Dissonanze consonanze e sinfonie

Le basi della filosofia buddista: itai doshin

C’è una immagine che più di ogni altra, probabilmente, si può associare al principio buddista di itai doshin (diversi nell’individualità con uno scopo comune), ed è quella di un’orchestra. Se ci soffermiamo un momento su quello che arriva alle nostre orecchie, la prima impressione che abbiamo è quella di un tutto, complesso e articolato. Ma un esame più attento ci porta a considerare come questo “tutto” sia in realtà un insieme, fatto da tante individualità diverse. Ogni strumento realizza il suo compito, mettendosi a disposizione degli altri per contribuire alla riuscita dell’opera. Viene da chiedersi quali siano le condizioni necessarie perché questo possa avvenire. Conoscere la musica, applicarsi allo studio dello strumento, cercare sempre di migliorarsi. Chi fa il musicista lo sa bene: si tratta di un lavoro quotidiano, fatto di alti e bassi, di soddisfazioni e sofferenze. E non è forse quello che accade normalmente nella vita delle persone? E itai doshin in fondo parla proprio di questo.
Intanto vediamone il significato letterale.


I sta per diversità, differenza; tai sta per corpi, individualità; do significa stessa, comune, uguale; shin, mente, idea, desiderio, scopo. Volendo ci si può anche divertire a scomporre e ricomporre questi quattro ideogrammi in forme diverse, tipo dotai ishin, stesso corpo, individualità, ma scopi o desideri diversi. Oppure itai ishin, diverse individualità e diversi scopi. Insomma, possibilità varie. Ma cerchiamo di vedere a cosa ci può servire questo principio nella vita di tutti i giorni. Quindi andiamo per ordine.
Uno degli aspetti più affascinanti del Buddismo di Nichiren Daishonin è la sua estraneità a forme di massificazione o appiattimento. Molti se non tutti i fondamenti di questo insegnamento portano verso la completa emancipazione di ogni individuo nella sua diversità. In verità, un pericolo c’è, in questa visione della vita, ed è evidentemente quello dell’individualismo, dell’egocentrismo, del non riconoscimento dell’”altro”. L’esperienza personale dimostra sempre come questo tipo di atteggiamento porti chiusura e solitudine. In questo senso, molto può fare l’impegno, da principio forse non del tutto consapevole, all’interno di quella che viene chiamata l’attività buddista. Partecipare al movimento di propagazione e di approfondimento del Buddismo aiuta ogni strumento a entrare in un’orchestra. Si dice spesso che sia importante avere scopi, sia nell’ambito della vita personale che in quello più ampio dell’attività buddista. Da qui può partire il lavoro per una crescente scoperta di quanto sia vitale un rapporto corretto e costruttivo con gli altri. In termini un po’ pomposi si potrebbe dire che questo è il progressivo avvicinamento all’idea di kosen-rufu, ma molto più semplicemente ci sentiamo di affermare che la nostra apertura verso gli altri produce una crescita e uno sviluppo personale assolutamente impensabile.
Dal punto di vista del Buddismo le differenze non solo non sono negate ma addirittura diventano un patrimonio. Non si può pensare di livellare le individualità secondo un qualche schema preordinato, non sarebbe possibile né tantomeno corretto. Anzi, proprio perché ognuno ha le sue specificità, il Buddismo può diventare un catalizzatore per il miglioramento e lo sviluppo. Il nostro compito principale, in sostanza, è quello di dare qualità alle nostre “diversità”, renderle utili, costruttive. Volendo sintetizzare, lavorare dentro per il fuori, e viceversa. Solo quando il violino, con tutto il suo bagaglio di capacità e caratteristiche, suona come un violino, dando il meglio di sé, allora l’orchestra gode pienamente del suo apporto. E questo vale per ogni strumento.
Vale anche la pena di sottolineare che il confronto con gli altri non sempre è senza spine. Anzi, proprio perchè siamo diversi anche il modo di vedere la vita può essere diverso. Esprimere le proprie convinzioni e le proprie idee ha un valore infinito, se alla base riusciamo a metterci un desiderio positivo, una volontà di crescere, di dare il proprio contributo alla soluzione dei problemi. Un consiglio che Mitsuhiro Kaneda ha ripetuto spesso è che va bene anche litigare, se l’obiettivo è superare un ostacolo.
C’ è una chiave universale, per aprire la porta del dialogo costruttivo. E’ lo “spirito di ricerca”. Potremmo paragonarlo al perpetuo movimento dell’universo, anzi si potrebbe dire che ne è l’essenza stessa.
