La mia prima “prova concreta”: il conflitto con mia madre

Mia madre venne a vivere con me e la mia famiglia, marito e due figlie, su sua richiesta , nel 2000: visti i suoi 86 anni ed essendo io figlia unica, pensammo fosse la soluzione migliore.
Eravamo convinti di questa scelta e non pensavamo che poi si sarebbe rivelata così difficile da portare avanti. Se da un lato mia madre mi aiutava nelle faccende domestiche, dall'altra manifestava scontentezza per la vita in famiglia, si lamentava se si usciva la sera o se si invitavano amici. Poi c'erano le intromissioni nell'educazione delle nipoti e nei confronti della maggiore si sono manifestati atteggiamenti di critica così forti da mettere in crisi il loro rapporto in modo stabile.
Nel corso degli anni gli attriti sono aumentati, l'efficienza di mia madre è diminuita e la convivenza è diventata più complicata. Nel 2012 mio marito ed io abbiamo programmato un viaggio in Argentina, pensando ad un ricovero temporaneo di mia madre in una struttura, in quanto non era sicuro lasciarla a casa da sola ( le mie figlie erano impegnate nello studio o nel lavoro). Aveva ormai 98 anni, pur essendo in salute, erano accaduti alcuni episodi poco sicuri, come dimenticare il fornello acceso o l'acqua aperta. E qui i problemi si sono acuiti. Pur spiegando a mia mamma la situazione, lei si rifiutava di capire, dicendo che poteva benissimo cavarsela da sola, inconsapevole dei rischi e dei suoi limiti.

Fra me e lei cominciarono i litigi, anche forti. Un pomeriggio mi ritrovai a lanciarle addosso la mia agenda e a darle una sberla, perchè lei mi aveva provocata ed esasperata a tal punto da farmi perdere la testa: mi disse che di lì non si sarebbe mossa, che era casa sua e che avrebbe deciso lei che cosa fare.
Il fatto è che aveva ragione: il medico di base, con cui mi ero consultata, mi disse che nessuno avrebbe potuto costringerla e che, se non voleva spostarsi , non c'era nulla da fare. Mia madre fu sottoposta a una valutazione per l'inserimento in struttura, ma aveva un punteggio così basso da non rientrare nemmeno in graduatoria: lei era considerata nel complesso in buone condizioni e parzialmente autosufficiente.
Sono cominciate così le preoccupazioni da parte mia accompagnate da una stato di rabbia e impotenza: avevo accolto mia madre in casa mia, non avevo mai sentito un “grazie”, né un minimo riconoscimento di quanto la mia famiglia ed io avevamo fatto per lei, mentre spesso “pretendeva”, perchè era anziana e io dovevo essere consapevole di che cosa avesse voluto dire averla accolta in casa. Ed ora mi sentivo “in gabbia”, bloccata e incapace di convincerla, nonostante le dessi assicurazione che sarebbe stato per il breve periodo del nostro viaggio. Un giorno piansi così tanto, supportata dalle mie figlie che non volevano vedermi così e che dicevano che una soluzione doveva esistere, che la mattina dopo mi svegliai con gli occhi così gonfi da non riuscire ad aprirli...Non vedevo alcuna soluzione possibile, vista la sua determinazione, se non che lei morisse...Ammetto di averlo pensato come l'unica via possibile...
Ma NMHRK non era ancora intervenuto!
Avevo cominciato a recitare da pochi mesi e a frequentare zadankai e studio. E lo studio di ottobre capitò proprio a fagiolo: l'argomento era “la gratitudine verso i genitori”.
Ricordo che intervenni dicendo che non potevo provare gratitudine verso mia madre, visto che lei non la provava per me. Avevo anche la convinzione che non fosse sempre stata una buona madre per me. Ricordo che due compagne di fede mi parlarono dei loro problemi con i genitori e della necessità di sciogliere “i nodi”, altrimenti, una volta che lei non ci fosse più stata, me ne sarei pentita.
E da qui cominciai a recitare con questo obiettivo, ma le cose si complicavano ancora...Fino alla mattina in cui avrei dovuto accompagnarla nella struttura: con la valigia pronta, lei mi disse che nemmeno se avessi chiamato i carabinieri si sarebbe mossa di lì. A quel punto, disperata, mi avvicinai a lei, le presi entrambe le mani fra le mie e le dissi che di lì a poco saremmo partite in macchina per andare in istituto, che era l'unica soluzione possibile e che poi sarei andata a riprenderla al mio ritorno. Credo che mi vide così determinata, che acconsentì a fare quanto le avevo chiesto.Riuscii a caricarla in macchina, sempre recitando NMHRK, ad arrivare nella struttura e a fare l'accoglienza con gli operatori.
Quando al ritorno dal viaggio la riportai a casa, non sembrava più la stessa persona: era più mansueta, più accomodante, ogni tanto mi diceva pure “grazie”.
Non pensai che lontana da casa avesse cominciato ad apprezzare la vita in famiglia, cominciai invece a realizzare che si era accentuato un certo deterioramento mentale cominciato da tempo, anche se io non lo avevo colto avendola sempre sotto gli occhi. Dimenticava le cose, non era più così autonoma nel gestirsi le medicine, a volte era confusa e non sapeva che cosa fare. Io l'avevo attribuito a sbadataggine sua, a poca attenzione.
Così ho pensato che fosse il risultato delle mie preghiere: NMHRK mi aveva fatto vedere un'altra soluzione , che mai avrei immaginato. Mia madre era più “buona” e io cominciai a guardarla con altri occhi: anch'io ero più gentile con lei. La convivenza era ancora un problema, accentuata dal fatto che cominciava a perdere le sue autonomie, ma la guardavo con gli occhi della “compassione”, in senso buddista. Il mio atteggiamento verso di lei aveva abbandonato il rancore e lei non era più aggressiva e diffidente.
Il clima in casa era un po' migliorato da un lato, dall'altro la sua gestione cominciava a creare problemi di tipo “pratico”.
Quando sei mesi dopo si ripresentò il problema di non lasciarla da sola, le dissi che sarebbe tornata per un po' in quella struttura e lei non ne fu entusiasta, ma non disse nemmeno di no.
Mia mamma è là da dieci mesi, ma pensa di esserci da 10 giorni: fisicamente sta abbastanza bene, però la sua memoria se ne sta andando, lentamente e senza sofferenza. Lei dice di trovarsi bene lì, ma ogni tanto mi chiede quando torna a casa...Solo che della sua casa non si ricorda più e se cambio discorso, lei poi non ci torna più su.
Questa è la “prova concreta”della mia recitazione: in un conflitto doloroso e apparentemente insuperabile, si è aperta una strada che mai avrei immaginato. La sua progressiva perdita di consapevolezza e il lento decadimento cognitivo hanno preso una direzione che io non ero riuscita a vedere.
Ora se penso a lei come madre, credo che abbia fatto quello che ha ritenuto come la strada migliore da prendere, con i mezzi che aveva a disposizione. La mia rabbia e le mie antiche critiche verso di lei hanno lasciato il posto ad un senso di accettazione di quanto è stato e di quanto c'è ora: una vecchia donna, accolta ed amata in istituto per il suo buon carattere, che il 16 marzo 2014, giornata dei giovani e di kosen rufu, ha compiuto 100 anni, festeggiata dalla sua famiglia e da quanti hanno imparato a conoscerla e a volerle bene.
Giulietta

