Gli scherzi della mente


«Mi dimisero e davanti al mio Gohonzon con il poco fiato che avevo, determinai di sconfiggere questi pensieri irreali e distruttivi che mi facevano credere cose non vere e di tenere a bada "quel cavallo ribelle chiamato mente", incoraggiando più persone possibili».

Avevo un grosso desiderio: formare una famiglia. Ci avevo già provato con una storia iniziata sui banchi di scuola, durata sette anni, condita di casa, mobili e "coccini" ma naufragata a sei mesi dal fatidico "sì". Mi spiegarono che cosa era il karma e che io lo potevo trasformare e iniziai subito a praticare questo Buddismo "alla grande", condividendolo con il mio miglior amico e la mia migliore amica. Siccome la loro pratica non era costante, realizzai a suon di Daimoku scopi su scopi per dimostrar loro che funzionava e invogliarli a praticare meglio. Mi piaceva molto fare attività, recitavo tantissimo Daimoku, facevo tanto shakubuku.

Il 3 maggio 1997 ricevetti il Gohonzon, fui nominato responsabile di gruppo e iniziai l'attività di protezione (soka-han). Avevo tantissima energia e iniziai a riempire la mia vita con passioni come fare il sindacalista, con hobby come palestra e teatro, poi c'era il lavoro, un doppio lavoro per arrotondare, insomma... persi il senso della misura. A febbraio del 1998 iniziai a non dormire: una notte niente, la notte dopo due ore, poi niente e così via. La mattina ero un po' "confuso" ma continuavo ad andare al lavoro e a svolgere tutte le mie attività. Le settimane passavano e io non dormivo, le medicine che iniziarono a somministrarmi erano come acqua fresca, le notti erano interminabili, il fisico si indeboliva, la mente vacillava. Maturai la convinzione di avere un tumore, anzi due, di subire denunce, la morte dei miei genitori, crisi economiche ecc. Più il tempo passava più i miei castelli di paranoie diventavano più solidi. Smisi di parlare se non con il mio responsabile di settore e il mio responsabile di capitolo di allora che, dopo essersi consultati con gli "addetti ai lavori", mi consigliarono il ricovero in ospedale dove mi accompagnarono con la promessa che sarebbero venuti a trovarmi. Furono di parola. Oltre a loro, tutti i giorni, tantissimi amici e membri vennero a trovarmi. Nonostante questo, però, pensai che per me fosse finita e che quello era il luogo adatto a me. Prendevo tantissimi psicofarmaci e la convinzione di avere un tumore mi spezzava in due dal dolore. Decisi, quindi, di farla finita. Mi consigliarono di recitare solo se me la fossi sentita e così decisi di fare l'ultimo Gongyo della mia vita prima di portare a termine il mio progetto suicida. Mi appartai dietro l'ospedale e feci un Gongyo bellissimo con tutto il cuore ma appena finito incontrai un collega, poi una mia shakubuku e mia sorella e l'idea malsana sfumò. Venne a trovarmi anche l'allora direttore della S.G. e mi disse, come è suo costume, poche parole: «Sincerità» e «Prega per uscire il più presto possibile da questo posto». Due giorni dopo era il 3 maggio del 1998, un anno esatto da quando avevo ricevuto il Gohonzon e mentre riflettevo su questo, Paolino, un altro ricoverato entrò dicendo: «Chi non vuole bene a se stesso non vuole bene neanche agli altri» e chiuse la porta. In quel momento realizzai il mio errore fondamentale: mi ero dedicato tanto agli altri dimenticando me stesso e così decisi: ricomincio da adesso con un nuovo atteggiamento!
Dopo due giorni (ci dovevo stare ancora due mesi) mi dimisero e davanti al mio Gohonzon con il poco fiato che avevo, determinai di sconfiggere questi pensieri irreali e distruttivi che mi facevano credere cose non vere e di tenere a bada "quel cavallo ribelle chiamato mente", incoraggiando più persone possibili. Nel 1997 il presidente Ikeda aveva dedicato ai membri italiani un poema di cui mi aveva particolarmente toccato questo brano: «Per diventare veramente "padroni della vostra mente" non indietreggiate mai ma dedicatevi con tutto il cuore alla preziosa e suprema Legge. Non trascurate mai la pratica di questa Legge. "Noi siamo col Budda al risveglio ogni mattina e siamo col Budda ogni notte quando andiamo a dormire". Siate persone dal cuore puro. "Risvegliate in voi una profonda fede e lucidate lo specchio della vostra vita, senza la minima negligenza giorno e notte". Siate persone dalla dedizione immutabile. Conquistate il dominio del vostro io, stringendo abilmente le redini di quel cavallo ribelle chiamato "mente"» (da Il Nuovo Rinascimento). Incoraggiato anche da queste parole, ho iniziato a vivere diversamente con serenità, con gioia, gustandomi il presente, progettando con saggezza il mio futuro.
