AliceB ha detto...

dossier le storia del budda

Sulla via del cambiamento

Non riesco a distinguere dove finisco io e dove iniziano gli altri, e per Altri intendo chi, di mese in mese mi dedica attenzioni. Ho bisogno di coccole e cerco sesso, e poi non era quello che volevo. Quando mi fisso su qualcuno, seppur consapevole che sto cercando la cosa sbagliata, diventa un punto fisso e non riesco a fare nulla per cambiare questa situazione, finchè raggiungo l’obiettivo (quello sbagliato) e perdo tutto. Non sono capace di costruire una relazione perché sono terrorizzata, ho paura a condividere e a fidarmi e non voglio che si faccia affidamento su di me perché credo di non essere capace di fare qualcosa per gli altri, in questo momento.


Chi mi sta aiutando a cercare la mia interiorità non chiede nulla in cambio, ma è l’oggetto dei miei desideri dettati da ANIMALITA’ e AVIDITA’, che si sono manifestati prima che iniziasse ad aiutarmi, e non ha funzionato, evidentemente non era quel che doveva succedere, ma è una nuova sfida e desidero portarmelo sotto le coperte, anche se so che non mi aiuterà. Cerco uomini con cui so non essere possibile costruire nulla, così non c’è pericolo che debba aver paura, non devo scappare ma non ho nessuno che mi stia vicino in questi momenti di sconforto e di malattia (non grave ma che ha lasciato paura e spossatezza, terrore che possa ripresentarsi, senza preavviso come sempre), nessuno che mi ami (a parte la mamma) incondizionatamente. Mi manca quella sensazione di essere amata e di amare, quando non esiste malattia che tenga e felicità più grande. Recito Daimoku ogni mattina e mi aiuta, ma è faticoso entrare in contatto con me stessa, scandagliare quelle profondità nere e buie che contengono le cattiverie fatte e pensate, sono svuotata e non riesco a riscattarmi se non poco poco, in un mondo di umanità quando la giornata va bene bene. Ho scelto che lavoro fare in un momento positivo in cui c’era la giusta distanza tra me e il mondo,in cui mi alzavo felice di andare a lavorare. Poi ho intrapreso il percorso formativo in un mondo di Collera, ”per me sarà una passeggiata” e “spiccherò sulla classe, sono troppo forte”. ERRORE ed ORRORE. Ho studiato quando avrei dovuto fermarmi a riflettere sul fatto che avevo sottovalutato i miei limiti, accettando un lavoro pesantissimo che non mi piaceva per il solo fatto di poter restare con il mio gruppo lavorativo, perché ero lusingata della fiducia accordatami assegnandomi quel compito. Non ho saputo dire di no. Ho lavorato 10 ore al giorno,ho disintegrato la mia vita sociale, la mia autostima e la mia forza interiore. Mi sono ammalata più volte, ed ora mi chiedo DOV’E’ CHE NON DOVEVO ANDARE? IL MIO CORPO MI HA PARLATO ED IO NON HO ASCOLTATO. Ho tenuto duro ed ho finito il percorso formativo perché so che quando starò meglio vorrò ricominciare ad occuparmi degli altri, ed ho tanto desiderato il mio titolo di studio. Avrei voluto fuggire lontano. Vorrei rinascere, riattivarmi e cerco di farlo tramite la pratica, talvolta ho l’impressione di farlo perché questo mi dà l’opportunità di vedere colui che mi ha introdotta al Buddismo (ed eventualmente introdurlo nel letto), poi scaccio “l’Amico Maligno” che mi suggerisce queste cose, e penso che lo faccio per me, quando prego da sola la mattina lo faccio PER ME! Ed allora l’Amico Maligno cerca un’altra strada e mi sussurra “non guarirai mai, non sarai mai più come prima”, e qua diventa difficile davvero farlo tacere, piango e mi dispero, consapevole che ci sono persone che stanno moooolto peggio e sono comunque più felici di me. Costanza e pazienza,ecco cosa mi serve, tutto cambia e tutto passa (se mi impegno, io cambio le cose,altrimenti gli avvenimenti mi travolgeranno), saperlo e metterlo in pratica sono cose diverse che implicano sforzi differenti. Spesso predico bene e razzolo male! Un cambiamento è già in atto, un anno fa non avrei ascoltato una sola parola sul Buddismo, ed ora eccomi qua!

(Commento del 20 giugno 2012)
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