Il Sutra del Loto #158 (Parte seconda di due)

Da un certo punto di vista, il Buddismo è una filosofia che aiuta le persone a diventare autosufficienti, un insegnamento che spiega come crescere grazie allo sforzo personale. Non possiamo sviluppare uno stato vitale veramente profondo se dipendiamo dal nostro maestro.
Allo stesso tempo, il Buddismo insegna anche il rispetto per gli esseri umani. Ricercando, con il pensiero e le azioni, il Budda che ottenne la condizione suprema come essere umano, possiamo sviluppare dentro di noi il suo stesso stato vitale. Questo è il principio buddista di maestro e discepolo. Per gli esseri umani è estremamente difficile sia stabilire un forte io che manifestare vero rispetto per gli altri. Chi possiede un forte spirito di indipendenza tende a guardare gli altri dall’alto in basso; per contro, chi sa rispettare gli altri a volte si affida alle altre persone fino a diventare incapace di autodisciplinarsi. Entrambi i casi denotano mancanza di maturità.
A questo proposito, devo dire che gli studiosi e i responsabili di tutto il mondo con cui ho stretto legami di amicizia sono persone estremamente indipendenti che compiono sforzi prodigiosi nei rispettivi campi. Inoltre nei contatti personali si rivelano umili e dotati di una personalità fresca e piena di rispetto per gli altri. Nelle persone di levatura superiore, l’autosufficienza e il rispetto per gli altri vanno perfettamente d’accordo.


Il Buddismo è la strada che permette alle persone di sviluppare la suprema personalità del Budda. Oserei dire che molti dei problemi fondamentali della società moderna si riducono alla fine a questioni di educazione umanistica e di coltivazione del carattere così come spiega il Buddismo.
Il brano del sutra che stiamo studiando parla di persone «avide a causa dei cinque desideri». Mi sembra che questo descriva perfettamente la situazione odierna, giacché viviamo, per così dire, in una “società del desiderio”.
Una società che non ricerca ideali elevati ed un elevato modo di vivere sarà gradualmente minata da desideri meschini. Questa mancanza di rettitudine della società adulta ha un impatto negativo sui figli. Direi quindi che «avide a causa dei cinque desideri, si fanno intrappolare da pensieri ed idee illusori» riassuma i mali delle persone nella società odierna, compresa la crisi dell’istruzione, che risiedono nella mancanza di filosofia e principi per controllare e dirigere correttamente i “cinque desideri”.
Shakyamuni disse che sarebbe entrato nel nirvana per curare le persone da queste “malattie” fondamentali. Una volta compresa la tendenza del cuore umano ad essere inesorabilmente attratto da ciò che è superficiale, egli espose il suo insegnamento per guidare le persone verso lo stato vitale del Budda, elevato come i monti dell’Himalaya. La grande missione del Buddismo consiste proprio in questo: coltivare e sviluppare il carattere.
Alla luce di ciò, per un discepolo desiderare soltanto di stare sempre con il maestro non è lo spirito corretto. La sua via è piuttosto abbracciare l’insegnamento del maestro, lottando con tutte le forze da praticante autonomo.
Tra i discepoli di Josei Toda, alcuni si limitavano a crogiolarsi nella grande compassione del loro maestro; altri, solo perché si trovavano vicino a Toda, approfittavano della sua autorità comportandosi con arroganza, altri ancora, quando la situazione si fece difficile lo abbandonarono, schernendolo volgarmente per il fallimento dei suoi affari o per chissà che altro.
Costoro erano persone che, secondo le parole del sutra, erano diventate “arroganti ed egoiste”, nutrendo ben poca gratitudine per avere incontrato un maestro più unico che raro. Esse non “potevano capire quanto sia difficile incontrare” un tale maestro e “non sentivano riverenza nei suoi confronti”.
Il presidente Toda fu il più grande maestro che si possa avere. Comprendendo ciò a fondo, ho vissuto nel preciso spirito della relazione maestro-discepolo. Il risultato è che oggi niente e nessuno può sconfiggermi e che la Soka Gakkai ha goduto di un enorme sviluppo come aveva previsto Toda, anzi, si è sviluppata ancora di più. Voglio che i miei amici della Divisione giovani, in particolare, incidano profondamente nella loro vita questa solenne storia di lotte e di trionfi.
Il punto cruciale è la nostra determinazione a ereditare per intero lo spirito del maestro. La nostra preghiera è lottare per essere degni successori di tale spirito, come Shakyamuni cerca di spiegare in questa parte del sutra.
Il suo insegnamento di non dipendere dagli altri, coltivando lo spirito di ricerca, potrebbe apparire severo, ciononostante non possiamo che essere profondamente toccati dalla sua com- passione, profonda come l’oceano, di elevare ognuno al suo stesso stato vitale, quello della Buddità.
«Miei discepoli, sviluppate un forte io». Questo era il grido dello spirito di Shakyamuni, la grande guida dell’umanità.
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