Lessi un discorso del secondo presidente Josei Toda che diceva "chi converte una persona al mese per dodici mesi trasforma la sua vita e realizza i suoi desideri", perciò nel Gongyo di Capodanno del 1999 decisi che avrei fatto così. Il 6 gennaio cominciò a praticare questo Buddismo la prima persona e, "misticamente", ogni mese ne iniziava un'altra. Il gruppo del quale ero responsabile, fino a quel momento formato dalle solite quattro persone, cominciò a crescere e dopo pochi mesi diventammo ventiquattro e, quindi, un settore. Molti di questi shakubuku hanno ricevuto il Gohonzon. Parallelamente la mia vita fece un balzo in avanti, lo ricordo come un anno pieno di gioia e di forza vitale.
Nel 2001 fui nominato responsabile giovani di settore e notai che tutti soffrivano del mio solito problema: non avevano la ragazza. Iniziai così a far loro visite a casa incoraggiandoli uno per uno e piano piano tutti realizzarono questo obiettivo e anch'io mi trovai una ragazza. Nel 2003 ci sposammo e nacquero poi due splendide bimbe; comprammo casa nel luogo che sognavamo e affrontammo tutte le difficoltà che si presentavano cercando di usare il Gohonzon, approfondendo la nostra fede e facendo attività buddista.
Nel 2010 avemmo un periodo di crisi matrimoniale che culminò con una frase: «Ci separiamo!». Mi crollò il mondo addosso e iniziai subito a recitare Daimoku: il mio desiderio era di tenere la famiglia unita, avevo terrore di rimanere nuovamente solo, di perdere la quotidianità con le mie figlie. Cercai di rimediare agli errori che avevo commesso, ma lo stress mi fece chiudere in me stesso, mi distesi su un letto e decisi che per me era finita.
Come era già successo anni prima sono stato protetto e tutta l'attività fatta sinceramente per gli altri mi tornava indietro sotto forma di buona fortuna. Infatti c'era un via vai di membri a casa mia a recitare Daimoku per me. Fu necessario un altro ricovero, questa volta chiuso dentro con i veri "squilibrati". Ho sperimentato il vero mondo di Inferno. Poi grazie all'interessamento di mia moglie e a tanta fortuna sono stato trasferito nel reparto di psichiatria, mi è stata diagnosticata una depressione bipolare (cioè vado tremendamente giù e tremendamente su). Ci voleva una cura che mi facesse trovare un equilibrio.
Contrariamente a quanto mi era successo nel precedente episodio depressivo, questa volta mi sono fidato dei medici e ho seguito le loro indicazioni accettando le cure e non demonizzando le medicine. Il primario mi ha preso a cuore come fossi suo figlio.
Gli specializzandi che mi hanno seguito in maniera esemplare (attualmente psichiatri che svolgono la professione in ospedale, siamo rimasti in contatto essendo nata una bella amicizia fra noi) sono rimasti colpiti di come la pratica buddista fosse fondamentale per avere un atteggiamento positivo rispetto alla mia patologia. In poco tempo ero di nuovo a casa rimesso a nuovo. Ricominciai a partecipare alle attività e a portare la mia esperienza di quindici anni di pratica in un gruppo e questo, aumentando i partecipanti, si divise in pochissimo tempo. Io non incolpavo mia moglie della mia sofferenza, ero consapevole che dovevo "pulire" la mia vita. La vita familiare riprese regolarmente ma ad aprile la mia testa iniziò di nuovo a fare i capricci. Fu necessario un ulteriore, se pur breve, ricovero e qui compresi più profondamente quella parola che il responsabile mi aveva detto tredici anni prima: "sincerità"! Sentii che se avessi recitato Daimoku di fronte al Gohonzon senza aver preso decisioni a monte, ma lasciando emergere dalla mia vita senza forzature la soluzione migliore, questa sarebbe uscita con naturalezza.
Ho passato un anno da separato in casa per mettere a punto tante cose che mi permettono ora di vivere in una casa in comodato gratuito, vicino alle mie figlie, vicino al mio lavoro, vicino all'attività. Con la mia ex moglie il rapporto è estremamente migliorato, collaboriamo molto bene e facciamo sentire alle nostre bimbe che il nostro amore per loro non è affatto mutato anche se io vivo da circa due anni in un'altra casa, dove ho ritrovato un equilibrio e ho ritrovato me stesso. Adesso non ho più paura a stare da solo!
Ma esiste ancora una gioia di cui vorrei parlarvi: è quella di aver parlato e fatto iniziare a praticare tantissime persone, di aver lottato e gioito insieme a tanti amici membri, di essere cambiati insieme, di camminare per le Cure (il mio quartiere) e sapere che in ogni strada ci sono uno o più Gohonzon. La mia decisione è fare ancora, fare meglio, perché shakubuku è un'arte, è talvolta uno sforzo e ci vuole saggezza ma è con l'allenamento che si impara a farlo meglio. (S.R.)(dati modificati)
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