La mia “fiaba”

Tredici anni di pratica, trentacinque di vita e otto di relazione sentimentale molto travagliata mi hanno permesso di mettere finalmente chiarezza nell’ambito dell’“Amore”. Lo ritengo un grande traguardo che mi sta aprendo una visione finalmente più lucida dei rapporti, davvero distante da quella che la mia mente aveva prefigurato. Mi descriverei come una donna con una solida famiglia alle spalle, buone capacità personali, una certa dose di successo nei vari aspetti del quotidiano, ma con una fragilità da manuale in ambito sentimentale: l’insicurezza fatta persona. Il percorso è cominciato con cinque anni di convivenza durante i quali ho dovuto lottare contro la paura di essere abbandonata e di non essere considerata, con la convinzione che mille altre donne erano sicuramente meglio di me.
 
Il tutto accompagnato da una concezione del Buddismo “primi anni ’80” sicuramente più frustrante per le donne dalle quali ci si aspettava che sostenessero l’uomo in ogni circostanza e che fossero sempre capaci di assumersi la responsabilità per due. In più, la mia mentalità tendenzialmente da femminista, unita all’insicurezza, produceva una miscela esplosiva ed erano molti di più i giorni in cui mi finivo di lacrime e disperazione che quelli in cui riuscivo ad avere un po’ di speranza nel futuro. Ora riconosco che quella sofferenza lacerante era dovuta a un insano conflitto tra la realtà di tutti i giorni e quello che avevo assorbito dall’ambiente, dalla scuola, dalla famiglia, dalla mentalità comune, perfino dalle fiabe... e che finiva per determinare il mio modo di vivere l’amore. Sembrerà un paradosso ma la sofferenza derivava anche dal non voler mollare l’attaccamento all’idea radicata della ricerca del “Principe azzurro” e dell’“Amore eterno”.
A metà percorso, che coincideva con i miei dieci anni di pratica, chiesi consiglio a Mitsuhiro Kaneda il quale mi disse di non lasciare MAI la mia vita nelle mani di qualcun altro. A distanza di quasi un anno dalla guida, che leggevo e studiavo e mi sforzavo di mettere in pratica in ogni suo punto (vera àncora di salvezza) mi dovetti rendere conto che avevo davvero un atteggiamento del genere e che era un’autentica fonte di sofferenza nella mia vita. Realmente mi trovavo spessissimo ad attendere che l’altro decidesse per me, anche se mi raccontavo che ero abituata a prendere decisioni e che l’indecisa non ero certo io. Mi ci sono voluti otto anni per capire quanto la mia visione del rapporto a due fosse distorta e quanto fossi attaccata alla mia illusoria concezione dell’amore; ma nella vita, per fortuna, se uno continua a impegnarsi in una pratica corretta, una strada si apre, sempre.
Comunque, per me era difficilissimo cambiare mentalità. Dal momento che «solo attraverso la più atroce sofferenza si decide di svoltare» e visto che oramai mi ero quasi abituata al malessere spirituale (lo stato vitale era sotto i piedi) passai anche alla sofferenza fisica, somatizzando un’ampia gamma di malattie. In questo modo trascorsi un intero anno con i disturbi più vari, soprattutto agli organi genitali, non riuscendo mai a trovare una cura adatta. Ero cosciente che la mia infelicità c’entrava in qualche modo, ma vedevo la cosa ancora con una certa superficialità. Finché una mattina mi trovai a non camminare più dal dolore. Allora, in pochi minuti, presi una decisone: non avrei più sofferto a quel modo. Volevo davvero guarire... Nel giro di due ore trovai un medico che fece la giusta diagnosi e di lì a pochi giorni riuscii a “fare pulizia” nella mia mente ricordandomi di quel passo del Gosho Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza in cui si dice che non esistono terre pure o impure e che tutto dipende dalla bontà e dalla malvagità della nostra mente. Finalmente compresi quale era “l’impurità” della mia mente, quale attaccamento non volevo abbandonare avendoci costruito sopra la scala di valori della mia vita. In pratica credevo che la felicità si potesse sperimentare solo in una relazione sentimentale soddisfacente e che tutto il benessere di una persona dipendesse da questo. E se nella vita di una persona la cosa più importante era una relazione felice, ne conseguiva, almeno per me, che chi non ce l’aveva era più o meno un disgraziato. Così mi sono dovuta rendere conto che assolutizzavo l’Amore e, in modo sottile e quasi invisibile, lasciavo che tutto nella mia vita ruotasse intorno a questo mito: ai miei occhi valevo qualcosa solo se riuscivo a trovare il vero amore e, inevitabilmente, questo modo di pensare mi faceva soffrire.
Ho impiegato molto tempo per arrivare a capire che la felicità è una condizione che posso sperimentare così come sono, senza il bisogno di qualche attributo speciale, né di un uomo accanto che mi dia “dignità” e “valore”. In questo senso è stato fondamentale il consiglio Kimiko Kaneda che mi ha spinta a riflettere su quanto realmente rispettassi me stessa e a cambiare atteggiamento nella ricerca di un compagno. Alla fine ho capito che ciò che veramente conta è assumersi la responsabilità della propria vita, vederla come un’insieme di possibilità e “benefici”; il resto, tutto il resto, amore, lavoro, amici, famiglia, ricchezza... è relativo, momentaneo, in continua trasformazione, a volte c’è a volte no. Mettere un’idea illusoria d’amore al primo posto è un modo infantile di pensare le relazioni. Al primo posto c’è il riconoscimento delle potenzialità che ogni essere umano possiede, c’è la possibilità di sviluppare quei “tesori del cuore” come il coraggio, la fantasia, la compassione e la speranza che ci permettono di vivere un’esistenza veramente bella e realizzata, liberandoci dall’insicurezza e dalla necessità di dover apparire per forza in un certo modo per piacersi e per piacere. Di fatto questa ricerca mi ha costretta ad affrontare le mie paure più profonde e radicate, quelle che potremmo chiamare anche “oscurità innata” o “egoismo”. Ho capito che il mio desiderio di avere un compagno serviva a coprire dei vuoti interiori, ansie e debolezze irrisolte, che mi avrebbero impedito di apprezzare la sua personalità e di rispettare la sua indipendenza. E non è certo questo che voglio. Nel momento in cui ho deciso che non avrei mai più usato un essere umano per questo scopo, ma che avrei curato da sola tutte le mie ferite ancora sanguinanti, immediatamente si è placato il bisogno di avere un uomo accanto. Ho provato un’incredibile serenità e fiducia nella vita, ho spazzato via il passato e mi sono vista bella – ma veramente bella - così come sono. E d’improvviso anche gli uomini che mi circondano hanno cominciato a mostrare di apprezzarmi (come non avevano mai fatto!). Ora mi sento felice, felice per me stessa.
G. B.
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Commenti

