Storia del Buddismo #1/11

La vita di Nichiren Daishonin

Nichiren Daishonin nacque il 16 febbraio 1222 a Kominato, sulle coste della penisola di Boso che delimita a est la baia di Tokyo. Il padre si chiamava Mikuni-no Tayu e la madre Umegiku-nyo. Nel Dibattito sull’oggetto di culto dice: «Io vengo da una famiglia di pescatori, da un luogo chiamato Kataumi nel paese di Tojo, distretto di Nagasa, provincia di Awa». Nella Lettera da Sado dice: «Questo è successo anche a Nichiren che in questa vita è nato povero e umile in una famiglia chandala». Nella società indiana, chandala era la classe più bassa, quella degli intoccabili, che facevano lavori impuri come i macellai o i becchini. Poiché i pescatori vivono uccidendo i pesci, il Daishonin si definì di famiglia chandala.
Alla nascita ricevette il nome di Zennichi-maro e a dodici anni entrò nel tempio Seicho-ji per ricevere un’ istruzione religiosa e generale. Nella Refutazione di Ryokan e di altri preti, dice che sin da ragazzo aveva un gran desiderio di apprendere e al tempio Seicho-ji pregò davanti alla statua del bodhisattva Kokuzo di poter diventare l’uomo più saggio di tutto il Giappone. E, come egli stesso racconta, ricevette da questo bodhisattva un “gioiello di saggezza”, cioè l’Illuminazione alla realtà della vita e dell’universo.
A sedici anni fu ordinato prete dall’abate Dozen-bo, il suo maestro, e prese il nome di Zesho-bo Rencho. Quindi si dedicò a studiare tutte le scritture e le dottrine delle varie sette, spesso in contraddizione tra di loro. A diciotto anni si recò a Kamakura dove rimase tre anni studiando gli insegnamenti delle sette Zen e Jodo. Dopo altri dieci anni di studio sul Monte Hiei, sede della setta Tendai, sul monte Koya, sede della setta Shingon, e in altri templi dell’area di Kyoto e di Nara, si convinse che l’insegnamento fondamentale di Shakyamuni è il Sutra del Loto e che nella profondità di questo sutra è nascosta la grande Legge di Nam-myoho-renge-kyo.
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