “da quando Shakyamuni diventò Budda”, ma se lo si interpreta dal punto di vista del suo significato implicito, esso assume un valore molto più profondo.
Riguardo all’ espressione “ottenni la Buddità”, il mio maestro spiegò: «Lo stato di Buddità non è qualcosa che ci viene dall’esterno; questo brano descrive chiaramente la funzione del Budda che scaturisce dalla nostra stessa vita».
In altre parole, secondo un’interpretazione letterale, questo brano refuta il punto di vista secondo cui Shakyamuni ottenne l’Illuminazione per la prima volta durante la sua vita in India e chiarisce invece che egli aveva raggiunto la Buddità nel remoto passato, ribadendo così che la vita del Budda è eterna.
Ma, alla luce del suo significato è implicito, esso ci insegna che la vita di tutte le persone è eternamente dotata dei tre corpi, o proprietà illuminate, del Budda.
Nell’Ongi kuden (Raccolta degli insegnamenti orali) Nichiren Daishonin indica che questo brano «si riferisce ai tre corpi di un Budda» (Gosho zenshu, pag. 756). Infatti descrive i tre corpi che sono la vita fondamentale del Budda ed indica che, sin dal passato senza inizio di kuon ganjo, anche le nostre vite sono state dotate di questi tre corpi. Questo è il significato del brano nel Buddismo del Daishonin.
Secondo la visione dell’eternità della vita esposta nel capitolo Juryo, sia il mondo di Buddità che gli altri nove mondi sono inerenti alla vita e simultaneamente presenti in essa. Il Daishonin interpreta ji ga toku bur-rai come «Il Budda dotato sia dei nove mondi che della Buddità è venuto (in questo mondo)» (Gosho zenshu, pag. 756).
Dal punto di vista del significato implicito del brano, il Budda che raggiunse l’Illuminazione nel remoto passato non “diventa” un Budda perché ha sradicato i nove mondi, bensì possiede simultaneamente questi ultimi e il mondo di Buddità. Ciò si definisce “eternamente dotato dei dieci mondi”.
“Eternamente dotato” significa che possiede originariamente o inerentemente l’essenza originale della vita «che non è stata né creata, né trasformata, ma che esiste come ha sempre fatto» (Gosho zenshu, pag. 759). Questo si definisce anche kuon o “non creato”, il vero aspetto originale della vita così com’è.
Manifestare questa essenza della vita che esiste così com’è significa sviluppare e utilizzare appieno il potenziale inerente alla nostra esistenza.
Per chiarire: dopo un inverno rigido, spuntano presto nuovi germogli, che crescono poi rapidamente al sole del mattino. Non c’è nulla di indeciso o vago nel loro apparire, nessun capriccio o ambiguità nella loro essenza. Senza mai ostinarsi o diventare inflessibili, continuano a vivere sinceri con se stessi, fino a raggiungere una splendida armonia con tutto ciò che li circonda.
Questa è la condizione descritta dall’autore francese Romain Rolland (1866-1944) nella frase «Ho realizzato il mio obiettivo, diventare padrone di me stesso! Quale possesso si potrebbe paragonare a questo?».
Noi che abbiamo incontrato la Legge mistica possiamo fare ancora di più: aprire il nostro “io originale” e far risplendere eternamente la nostra vita. Che beneficio immenso è questo!
Non dimenticherò mai la spiegazione che il presidente Toda diede di questo brano del Jigage. Fu una lezione straordinaria. (continua)
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