Il Sutra del Loto #160

Abbiamo incontrato il Gohonzon grazie al legame con il Budda

Ze ko nyorai. I hoben setsu. Biku to chi. Shobus shusse. Nan ka chigu. Shoi sha ga. Sho hakutoku nin. Ka muryo. Hyaku sen man nokko. Waku u ken butsu. Waku fu ken sha. I shiji ko. Ga sa ze gon. Sho biku. Nyorai nan ka tokken. Shi shujo to. Mon nyo ze go. Hit-to sho o. Nanzo shi so. Shin ne renbo. Katsugo o butsu. Ben shu zengon. Ze ko nyorai. Sui fu jitsu metsu. Ni gon metsudo. U zen-nanshi. Shobutsu nyorai. Ho kai nyo ze. I do shujo. Kai jitsu fu ko.

Usando un espediente, perciò, il Tathagata parla ai monaci dicendo «Dovreste sapere che è una cosa rara vivere in un’epoca in cui il Budda appare nel mondo». La ragione è che anche dopo un periodo di cento, mille, diecimila, centomila eoni, alcuni uomini di scarsa virtù potrebbero avere la fortuna di vedere un Budda, mentre altri ancora potrebbero non averla. Allora io dico loro: «Monaci, è raro che una persona possa vedere il Tathagata». Quando le persone ascoltano queste parole, sicuramente comprendono quanto sia raro vedere un Budda, e quindi sviluppano il desiderio, la bramosia di incontrarlo. In questo modo piantano la causa dell’Illuminazione nei loro cuori. Perciò il Tathagata annuncia la propria morte anche se in realtà egli non perisce mai.
Uomini di devota fede, tutti gli insegnamenti di tutti i Budda sono sempre come questo. Poiché i Budda li rivelano per salvare le persone, tutti i loro insegnamenti sono veri e nessuno è falso.


Questo brano spiega l’insostituibile significato e il supremo valore acquisiti da una vita in cui si riesca a formare un legame con il Budda. È molto raro vivere al tempo in cui un Budda è nel mondo. Persone di scarso merito possono non incontrare un Budda - recita il brano - anche dopo «incommensurabili centinaia, migliaia, decine di migliaia, milioni di eoni», a suggerire come sia difficile formare un legame con il Buddismo.
L’affermazione «Monaci, è raro che una persona possa vedere il Tathagata», che suona come un testamento, ci dà il senso dello spirito intrepido di Shakyamuni. Il Buddismo insegna l’importanza della gratitudine verso il maestro che impiega fino all’ultima briciola di energia ad allenare i discepoli e renderli capaci di superare l’arroganza e la dipendenza, facendoli avanzare lungo il sentiero corretto e nobile di “fede uguale vita di tutti i giorni”.
Il brano, quindi, pone l’ accento sull’immenso debito di gratitudine dei discepoli nei confronti del Budda. Le parole di Shakyamuni avranno senza dubbio risvegliato nei discepoli un grande desiderio di ricercare la verità, cambiando atteggiamento nella pratica, in modo da ricevere con tutto il loro essere l’insegnamento di un maestro tanto difficile da incontrare.
Possedere un tale spirito di ricerca pianta di per sé buone radici nella vita di un individuo, rendendolo capace di stabilire uno stato vitale di indistruttibile felicità, e trasformandolo da una persona di “debole virtù” in una “di merito e virtù”. Ciò è dovuto alla grande compassione del Budda, e rappresenta il vero sentiero per la salvezza. Farle dipendere da lui non contribuirebbe minimamente a liberare le persone dalla sofferenza, mentre nel Buddismo la vera salvezza si ottiene tirando su individui di fede sincera, dotati sia di spirito di ricerca che di fiducia in se stessi. Solo così il Budda può realizzare il suo desiderio di liberare tutti dalla sofferenza.
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