  1. Grazie, anche se sono maschio semra sia per me e quindi grazie grazie grazie......ne avevo veramente bisogno; e sono sicuro che da oggi in poi, la paura di restare solo ed il vuoto interiore spariranno per sempre.....

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  2. Grazie di cuore per questo articolo, e' di profonda ispirazione!

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  3. Grazie di cuore per questo articolo! E' di profonda ispirazione!
    :)

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  4. Grazie per aver scritto la tua esperienza, devo affrontare le tue stesse difficoltà e il tuo articolo mi ha trasmesso tanto coraggio.....

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  5. Grazie mille per aver testimoniato la tua esperienza..
    Anch'io devo risolvere il tuo stesso problema...
    Sono molto spaventata perché so già che sarà un percorso lungo, faticoso e molto in salita ma, mi auguro di avere la tua stessa grinta e la tua stessa tenacia... solo cosi, riuscirò davvero!
    Buona vita, cara e grazie ancora per avermi trasmesso un po' di forza e coraggio, quantomeno per incominciare....
    Grazie!

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  6. Ciao, la tua esperienza è molto profonda e tremendamente reale e simile a tantissime. purtroppo la forza di fare quello che hai fatto tu non tutti la possiedono. Sono comunque convinto che noi buddisti abbiamo questa possibilità reale di cambiare, basta avere una profonda fede ed essere convinti che la soluzione sta dentro di noi. Io pratico da diversi anni e se ancora devo risolvere alcune cose so che la strada è questa e presto ci riuscirò. Ti ringrazio per tua esperienza e andiamo avanti con forza.

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