Commenti

  1. Auguri alla centenaria anche se in ritardo.
    A Milano interviene, all'immancabile festicciola, un responsabile del comune e consegna una medaglia tipo Ambrogino.
    Questo mio frivolo commento in realtà copre le lacrime che la storia fa sgorgare perchè tocca il cuore in specie di chi ha parenti (mamma o suocera) di quell'età e prova ogni giorno cosa vuol dire...
    Grazie per la tua bella esperienza.
    Max

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  2. Questi confronti fanno apprezzare quello che uno ha realmente . Auguri Giulietta per la tua mamma e che il buddismo ti aiuti in tutti i problemi della vita .

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  3. Grazie Silvia e Max...Ho ricevuto il Gohonzon solo un anno fa e ora non riesco più a immaginarmi senza la pratica! Il mio primo obiettivo è di non smettere mai di recitare, "qualunque cosa accada", come dice Nichiren!

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  4. Io sono nella stessa situazione con la mia mamma 95enne. Vive con me e anche quest'anno l'ho portata in vacanza con me al mare. Ho passato le giornate più brutte della mia vita, mia mamma ha trascorso tutti i santi giorni chiusa nella sua camera senza mai voler uscire, ha parlato male di me con i parenti e a volte e' diventata aggressiva e inquieta. Non voleva mai essere lasciata sola e continua anche ora che siamo a casa a dire che con me e' la mia famiglia è infelice ma non vuole andare in nessuna casa di riposo. Inutile le mie insistenze, anche lei oramai non ha più memoria anche lei oramai e' un guscio vuoto. Ma ora ogni volta che devo andare via la lascio a casa con una una badante almeno per 10 o 15 giorni. Non so cosa pensare di lei ora non e' più tanto cosciente ma non è mai stata una mamma che ha dimostrato il suo affetto e un po' questa situazione mi fa tanta rabbia. Ancora non ho il coraggio di portarla in casa di riposo con la forza perché lei non vuole. Non so se riuscirò a farlo un giorno

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