Grazie a mio figlio

«Una lotta all'ultimo sangue tra il panico e la certezza della vittoria, tra sentirmi determinata, invece che rassegnata, a vincere la distruttività nascosta nella mia stessa vita»

Ho iniziato a praticare il Buddismo nel febbraio del 1987, i miei genitori si erano separati già da qualche anno, ma io soffrivo ancora molto e, inoltre, il ragazzo con cui ero fidanzata da nove anni mi aveva lasciata per un'altra donna. Nei primi quattro anni di pratica recitai otto milioni di Daimoku per trovare un lavoro fisso e il compagno giusto: obbiettivi pienamente raggiunti nel novembre del 1990. Conquistata la stabilità economica e sentimentale dovetti affrontare una brutta depressione: non potevo più guidare, uscire da sola, stare in mezzo alla gente senza avere attacchi di panico. Tanto Daimoku e molti sforzi per partecipare comunque alle attività dell'organizzazione che mi permisero di uscirne fuori entro un anno.
Nel 1994 io e Luca ci sposammo e iniziammo a pensare a un figlio, ma per quattro anni tutto tacque. Facemmo gli accertamenti del caso, lui dovette affrontare un piccolo intervento e a me scoprirono una patologia autoimmune alla tiroide, che necessitava, per essere controllata, dell'assunzione di una compressa giornaliera. Neanche un mese dopo ero incinta.
Fu una gravidanza bellissima finché arrivò il momento fatidico: contrazioni molto dolorose, lunghe, ma improduttive mi lacerarono per un'intera giornata finché mi sottoposero a parto cesareo per sofferenza fetale. Ci assicurarono che il bambino non aveva riportato alcuna conseguenza. Purtroppo però a diciotto mesi Andrea ancora non gattonava né camminava, ma saltellava sul sederino e anche il braccio destro era quasi immobile: la diagnosi fu di emiparesi totale della parte destra dovuta a sofferenza fetale. Non si potevano prevedere le conseguenze della lesione cerebrale, quindi non potevamo sapere se Andrea avrebbe camminato normalmente e, dato che si trattava dell'emisfero che controlla la parola, se avrebbe parlato normalmente; comunque il bambino era destinato a rimanere spastico. Potevamo intervenire solo con terapie mirate a stimolare una parte del cervello non utilizzata normalmente, per sopperire a quella lesionata. Usciti dall'ambulatorio chiesi a mio marito di rimanere sola per piangere e urlare tutto il mio dolore. Perché? Perché tutto questo? Mi avevano appena annunciato che mio figlio sarebbe stato un "diverso", un individuo non autosufficiente. Che cosa potevo fare? Odio, rancore e paura rimbalzavano nella mia mente. Stavo praticando da tredici anni, perché questo tiro mancino? Vedevo questo handicap come qualcosa di insuperabile, molto più grande delle mia possibilità di sopportazione. In quel terribile momento ci fu ricordato che: «Tutto dipende dalla tua fede. Una spada sarà inutile nelle mani di un codardo. La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede» (Risposta a Kyo'o, SND, 4, 150). Coraggio... l'unico sentimento che provavo in quel momento era disperazione, pura disperazione anche davanti al Gohonzon. Piangevo in preda a un dolore immenso che mi toglieva la voglia di vivere. Anche se continuavo a leggere esperienze eclatanti non riuscivo a ricondurle alla mia condizione. Mio figlio era cerebroleso, questa era l'evidenza dei fatti. Nonostante l'annientamento e il disorientamento che provavo dentro, verso Nicolò mi sforzavo di trasmettere forza e coraggio, e, benché recitassi un Daimoku disperato, trovai la forza per tentare quello che i medici avevano dichiarato impossibile.
Occorrevano bravi terapisti e li trovai tutti in poco tempo. Occorreva soprattutto il mio impegno totale, dato che quotidianamente Andrea veniva sottoposto a massaggi, ginnastica passiva, esercizi per insegnare alla mano e al piede i primi movimenti. Contemporaneamente indirizzavo il mio Daimoku al cervello del mio bambino per cancellare le lesioni e accendere quei nuovi circuiti necessari per i suoi movimenti. Ogni mattina chiedevo al Gohonzon di trovare dentro di me la forza per affrontare le difficoltà, l'energia per condurre Andrea in ogni dove, la pazienza e la fantasia per proporgli nuovi esercizi in proseguimento delle terapie. Pregavo inoltre perché tutti quanti insieme, io e i terapisti, trovassimo il modo di coinvolgere Andrea in modo divertente, tutto doveva apparire come un gioco, un gioco dal quale però dipendeva la qualità della sua vita.
Andrea intanto rispondeva in modo straordinario: si impegnava molto, imparava in fretta e considerava tutti i suoi terapisti come dei "tati" con cui divertirsi e imparare nuovi giochi. Nonostante l'abbondante Daimoku e l'attività, i sentimenti predominanti continuavano a essere ancora dubbio, paura di non farcela, preoccupazione per il futuro del mio bambino, finché una sera, anche se controvoglia, partecipai a una riunione in cui ascoltai leggere un brano della Nuova rivoluzione umana dove Ikeda si reca a una riunione di discussione: «Una signora, seduta in terza fila, alzò la mano con un po' di esitazione: "Sensei, vorrei fare una domanda per il mio primogenito. Mio figlio ha avuto una paralisi infantile e anche adesso si trova con il braccio paralizzato. Non riesco a stare tranquilla pensando al suo futuro". Shin'ichi