Dice il presidente Ikeda a questo proposito: «Nichiren Daishonin scrive: “[Il Sutra del Loto] è come l’acqua di un grande oceano e una singola goccia di esso contiene l’acqua di innumerevoli fiumi e ruscelli”. L’intero è incluso nelle sue parti. Tutti i tesori dell’universo sono presenti in ogni individuo. L’avventura di una creazione di valore infinito comincia dalle azioni di una singola persona».
Questa riflessione ne fa scaturire un’altra, molto importante anche se all’apparenza forse dolorosa. Non sempre quello che pensiamo o facciamo è positivo. Le sofferenze ne sono la cartina di tornasole. E a volte queste sofferenze vanno avanti uguali a se stesse per anni. Da qualche parte, quindi, c’è un blocco, qualcosa che non quadra. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che nessuno è predestinato eternamente e inevitabilmente alla sofferenza. Chiunque può manifestare la propria natura di Budda in qualsiasi momento, intendendo con ciò la possibilità di vincere sulle proprie tendenze negative. Ma diventa fondamentale trasformare lo “spirito di ricerca” teorico in un atteggiamento di sfida nei confronti di ciò che impedisce la crescita.
Diventa inevitabile porsi la questione sollevata nel Gosho Itai doshin da Nichiren Daishonin quando dice: «Perfino una sola persona, se ha scopi contrastanti, finirà sicuramente per fallire». Prendere coscienza di quello che siamo e di quello che si agita dentro di noi deve essere non la strada per la frustrazione continua ma l’apertura per la trasformazione. Se lo scopo è progredire, allora diventa indispensabile individuare e trasformare i lati più oscuri di noi stessi. Dice ancora il presidente Ikeda: «La vita non è una sorta di semplice meccanismo governato solo dalle leggi fisiche di causa ed effetto. È naturale che gli esseri viventi, in quanto fatti di materia, abbiano anche un aspetto meccanico, ma la vita nutre il desiderio fondamentale di creare valore. Il valore è una nozione relativa e in questo mondo, le basi della filosofia buddista che è un tessuto di relazioni, la vita cerca continuamente di creare relazioni sempre migliori, cioè di valore sempre maggiore».
In realtà, tentare di fermare questo processo crea conflitti, sia dentro di noi che all’esterno. E forse per capire meglio in che campo ci stiamo muovendo, conviene affrontare la questione di doshin, stessa mente, desiderio, scopo.
Sempre nel Gosho Itai doshin si legge: «[...], io credo che, sebbene Nichiren e i suoi discepoli siano pochi di numero, poiché agiscono in itai doshin, realizzeranno la loro grande missione di propagare il Sutra del Loto».
In virtù delle considerazioni precedenti sulla diversità, diventa norma- le convenire sul fatto che lo stesso scopo sia propagare il Sutra del Loto. In altre parole: cercare il proprio automiglioramento personale attraverso la pratica buddista, il progressivo approfondimento della fede, della pratica e dello studio del Buddismo e il verificare come questo insegnamento abbia come unico scopo quello di permettere a chiunque di diventare un ottimo essere umano, tutto questo chiude un cerchio. Il desiderio di farne partecipi gli altri, insegnare ai nostri amici come si pratica, recitare Daimoku insieme a loro, studiare con loro gli insegnamenti buddisti per metterli in pratica nel modo più corretto, diventa il comportamento del Budda che insegna la Legge. Nei momenti che precedono l’esecuzione di un brano musicale, ogni strumento suona per conto suo, accordandosi con il la emesso dall’oboe. Un turbinio di suoni diversi, per niente armonici, anzi quasi fastidiosi per chi ascolta. Ma quando lo scopo si fa chiaro e preciso, e ognuno decide di dare il suo contributo, ecco che veramente ognuno diventa parte di un tutto. Dice il presidente Ikeda: «...ogni singola cosa dotata di esistenza è degna di supremo rispetto, in quanto possiede il tesoro dell’intero universo». Coltivare il proprio “strumento”, unico e insostituibile, è forse la strada per realizzare ogni scopo, così come ci chiede Nichiren Daishonin.
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Commenti

  1. Ciao! Complimenti e grazie per il blog. Permettimi un suggerimento: sarebbe importante scrivere, in calce ad ogni articolo (e/o mettere un link), la fonte dal quale e' stato tratto. Perche' e' sempre importante stabilire la provenienza per accertarne la sua affidabilita'. Grazie ancora.

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  2. Come spiegato nella "Informazione" della sidebar a destra: "I post con il tag n.r. sono tratti dalla rivista "Il Nuovo Rinascimento". Parte di essi provengono dal sito della sgi-italia e altri da articoli non digitalizzati."
    Quasi il 99% di questi post non sono "linkabili" in quanto non esistono in rete ma solo in cartaceo.

    Ciao!

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