Il Sutra del Loto #171

Busazenen. Shishikamin. I doku sho chu. Shin kai tendo. Sui ken ga ki. Gushak-kuryo. Nyo ze ko yaku. Ni fu ko buku. Ga kon to setsu hoben. Ryo buku shi yaku. Soku sa ze gon. Nyoto to chi. Ga kon sui ro. Shi ji i shi. Ze ko ro-yaku. Kon ru zai shi. Nyo ka shu buku. Mottsu fu sai.

Allora il padre pensa: «Miei poveri figli! Il veleno li ha colpiti ed ha completamente sconvolto le loro menti. Sebbene siano felici di vedermi e mi chiedano di curarli, rifiutano di prendere questa squisita medicina che offro loro. Ora devo usare alcuni mezzi per fargliela prendere». Così dice loro: «Figli, ascoltatemi. Sono vecchio e debole, la mia vita si avvicina alla fine. Adesso lascio questa buona medicina qui per voi. Dovreste prenderla e non preoccuparvi se vi curerà o meno».

Vedendo che i figli rifiutano categoricamente di bere la medicina, il padre pensa: «Poveri figli miei!».
Sono parole estremamente commoventi che trasmettono l’immensa compassione del Budda nel cercare di condurre ognuno, senza eccezione, alla felicità. Tuttavia il padre non cerca di costringerli a bere la medicina.


Le “storture” che si annidano nel profondo dei cuori delle persone non si possono cambiare con la costrizione. È importante che le persone prendano la medicina spontaneamente, perché in tale azione è già presente la “visione corretta” e libera da distorsioni della propria condizione.
Il padre, animato da una compassionevole preoccupazione per i figli, ma anche dal desiderio che essi decidano da soli di fare uno sforzo, invece di costringerli, fa uso della sua saggezza per indurli a prendere la medicina spontaneamente.
«Come posso far sì che decidano di berla?» egli si domanda. «Userò un espediente».
L’espediente consiste nell’annunciare che morirà presto. Il padre dice loro: “Sono diventato vecchio e debole, e presto dovrò morire. Vi lascio qui la medicina perché la beviate. Non dovete temere che essa non curi le vostre sofferenze. Senza dubbio esse guariranno.” Poi parte e invia qualcuno ad annunciare la sua morte.
Il padre non è veramente morto; ha solo fatto in modo che i figli lo credessero. Così facendo, combatte la loro tendenza a dipendere dal padre, correggendo le loro storture interiori.
L’espediente o mezzo, come ho già ripetutamente spiegato, è espressione della compassione del Budda. Se il Budda fosse sempre presente nel mondo, le persone ne diventerebbero dipendenti. In tali circostanze, egli non potrebbe realizzare l’obiettivo di innalzarle alla sua stessa condizione vitale. Così il Budda risveglia una immensa compassione e, come estremo espediente, finge di morire.
Ad un primo livello la frase «Lascio qui per voi questa buona medicina» si riferisce a Shakyamuni che lascia il Sutra del Loto per tutte le persone del mondo dopo la sua morte. Cosa indica questo brano dal punto di vista del Buddismo del Daishonin?
Nell’Ongi kuden Nichiren Daishonin afferma: «“Io lascio questa” significa che essa è per le persone dell’Ultimo giorno della Legge. ‘Qui’ significa la nazione giapponese nel continente di Jambudvipa» (Gosho Zenshu, pag. 756). Egli descrive il Giappone come un paese pieno di “icchantika” (persone di incorreggibile miscredenza) (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 79). Il Daishonin apparve dunque in una terra di persone di incorreggibile miscredenza, e lasciò in eredità alle persone dell’Ultimo giorno la grande legge di Nam-myoho-renge-kyo.
Riguardo alla frase “dovreste prenderla e non preoccuparvi che non vi curi” il Daishonin dice che “voi” indica tutte le persone dell’Ultimo Giorno e “prendere” significa abbracciare Nam-myoho-renge-kyo e recitare Daimoku. Egli afferma: «Dal momento in cui la inghiottiamo saremo eternamente dotati dei tre corpi illuminati. Guariremo così dalla malattia dell’[attaccamento al] l’idea che il Budda ottenne l’Illuminazione per la prima volta in questa vita sotto l’albero di bodhi» (Gosho Zenshu, pag. 756). Fintanto che crediamo in una separazione tra il Budda e le altre persone, non possiamo riconoscere l’incredibile vita che esiste dentro di noi. La Legge mistica è il grande insegnamento che permette di comprendere che ogni persona è fondamentalmente un Budda. Quando l’immensa vita del Budda si manifesta dentro il nostro essere, tutte le nostre sofferenze spari- scono come rugiada mattutina ai raggi del sole.
Quando ciò accade, siamo nello stato di «non preoccuparci che non ci curi». Non dobbiamo preoccuparci di niente. Sicuramente diventeremo felici. Questo è ciò che dichiara il Budda.
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