fece sedere il ragazzo accanto a lui: "Qual è la mano disabile?". "Questa", disse il ragazzo porgendogliela. Shin'ichi gliela strinse forte avvolgendola con le mani e gridando dentro al suo cuore: "Qualunque cosa accada continua a vivere con forza e non lasciarti sconfiggere! Devi essere un vincitore nella tua vita e devi diventare felice!". Il Daimoku sfuggì dalla bocca di Shin'ichi: il suo ardente desiderio per la crescita del ragazzo era diventato preghiera. "Incontrerai molte difficoltà, ma non farti sconfiggere da te stesso. La persona veramente forte è quella che non si lascia sconfiggere da se stessa. Malgrado la malattia, se tu rimarrai allegro e dinamico e se vivrai una vita felice sarai un simbolo di speranza per coloro che soffrono della tua stessa malattia. Questa è la missione che solo tu puoi portare a termine. Qualsiasi cosa accada pratica correttamente"» (il Volo Continuo n. 11, pag. 2). Mentre ascoltavo, le lacrime iniziarono a scendere da sole: stavano leggendo la mia storia, mia e di mio figlio. In quel momento ho realmente percepito il cuore del nostro maestro. Mai come in quell'istante ho sentito il suo incoraggiamento: «Silvana, non lasciare che i demoni che albergano nella tua mente ti sconfiggano. Tu sei più forte, Andrea è più forte, il Daimoku è più forte!». Da quella sera, davanti al Gohonzon, ho sentito una profonda gratitudine per la grande occasione che mi veniva data di trasformare la mia vita e quella di mio figlio; ho iniziato a vedere Andrea per quello che realmente è, un bambino felice, solare, gioioso e fiducioso. Nonostante i primi due anni siano stati un vero inferno, lo sforzo doloroso di andare avanti a ogni costo ha ampiamente ripagato tutta quella sofferenza che oggi ci ha reso sicuramente tutti più forti, grati per aver incontrato il Buddismo e orgogliosi di nostro figlio. A tutt'oggi le terapie sono state ridotte a un'unica volta alla settimana e i medici continuano a stupirsi per il miglioramento ottenuto. Andrea ha recuperato oltre il 95% della mobilità abbattendo le migliori previsioni, parla correttamente, pur avendo compiuto sei anni a dicembre frequenta la prima elementare e quando si sente in difficoltà recita Nam-myoho-renge-kyo. All'ultimo controllo l'ortopedico mi ha detto: «Non so come, ma lei signora ha donato due volte la vita a suo figlio!», e io per fargli capire dove avevo trovato la forza di combattere e di vincere il mostro dentro di me gli ho regalato il libro Felicità in questo mondo.
Negli ultimi due anni abbiamo dovuto affrontare ancora un'altra grande prova: Andrea ha accusato tre episodi convulsivi che, secondo i medici alternativi, erano dovuti a un'infestazione di parassiti intestinali, mentre per i pediatri dell'ospedale non era esclusa la presenza di cisti o tumori che premessero sul cervello. Di nuovo paura, rabbia e disperazione fino al 16 febbraio dell'anno scorso quando abbiamo sottoposto nostro figlio alla risonanza magnetica. Nella sala d'attesa ho recitato Daimoku ricordando la frase: «Ovunque tua figlia possa giocare, non le accadrà niente di male [...] Le sfortune di Kyo'o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora che cosa non può essere realizzato?» (Risposta a Kyo'o, SND, 4, 150). La risonanza non ha evidenziato niente di più di quello che già sapevamo, ma, se gli episodi convulsivi fossero diventati più di tre nel corso dell'anno, Andrea avrebbe dovuto assumere sedativi per tutta la vita. Ancora una volta mi sono ribellata a questa sentenza e, lottando contro l'ansia che mi ha tenuta sveglia a recitare di notte per otto mesi, ho continuato a lavorare su me stessa per tirare fuori il coraggio del re leone. A tutt'oggi è trascorso più di un anno dall'ultimo episodio convulsivo e Andrea non ha dovuto assumere alcun farmaco.
Solo grazie al fatto di aver dovuto intervenire sul destino avverso di mio figlio ho accettato questo combattimento all'ultimo sangue tra il panico e la certezza della vittoria, tra sentirmi determinata, invece che rassegnata, a vincere la distruttività nascosta nella mia stessa vita. Con questa esperienza ho imparato a non subire più la paura ma a vivere la vita come una sfida, perché la paura è mancanza di fede e io non voglio più mancare di fede. Ho imparato a credere che le parole del Gosho sono vere, la vita funziona proprio così. Ho imparato anche a ricercare la mia Buddità, perché c'è, l'ho sentita, l'ho toccata e da oggi in poi non voglio dimenticarlo mai più e aiutare gli altri a fare lo stesso. (S. D.)(dati modificati)
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Commenti

  1. grazie grazie grazie la tua esperienza la tua testimonianza la tua vita è meravigliosa ! che esempio che coraggio che forza che fede ! mi sei arrivata dritta al cuore! tutta la felicità e il daimoku possibile a te e alla tua famiglia, sei grande ,grandissima!

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  2. Grazie della tua esperienza e' fantastica. NMRK

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  3. E' una storia bellissima, ma non ho capito chi è Nicolò?

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  4. Ehm! Nicolò=Andrea, errore di sbaglio :)

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