Il mio riflesso sul mondo


In un secondo si sciolse tutta la rabbia che avevo provato fino a quel momento e con voce calma riuscii a incoraggiarla e a farle sentire che non doveva avere paura, io ero accanto a lei.

In questi cinque anni di pratica buddista ho realizzato tante esperienze, a partire dal lavoro, per arrivare fino ai sentimenti e alla famiglia; due aspetti che ho scoperto essere molto in relazione tra loro.
Il modello di vita familiare ricevuto non era mai stato esempio d'armonia e le liti fra i miei genitori erano frequenti. Mi sentivo a disagio con il mio ambiente e insicura delle mie scelte e di conseguenza avevo difficoltà nei rapporti con gli altri. Mi ponevo molti limiti e quindi non riuscivo mai a portare avanti quello che iniziavo: alle prime difficoltà, mi sentivo incompresa e quindi lasciavo le persone alle mie spalle, vivendo questo "abbandono" come una sorta di karma immutabile da accettare.
Dopo circa un mese che praticavo questo Buddismo, Silvia, una delle mie migliori amiche, mi chiese di accompagnarla a una riunione e cominciò a praticare. Dopo circa nove mesi, senza alcuna ragione apparente, ci allontanammo l'una dall'altra e lei, per quanto ne sapevo, aveva smesso di praticare. Mi sentii nuovamente abbandonata, ma, come mio solito, non feci niente per recuperare questo rapporto.

