Il Sutra del Loto #159

Lo scopo è condurre una vita meravigliosa

Approfondendo l’idea dell’entrare nel nirvana, cioè morire, in termini della nostra vita, potremmo dire che la morte, costringendoci a sentire la meraviglia della vita, è un “espediente” per farci vivere in modo ricco e soddisfacente.
Toda commentava questo brano così: «Niente sarebbe più spaventoso che non morire. Un conto sarebbe se si trattasse solo degli uomini, ma se tutti gli esseri viventi non fossero soggetti alla morte, le conseguenze sarebbero veramente disastrose. Supponiamo che gatti, cani, topi e anche i polipi non dovessero morire: sarebbe un bel guaio. Cosa accadrebbe se nulla morisse? Anche se qualcuno fosse percosso, investito da un treno o privato del cibo, non morirebbe. Ne risulterebbe il caos. Quindi non morire sarebbe un problema. E lo sarebbe anche se sapessimo quando dobbiamo morire. Ad esempio, se sapessimo di avere solo tre giorni di vita, non avremmo certo il tempo di stare seduti come adesso ad ascoltare una conferenza. Dunque la morte è necessaria, e il fatto di non sapere esattamente quando moriremo rende la vita interessante. Questo è mistico. Ed è grazie alla natura mistica della nostra esistenza che giungiamo a prendere fede nel Gohonzon. La vita è proprio interessante».
Queste parole rivelano la grande e profonda comprensione che Toda aveva della natura della vita e della morte. Grazie alla morte possiamo apprezzare la meraviglia della vita, gustare la grande gioia di essere vivi. Questo è davvero l’insegnamento fondamentale della vita.
Sarebbe assurdo avere tanta paura della morte al punto di deprimersi o disperarsi al primo sintomo di malattia o al minimo incidente; allo stesso tempo, però, non credo a chi dice che non gli importa di rischiare la vita o di non avere affatto paura di morire: non è che spavalderia.
La cosa più spaventosa di tutte è la morte interiore o spirituale - cioè perdere il desiderio di condurre un’esistenza veramente realizzata e significativa. Norman Cousins, soprannominato “la coscienza d’America”, giunse alla seguente conclusione, basata sull’esperienza di aver superato diverse gravi malattie: «La morte non è la tragedia principale della vita. La vera tragedia fondamentale è perdere la propria personalità».
Nessuno può sfuggire alla morte, ragion per cui quando si è determinati a vivere con forza ogni istante, a far brillare il momento presente vivendo fedeli a se stessi e conducendo un’esistenza veramente umana, allora si diventa capaci di tirar fuori una forza immensa, manifestando allo stesso tempo una grande considerazione per gli altri. In questo consistono la mistica natura della vita e la Via di mezzo. Il Buddismo è un sistema filosofico che insegna questo fondamentale modo di vivere.
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