Il karma

La parola karma deriva dal sanscrito karman e significa azione. Questo concetto è strettamente legato al principio di causalità, e il suo significato sta ad indicare che le nostre azioni determinano il corso della nostra esistenza.
Più precisamente, quando parliamo di azione ci riferiamo a tre diversi tipi di azioni: fisiche, verbali e mentali. Gli effetti di tutte le azioni che poniamo in essere rimangono incisi nella nostra vita sotto forma di energia latente, una forza invisibile che influenza la nostra vita. Nella formazione del karma negativo le azioni fisiche hanno un peso maggiore; infatti, se ci limitiamo a pensare di danneggiare un’altra persona, questa causa negativa avrà un’influenza a livello interiore, se iniziamo a manifestare verbalmente la nostra intenzione, l’influenza negativa si trasmette all’ambiente in cui viviamo, se arriviamo alle vie di fatto le conseguenze negative avranno una portata notevolmente più grande.
Quando parliamo di karma positivo l’ accento si sposta sull’azione mentale; sicuramente è importante quello che facciamo, ma ancora più importanti sono l’intenzione o le motivazioni. Possiamo agire in modo apparentemente altruistico col secondo fine di ottenere un tornaconto personale, oppure desiderare sinceramente la felicità di qualcun altro. Anche quando preghiamo davanti al Gohonzon la cosa più importante è avere una forte convinzione, recitare nutrendo dubbi nel nostro cuore indebolisce l’efficacia del nostro Daimoku. Nel Gosho di capodanno troviamo una frase che spiega molto bene l’importanza di un atteggiamento corretto: «La sfortuna viene dalla nostra bocca».

Come abbiamo visto, il karma può essere negativo o positivo, ma può essere anche mutabile o immutabile. Si dice mutabile il karma i cui effetti non appaiono in un momento stabilito e in un modo preciso, e che si può cambiare anche solo modificando il nostro atteggiamento e il nostro comportamento. Nel karma immutabile gli effetti appaiono in un momento e in un modo ben determinati, e per trasformare questo tipo di karma è necessaria la pratica buddista. Un classico esempio di karma immutabile è la durata della nostra vita. Commettere uno dei cinque peccati cardinali (uccidere il proprio padre, uccidere la propria madre, uccidere un arhat, ferire un Budda, rompere l’unità tra i credenti) oppure offendere la Legge costituiscono causa di karma immutabile.
A volte sentiamo frasi come “mi è uscito il karma”, che sono senz’altro molto divertenti e colorite, ma prive di significato. Infatti, quando parliamo di karma intendiamo un sistema complesso al cui interno possiamo distinguere la causa karmica, la tendenza karmica e la relazione karmica. Tutto ciò che abbiamo fatto, detto o pensato, rimane inciso nella nostra vita sotto forma di causa karmica. Dal punto di vista dei dieci fattori le nostre azioni creano un potere intrinseco (nyo ze riki) che si può manifestare all’ esterno sotto forma di una nuova azione mentale, verbale o fisica (nyo ze sa) determinando una causa interna (nyo ze in) e un effetto latente (nyo ze ka) che quando incontrano una causa esterna appropriata (nyo ze en) si trasformano in effetto manifesto (nyo ze ho). La causa karmica può essere pesante o leggera. Grazie al principio dell’alleggerimento della retribuzione karmica, attraverso la pratica buddista possiamo trasformare le cause più pesanti sperimentando un effetto alleggerito. La tendenza karmica è la manifestazione del continuo reiterarsi di azioni dello stesso tipo. Sono tendenze karmiche le inclinazioni del carattere, della personalità, le abitudini, il comportamento, il modo di reagire agli stimoli esterni, il talento eccetera. Per cambiare la tendenza karmica è necessario agire con costanza. Per esempio, per stabilire una tendenza karmica di Buddità, dobbiamo praticare costantemente, facendo sempre Gongyo, recitando Daimoku, senza trascurare lo studio, incoraggiando gli altri, ma senza dimenticare di realizzare i nostri desideri e superare i nostri problemi. La tendenza karmica può essere forte o debole. La relazione karmica è quel particolare aspetto del karma che determina il rapporto con le persone, con gli oggetti, con gli animali, le piante e l’ ambiente esterno. Come è spiegato nel Gosho Sull’Illuminazione delle piante, un albero che abbia stabilito una relazione karmica con il Budda può manifestare la Buddità quando viene utilizzato per iscrivere il Gohonzon. La relazione karmica può essere profonda (o spessa) oppure superficiale (o sottile).
Ma dove si deposita il karma e perché ha una così grande influenza sulla nostra vita? Il karma si deposita nell’ottava coscienza, detta anche coscienza alaya, o coscienza magazzino, cioè il deposito da cui attingiamo quasi sempre inconsapevolmente nella vita quotidiana. Infatti l’ottava coscienza corrisponde a quello che Freud e Jung identificano con l’inconscio, che come dice la parola stessa, sfugge al controllo della ragione (settima coscienza, manas), e quindi può agire nella nostra vita portandoci ad ottenere effetti contrari a quelli desiderati. Potremmo paragonare l’ottava coscienza ad un magazzino o a un deposito buio dove noi entriamo, e procedendo a tastoni afferriamo un oggetto, accorgendoci di quello che abbiamo preso solo una volta tornati alla luce. Come possiamo illuminare questo deposito o magazzino diventando così capaci di controllare gli effetti del karma nella nostra vita quotidiana? Dobbiamo sprigionare il nostro potenziale più elevato attingendo alla nona coscienza o amala, che vuol dire senza macchia o essenzialmente pura e s’identifica con la Buddità. La nona coscienza è quella forza che è l’origine stessa della vita, e che esisteva prima della nostra nascita ed esisterà dopo la nostra morte, senza mai venire contaminata dalle nostre azioni negative, dai tre veleni e dai cattivi sentieri. Con una pratica corretta potremo rivelare la nostra natura di Budda e superare gli effetti del karma negativo trasformando il veleno in medicina.

a cura di mario argenziano, michele berton, e marita bombardieri
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