Facevo molta attività buddista e questa divenne il centro della mia vita. Subito dopo aver ricevuto il Gohonzon, mi fu affidata la responsabilità di gruppo. Sul piano sentimentale avevo sempre qualche problema che mi portava a chiudere le relazioni, senza ovviamente capirne la ragione profonda. Dopo circa un anno, mi trovai ad avere dei problemi anche con Martina, la mia corresponsabile. Andammo insieme, più volte, davanti al Gohonzon, decise entrambe a vincere, anche se avevamo sollevato fra noi un muro che sembrava insormontabile. Ognuna delle due, in quel momento, vedeva solo dove l'altra sbagliava, ma continuando a recitare Daimoku insieme ognuna di noi trovò la "causa interna" della propria sofferenza e in un attimo, quel muro davanti ai nostri occhi, si sgretolò completamente. Ancora oggi facciamo attività insieme e la nostra amicizia è veramente profonda.
Questa esperienza mi fece capire che il problema era nella mia vita: la poca fiducia in me stessa mi portava a non avere rispetto degli altri e a non assumermi la mia parte di responsabilità nei rapporti.
Fui anche "costretta" a rendermi conto che finivo sempre per coinvolgermi in relazioni sentimentali con uomini sposati o già impegnati. Ogni volta mi trascinavo in rapporti che difficilmente avrebbero potuto contare su un futuro "insieme": come potevo pensare di diventare una persona felice? Recitai tanto Daimoku e, diventando sempre più consapevole della sfiducia totale che qualcuno potesse amarmi sul serio, mi resi conto che ero io la prima a non saperlo fare. Decisi con coraggio e con dolore di affrontare la situazione con l'uomo sposato con cui avevo una relazione in quel momento, senza ascoltare le mie paure. Fu molto dura, perché ovviamente questa persona mi piaceva molto e inoltre non gradivo per niente l'idea di rimanere da sola, ma sentivo che vincere sulle mie paure era una causa di profondo rispetto nei confronti della mia vita. Decisi che, se sceglievo di comportarmi come avevo sempre fatto, le cose sarebbero andate esattamente come ogni volta in passato; se invece sceglievo una risposta diversa, magari forse qualcosa sarebbe cambiato. E così lo lasciai. Da quel momento mi sono sentita più forte.
Intanto, in quel periodo, i rapporti con i miei genitori erano peggiorati. Ogni volta che parlavo con mia madre, che soffre di schizofrenia, provavo nei suoi confronti rabbia e rifiuto. La mia mente cercava tutti i possibili modi per evitare di affrontare il problema. Al tempo stesso stava affiorando nuovamente in me il forte desiderio di trovare un compagno, ma la risposta dell'ambiente contribuiva solo a farmi sentire ancora più infelice; come mi avvicinavo a un uomo, finivo sempre per sentirmi ancora più sola. Decisi di parlarne con una persona con più esperienza nella fede che mi fece riflettere profondamente sull'importanza di ricercare la felicità assoluta, e che sarebbe stata questa a chiamare la felicità relativa, e non viceversa.
Partecipai poi a un corso al Centro europeo di Trets e recitai, ovviamente, tantissimo Daimoku. La recitazione ci aiuta a vedere la realtà delle cose e a non cadere nelle illusioni, ma il resto lo può fare solo il nostro coraggio e la nostra determinazione di vincere. Anche il presidente Ikeda ci ricorda sempre che senza coraggio non si può diventare felici. Dopo l'esperienza di Trets, tornata a Firenze con uno stato vitale altissimo, mi dedicai all'attività buddista e a me stessa con nuova energia, decisa a darmi valore e a credere in un futuro che, in quel momento, era difficile anche solo intravedere.
Decisi di affrontare la sofferenza che provavo verso la mia famiglia. Mio padre mi aveva educata e cresciuta in maniera molto rigida, usando spesso la violenza in risposta al mio atteggiamento ribelle; mia madre, con il suo stato di perenne sofferenza, era da sempre causa di insicurezza nella mia vita. Tutto questo io non lo volevo più. Cominciai a dedicare Daimoku ai miei genitori e mi sforzavo, ogni giorno, di cambiare le mie reazioni di fronte a loro. Cercavo di trasformare il mio atteggiamento aggressivo in un atteggiamento comprensivo. All'inizio, mi sentivo imbranata e per niente a mio agio. Era uno sforzo enorme, ma mentre lo facevo mi resi conto che tutto dipendeva da me, non da loro. La loro vita e quello che loro erano non lo potevo cambiare, ma potevo cambiare io la mia sofferenza, trasformando in compassione la rabbia che portavo nel cuore. La rabbia che dimostravo, infatti, veniva dall'attribuire a loro le colpe della mia incapacità di gestire la mia vita. Ora però, cominciavo a vedere le cose in maniera diversa.
In quel periodo, per aiutarmi ulteriormente in questo "allenamento", decisi di affrontare un'ulteriore sfida: iscrivermi alla Misericordia per frequentare un corso per l'abilitazione al servizio di soccorso sulle ambulanze per poter affiancare il medico nel soccorso di emergenza. È un'attività di volontariato che mette continuamente di fronte alla sofferenza delle persone e questo mi ha aiutata a tirare fuori coraggio e compassione. Sostenere e incoraggiare chi ha bisogno, mi ha aiutata ancor più a capire quanto dedicare la propria vita agli altri è fonte di crescita e arricchimento.
Quando avevo studiato per dare l'esame di Buddismo, avevo appreso quanto Nichiren Daishonin sottolineasse l'importanza di trovare dentro noi stessi compassione e gratitudine per i propri genitori, ma nella mia esperienza diretta era sempre stato più facile provare certi sentimenti verso persone estranee che non verso la mia famiglia.
Un giorno, mia madre cadde in una delle sue depressioni e cominciarono a manifestarsi le sue manie di persecuzione. L'allenamento, costante e giornaliero che avevo fatto con la recitazione di Daimoku mi permise di affrontare questa situazione e si rivelò essere bagaglio di forza; mentre guardavo mia madre, sentivo crescere una compassione profonda per quella sofferenza che annientava completamente la sua stabilità e lucidità; in un secondo si sciolse tutta la rabbia che avevo provato fino a quel momento e con voce calma riuscii a incoraggiarla e a farle sentire che non doveva avere paura, io ero accanto a lei. L'abbracciai e con quell'abbraccio cercai di trasmetterle tutta la mia "fede" e il mio amore per lei. Non è facile spiegare la sensazione che si prova quando avviciniamo il cuore a quello dei nostri genitori, ma credo che si possa definire come aprire la propria vita all'universo che la contiene.
A dicembre dello stesso anno, con mia grande gioia, io e Silvia ci siamo ritrovate. È stato come se fosse passato un solo giorno e adesso sento la nostra amicizia ancora più forte che in precedenza. Non ha ricominciato a praticare il Buddismo, ma so che la mia vicinanza non è un caso per la sua vita e io continuo a recitare Daimoku per la sua felicità, come ho sempre fatto.
Più volte, pur lottando, nell'ambito sentimentale mi sono trovata nuovamente di fronte a uomini che mantenevano la loro distanza nel rapporto, ma nel corso del mio cammino di fede, qualcosa era cambiato. Mi sentivo libera dall'attaccamento e quindi non soffrivo più se le cose non andavano come potevo sperare; sentivo di essere io finalmente a scegliere, sempre più sicura di quello che volevo e sempre più fiduciosa che un giorno lo avrei trovato. Da qualche tempo ho incontrato Francesco, una persona con la quale è nato spontaneamente un buon rapporto di fiducia e amore e con lui mi sono sentita subito a mio agio. Con il mio compagno mi ritrovo spesso ad affrontare i "demoni" che arrivano dal mio passato. La paura e l'insicurezza non hanno abbandonato, del tutto, la mia vita. Lotto con quel modello sbagliato d'amore finora vissuto, che mi porta a distruggere l'armonia che ho intorno. In fondo il Buddismo ci spiega che la vita è una battaglia costante tra oscurità e Illuminazione. E in questa battaglia sento crescere dentro di me, per la prima volta, la voglia concreta di costruire una famiglia felice che contribuisca alla realizzazione di kosen-rufu. (E.G)

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