Verso un mondo senza armi nucleari

di Daisaku Ikeda

Gridare no alla guerra e alle armi nucleari non significa essere troppo emotivi, né vuol dire autocommiserarsi: è la massima espressione della ragione umana, basata su un saldo impegno in difesa della dignità della vita.

Un primo passo cruciale per cominciare a liberare il mondo dalle armi nucleari è promuovere il prima possibile un vertice Usa-Russia sul disarmo nucleare.

Lo scorso anno, il neopresidente Usa Barack Obama aveva dichiarato in campagna elettorale: “Dobbiamo lavorare con la Russia per mettere fine allo stato d’allerta per i missili balistici russi e americani; per ridurre drasticamente le nostre scorte di armi e materiale nucleare”.

Nel frattempo, il presidente russo Dmitry Medvedev aveva sottolineato lo scorso ottobre “l’estrema importanza” attribuita dal suo governo all’intenzione di concludere un nuovo accordo russo-americano legalmente vincolante per rinnovare lo Start 1 (Strategic Arms Reduction Treaty), che scadrà il prossimo dicembre.

È fondamentale che i capi di stato dei due paesi conducano un dialogo franco e diretto per l’avanzamento del programma di disarmo: solo Usa e Russia possiedono infatti il 95 per cento dell’intero arsenale nucleare mondiale, e la ripresa del dialogo bilaterale sul disarmo nucleare ha un enorme significato.

I due paesi hanno un’opportunità storica di mostrare una forte leadership, stabilendo obiettivi specifici in vista della riduzione delle testate nucleari per rinnovare lo Start 1, garantendo un rigoroso regime di verifica, e avviando dei colloqui per un Trattato sulla cessazione della produzione di materiale fissile (Fissile Material Cut-off Treaty, FMCT). È inoltre fondamentale che gli Usa ratifichino il Trattato sul divieto totale di sperimentazione nucleare (Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty, CTBT).

Non dobbiamo mai dimenticare che il Trattato di non-proliferazione nucleare (NPT) non dà diritto ai cinque stati in possesso di armi nucleari di mantenere il proprio status ‘speciale’ per un periodo di tempo indefinito. Per sviluppare un consenso Usa-Russia, bisognerebbe convocare regolarmente un vertice per il disarmo nucleare tra i cinque stati con la partecipazione del segretario generale Onu, per disegnare una roadmap di misure specifiche e poter adempiere agli obblighi sul disarmo secondo l’Articolo VI dell’NPT.

È fondamentale uno sforzo di buona volontà da parte degli stati dotati di armi nucleari, se vogliamo recuperare la fede nel Trattato NPT. Solo allora sarà possibile conquistare la fiducia di tutte le nazioni al di fuori del regime dell’NPT, e ottenere la promessa di congelare e smantellare i programmi di sviluppo di armi nucleari.

Oltre a questi passi, la società globale, attraverso le Nazioni Unite, dovrebbe fare pressioni per una Convenzione sulle armi nucleari (Nuclear Weapons Convention, NWC) - un divieto totale delle armi nucleari, incluso lo sviluppo e la sperimentazione. Il solo modo efficace per proteggerci dalla minaccia di queste armi è abolirle nell’ambito di una struttura legale in grado di assicurare che non vengano mai più prodotte.

Un modello di NWC è già circolato come documento Onu: in un’iniziativa senza precedenti, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha fatto sentire la propria voce, sollecitando i governi a prendere in considerazione una possibile Convenzione di questo tipo.

Il sostegno pubblico per l’abolizione del nucleare acquista sempre più slancio: un sondaggio condotto nel 2008 in 21 paesi, compresi gli stati dotati di nucleare, ha mostrato che in media il 76 per cento degli intervistati era favorevole ad un accordo internazionale per l’eliminazione delle armi nucleari. Questo è di estrema importanza, in quanto è proprio il forte sostegno di base della società civile che ha guidato le innovative campagne sul Trattato di messa al bando delle mine nel 1997 e la Convenzione sulle munizioni cluster del 2008.

È necessario che i popoli del mondo si uniscano in solidarietà per “prendere d’assedio” l’idea stessa di armi nucleari. Anche l’appello “Global Zero” lanciato nel dicembre 2008 è incentrato sulla mobilitazione su un’ampia base dell’opinione pubblica mondiale per ottenere l’eliminazione di queste armi terribili.

Nel 2007, la Soka Gakkai International (SGI), un movimento di base buddista internazionale, ha avviato una campagna per il Decennio dell’abolizione del nucleare, con la creazione di un DVD in cinque lingue che documenta le esperienze dei sopravvissuti alla bomba atomica. Radicati nell’impegno per la sicurezza umana, continueremo a diffondere il nostro appello in collaborazione con altre Ong attive nel campo del disarmo.

Da oltre mezzo secolo, la SGI si batte per l’abolizione del nucleare. Il movimento, nato in Giappone, il primo paese ad aver sperimentato pienamente gli orrori delle armi nucleari, si basa sulla convinzione che esse siano la manifestazione degli impulsi più oscuri della natura umana, un male assoluto che minaccia il nostro diritto collettivo alla vita e mina il concetto stesso di dignità umana.

Abbiamo bisogno di una rivoluzione delle coscienze a livello più profondo - che sia in grado di risvegliare la nostra umanità - se vogliamo sfidare e sconfiggere il mito che la sicurezza possa essere costruita sulla minaccia della distruzione di massa, e forse della distruzione reciproca.

Il percorso appare lungo e scoraggiante, ma dobbiamo ricordare che ogni passo coraggioso può portare ad un processo di trasformazione, e alla fine cambiare il corso della storia. Mi appello ai popoli di tutto il mondo perché facciano sentire la loro voce contro le armi nucleari, per aprire un dialogo corale di pace che possa caratterizzare la nostra era. Questa è la strategia più sicura, il cammino più autentico verso la pace.
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