Il Sutra del Loto #179

Il Jigage rappresenta l'Io

Dire che ogni carattere è un Budda significa che il Jigage esprime la vita del Budda nella sua interezza. Nell’Ongi kuden (Raccolta degli insegnamenti orali) Nichiren Daishonin afferma: «Il Ji (sé) di ji ga toku burrai (da quando ottenni la Buddità) rappresenta l’inizio, mentre shin (corpo) di soku joju busshin (acquisire rapidamente il corpo di un Budda) rappresenta la fine. In altre parole, il Jigage dall’inizio alla fine spiega l’io [poiché Ji più shin forma “se stesso”] (Gosho Zenshu, pag. 759).
In altri termini, il Daishonin insegna che il Jigage dall’inizio alla fine spiega l’io del Budda cioè la sua vita, e che il corpo del Jigage fra le parole Ji e shin significa le azioni e la condotta del sé. Così l’Ongi kuden dice: «Il Jigage rappresenta il corpo che riceve e adopera liberamente” o il “corpo di infinita gioia”» (Gosho Zenshu, pag. 759).
Il corpo, o sé, che “riceve e adopera liberamente” significa comprendere che l’intero universo è il sé e “riceve e adopera liberamente” il potere della Legge mistica, sorgente della vita universale. Il Daishonin indica così che il Jigage esprime lo stato vitale di assoluta libertà dello stesso Budda originale. Questa sezione spiega lo stato vitale vasto ed eterno di indistruttibile felicità, libero da ogni ostacolo, che continua ad agire liberamente e gioiosamente per tutto l’universo.
Il “corpo che riceve e adopera liberamente” allude anche all’aspetto normale del Budda, la forma delle persone comuni, diversa da quella del Budda che assume augusti attributi. Il presidente Toda diceva che il Jigage «è la scrittura dello stesso Budda e quella di noi stessi». Potremmo dire che è una poesia di lode del “grande io”, che canta lo stato vitale totalmente libero di questo “io”. Dice il Daishonin: «L’esempio di una persona rappresenta la verità imparziale inerente in ogni essere umano» (Gosho Zenshu, pag. 564). Il Jigage celebra l’io del Budda originale di kuon ganjo e loda al tempo stesso i nostri “io”.
«Canto il sé». Con queste parole, Walt Whitman, poeta del popolo americano, inizia il suo poema per l’umanità, Foglie d’erba. Whitman, con parole piene di forza e convinzione, canta:

In ciascuno ritrovo me stesso, nessuno maggiore,
nessuno minore d’un solo chicco d’ orzo...
so d’essere sano e robusto...
so che sono immortale...
so di essere augusto...
esisto come sono, e ciò è sufficiente.

Anche Whitman colse una luce nobile e sacra nell’ essere umano, nell’io. Il suo spirito è in sintonia con quello del Jigage. Il Buddismo insegna il sentiero seguendo il quale tutti possono prendere coscienza del proprio “grande io”. Poco dopo aver cominciato il “viaggio di propagazione”, Shakyamuni gridò a un giovane incontrato nella foresta: «Cerca te stesso!», «Conosci il tuo vero io!», «Comincia a scavare proprio ai tuoi piedi!». È lì che stanno la sorgente della felicità e il sentiero della speranza. Per questo il presidente Toda incoraggiava le persone dicendo: «Vivi la tua vita», «Vivi sincero con te stesso».
«Che soffriate per la povertà o per il fallimento negli affari, o siate infelici per le liti in famiglia, o vi siate fatti male inciampando in un braciere, tutte queste sofferenze sono comunque la vostra vita. Sono manifestazioni di quel fenomeno vivente che è il vostro io. Guardando alle cose in questo modo, vediamo che tutti i fatti dell’ esistenza quotidiana sono cambiamenti nella nostra vita. L’importante, quindi, è cercare di provocare più cambiamenti positivi e non smettere mai di sforzarsi per creare la felicità. Così la chiave è vivere sinceri con voi stessi... O meglio, dovete rendervi conto che essere sinceri con voi stessi è il solo modo di vivere. Basarsi sugli altri e sulle circostanze, pensando sempre “Andrebbe tutto bene se solo quella persona facesse così e così...” oppure “Se solo il mondo fosse così, allora sarei felice” è un errore, vero?».
Dovunque andiamo, non possiamo mai scappare da noi stessi. Felicità e sofferenza, ogni cosa nella vita è contenuta nella singola parola “se”. In conclusione, vittoria o sconfitta dipendono dal disciplinare e rendere degna questa cosa inevitabile chiamata “io”.
Non si deve avere un io debole, che sia sospinto di qua e di là a seconda della direzione del vento. Invece, una persona capace di distinguere a fondo il vero e il falso, e dotata di un solido io, non sarà sviata da pettegolezzi ed eresie.
Dobbiamo sviluppare un io forte. Il Jigage esalta la meraviglia e la grandezza del vero io, dell’ io che comprende «Sono sempre stato un Budda!». L’anno scorso, quando visitai il Nepal, parlai con i bambini di un villaggio presso Katmandu, da cui si godeva una bella vista dell’Himalaya. Erano bimbi intelligenti e vivaci, i cui visetti e i cui occhi irradiavano luce. Dissi loro: «Il Budda crebbe ai piedi dell’ Himalaya e cercò di diventare grande come quelle montagne. Coltivò la propria vita per diventare grande e vittorioso».
«Costruisci un io maestoso come l’Himalaya!» Questo è lo spirito del Buddismo. Tutti possiamo sviluppare un io vincente.
Quest’anno, cantando allegramente il “poema della vita”, avanziamo degnamente per migliorare la nostra vita, per la felicità degli altri, e per la pace nel mondo. Le nostre azioni sono un grande poema di lode per il sé che risplende in eterno lungo le tre esistenze.
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