Il Sutra del Loto #170

Vera mente è la mente che crede nella legge mistica

Tra i figli intossicati, alcuni non avevano ancora perso la ragione. Questi ultimi, rendendosi conto del bel colore e del buon profumo della medicina che il padre aveva preparato per loro, la bevono senza esitare, e la loro malattia guarisce immediatamente.
Il Daishonin dice: «“Mente” significa fede nel Sutra del Loto» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 108) e parla della «Buddità che è la vera mente delle persone» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 108). “Vera mente” non è altro che la natura di Budda. Le persone, seppur travagliate da diverse illusioni, possono credere nel Sutra del Loto proprio perché, nel profondo della loro vita, posseggono la natura di Budda.
La parabola prosegue spiegando la situazione dei figli che hanno perso la ragione. Anch’essi sono immensamente felici di veder tornare il padre e lo pregano di curarli, ma quando viene loro offerta la medicina ideale non sanno decidersi a berla perché il veleno è penetrato profondamente in loro e hanno perso la lucidità.
In altre parole, a causa di illusioni radicate profondamente, il potere della natura di Budda non si può manifestare. Pur cercando la felicità e, sebbene la causa fondamentale per ottenerla sia proprio davanti ai loro occhi, essi non riescono a comprenderlo.


Incapaci di riconoscere la “medicina di colore e profumo eccellenti” per ciò che è, sospettano invece che sia cattiva. Non solo non riescono a credere nella Legge mistica, ma addirittura la respingono con decisione. Essi sono indubbiamente “persone distorte” che confondono bene e male, vero e falso.
Nell’Ongi kuden (Raccolta degli insegnamenti orali) Nichiren Daishonin dice: «Il veleno è penetrato profondamente» descrive lo stato di chi ha forti attaccamenti emotivi nei confronti delle ingannevoli dottrine degli insegnamenti provvisori. Di conseguenza non può credere ed accettare la medicina estremamente benefica del Sutra del Loto» (Gosho Zenshu, pag. 755).
«Forti attaccamenti emotivi nei confronti delle ingannevoli dottrine degli insegnamenti provvisori» indica i giudizi e il comportamento distorto di chi, attaccato agli insegnamenti inferiori, critica quelli superiori.
Più in generale descrive il comportamento di coloro che dimenticano lo spirito di automigliorarsi e rimangono attaccati ad un modo di vivere superficiale, criticando per di più chi vive onestamente e con aspirazioni elevate.
Josei Toda disse a proposito della parabola del bravo medico: «Quando leggiamo per la prima volta questo brano, esso sembra descrivere l’epoca di Shakyamuni ma, se lo studiamo attentamente, scopriamo che le sue parole profetiche sono indirizzate a quest’epoca dell’Ultimo giorno della Legge».
Questo brano del sutra è senz’altro illuminante sulle condizioni assurde in cui versa l’odierna società giapponese. Sebbene le persone cerchino la cura, alla fine rifiutano la medicina. Nel profondo del proprio cuore ognuno desidera vivere onestamente ma nello spirito umano il “potere del bene” - cioè onestà, coraggio, benevolenza e saggezza - si è andato indebolendo.
Questo perché la società manca di una solida filosofia. E, di conseguenza, nelle persone il senso dei valori è instabile ed esse confondono bene e male, vero e falso, egoismo e generosità, elevato e vile.
L’illusione che le circostanze favorevoli possano durare all’infinito nel Buddismo viene definita le “quattro opinioni errate”, in riferimento alla visione di eternità, felicità, vero io e purezza che ha chi vive inseguendo solo il piacere. È la visione superficiale di chi è convinto che il piacere del momento, il denaro e la fama “dureranno per sempre”, che sono “divertenti” e che vivere così è “meraviglioso” e significa “essere se stessi”.
Per chi è intrappolato in questo modo di pensare, Shakyamuni ha esposto dapprima l’insegnamento dell’“impermanenza, sofferenza, assenza di io e non-sostanzialità”, criticando severamente l’attaccamento al piacere. Dopo aver elevato lo stato vitale di queste persone utilizzando questi insegnamenti come espedienti, egli espose il Sutra del Loto, nel quale infine rivelò il vero aspetto delle virtù indistruttibili di eternità, felicità, vero io e purezza.
Consideriamo la felicità, ad esempio. La felicità secondo le quattro opinioni errate, del tipo «Adesso sono felice e non mi importa di nient’altro», non può produrre alcuna tensione vitale o vera luminosità nella vita di qualcuno.
Ma la felicità che si può conquistare svolgendo attività per kosen-rufu comprende il vero benessere e la gioia che scaturiscono dalle profondità del proprio essere, è una felicità ben diversa.
Recarsi costantemente ad incoraggiare le persone, pensando «Chissà come sta quella persona?»; «Chissà se è contenta?» è certamente un compito impegnativo. Ma nel corso di questi dialoghi continui, vediamo il sorriso ritornare sul volto di amici che prima soffrivano e vediamo le persone superare le ondate del destino e rivitalizzarsi.
La gioia e il senso di soddisfazione che sentiamo in queste occasioni sorpassano di gran lunga ciò che potremmo provare assistendo ad una grande rappresentazione. Questo è il modo di vivere basato su una manifestazione genuina delle quattro virtù di eternità, felicità, vero io e purezza.
Orgogliosi di essere membri della SGI conduciamo vite permeate dalla ricchezza delle quattro virtù, creando nel nostro ambiente un senso corretto e vitale dei valori, diffondiamo senza timore la filosofia della dignità della vita tramite le azioni dei bodhisattva. Il sentiero che conduce alla trasformazione di una società dai valori distorti consiste nel mettere in atto questo tipo di sforzi.
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