Prendevo veleno, ora vendo medicine


Uscire dagli alti e bassi dell’eroina, si sa, non è una cosa facile. Ma a forza di colpi a testa bassa, grazie a una ritrovata fiducia in se stessi, si può ottenere l’inimmaginabile. Anche di mettersi a lavorare come informatore scientifico o di aiutare i tossicodipendenti.

Sono trascorsi ormai sette anni da quando ho cominciato a praticare il Buddismo e la mia vita si è talmente trasformata, che mi sembra quasi di parlare di un’altra persona.
Dopo la maturità non avevo voluto affrontare il difficile mondo dell’università, né tantomeno mi cercai una qualificazione professionale. Passavo da un lavoro stagionale all’altro sentendomi ogni volta più insoddisfatto; cadevo sempre più in basso, facevo uso di droghe di ogni tipo, finché cominciai a bucarmi, a rubare, a spacciare, fino agli inevitabili problemi con la giustizia.
Rifugiandomi nel mondo delle droghe tentavo di fuggire da ogni difficoltà, dai problemi e dalle responsabilità. Mi rintanai allora in una casa di montagna per due anni, mentre i miei amici e compagni di sventura intraprendevano coraggiosamente la strada della comunità terapeutica. Chiaro, che al mio rientro in città, i problemi dai quali ero fuggito si ripresentarono in modo ancora più forte: non avevo un lavoro fisso e, in un momento di sconforto perché la mia ragazza mi aveva lasciato, ricominciai a fare uso di eroina.

Nel maggio 2002, il periodo più infernale della mia vita, mi parlarono del Buddismo del Daishonin. E io iniziai a recitare Daimoku quasi tutti i giorni. Vidi subito dei risultati: un nuovo lavoro, seppur stagionale, e un rapporto migliore con le altre persone, compresa la mia ex ragazza. Tuttavia la mia battaglia contro la droga era appena iniziata: ancora non riuscivo a vivere senza la “roba” o il metadone. Dopo qualche mese accadde ciò che sembrava inevitabile: smisi di praticare e spinto dai miei familiari iniziai un programma terapeutico in una comunità diurna, che sarebbe durato più di due anni. Nei primi tre mesi fu un’esperienza terribile: i metodi erano molto severi e i miei volevano che vendessi il mio mini-appartamento, l’unica cosa importante che mi era rimasta. Mi sentii messo alle strette, così decisi finalmente di uscire da quest’incubo ricominciando a praticare il Buddismo con più assiduità di prima.
Successivamente abbandonai la terapia. Iniziai così a recitare regolarmente una o due ore di Daimoku e a studiare la filosofia buddista. La sofferenza non era ancora finita: non trovavo un lavoro e spesso ricadevo nell’eroina. Certi giorni recitavo anche tre, quattro ore di Daimoku, ma spesso mi sembrava di non cavare un ragno da un buco. Anche se venivo sopraffatto dalle mia negatività perseveravo, incoraggiato da una frase di Gosho: «La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede». Decisi di andare fino in fondo.
Chiesi un consiglio a Kanzaki, che mi suggerì di recitare Daimoku insieme a persone con una salda fede. Lo feci. Incredibilmente, dopo pochi giorni il mio corpo e la mia mente iniziarono a rifiutare qualsiasi sostanza, in modo del tutto naturale e senza sofferenza. Il mio stato vitale e le mie forze aumentavano di giorno in giorno e quindi non c’era più bisogno di ricevere una carica dall’esterno; anzi l’alterazione mentale provocata dall’assunzione di droga era in netto contrasto con la mia crescita.
Incrementai il mio sforzo recitando due ore di Daimoku ogni giorno. Dopo due mesi trovai il mio primo lavoro fisso, facevo l’assistente agli handicappati e agli invalidi. Da quel giorno mi sono impegnato al massimo sia nella pratica individuale, sia nell’attività per gli altri, mi sono rimesso in ottima forma fisica, aiutato anche da un’intensa attività sportiva all’aperto e dal superamento del vizio del fumo.
Ma non ero ancora soddisfatto. Il mio lavoro, anche se molto importante dal punto di vista umano, non era ben retribuito e non offriva sviluppi futuri. Decisi di dare il mio massimo nelle attività di soka-han e di impegnarmi nella ristrutturazione del Centro culturale di Milano. L’anno successivo, una delle aziende farmaceutiche più importanti d’Italia mi assunse come informatore scientifico. Il mio stipendio quadruplicò e, stando a contatto con il mondo della medicina, acquisii nuove conoscenze scientifiche e una rinnovata fiducia in me stesso.
Nel 2006 fui vittima di un grosso incidente d’auto. Un tir passato ad un semaforo rosso, mi centrò in pieno distruggendo la macchina, ma io, fortunatamente, non riportai neanche un graffio. Da quel giorno iniziai a recitare Daimoku nutrendo un sentimento di ringraziamento per la grande protezione ricevuta. Ero rimasto senza l’auto per lavorare; ma quell’incidente fu l’occasione per mettere alla prova la mia fortuna. Dopo poco tempo ricevetti una somma tale da poter comprare un’auto più bella della precedente. Sempre in quel periodo partecipai, per la prima volta, a un corso a Trets e successivamente assunsi la responsabilità di un gruppo. E quasi contemporaneamente ottenni la riabilitazione dalla Pretura, riacquistando tutti i diritti civili e ripulendo la fedina penale.
Negli ultimi mesi il mio lavoro ha registrato un ulteriore miglioramento: collaboro con la direzione della propaganda e sempre più spesso viene dato ascolto ai miei suggerimenti riguardanti le strategie di vendita. Sono ogni giorno più convinto che, come dice il presidente Ikeda, possiamo «diventare i migliori della nazione nei nostri rispettivi campi d’azione». Ho potuto anche realizzare uno dei miei sogni: ho venduto il mio mini-appartamento e ne ho comprato uno più grande, con tre stanze di cui una per il Gohonzon. Inoltre, tre miei amici hanno iniziato a praticare il Buddismo e anche loro stanno ottenendo grandissimi miglioramenti sul lavoro.
Fino a due anni fa nella mia vita c’era però ancora molta sofferenza, perché non riuscivo a trovare una compagna. Inoltre, sentivo molto forte il desiderio di aiutare chi aveva bisogno, in particolare i tossicodipendenti, miei vecchi compagni di sventura, che ancora non erano riusciti a recidere il loro legame con la droga. Ma mentre in passato venivo sconfitto dalle prime difficoltà ed indietreggiavo ogni volta che dovevo impegnarmi veramente, ora sono combattivo e cerco di andare fino in fondo.
Durante un corso invernale del Triveneto, lo stesso Kanzaki disse che la vera felicità si poteva trovare solo dedicandosi agli altri e che era importante ampliare la nostra attività impegnandoci in prima persona nel sociale, facendo, ad esempio, del volontariato. Mi ritrovai ben presto a seguire questo consiglio. In quel periodo incontrai Elisa, la ragazza con cui ora convivo, e ho anche iniziato a collaborare con un’associazione che gestisce una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Il fatto di aver vissuto personalmente questa esperienza in passato mi permette di aiutare e incoraggiare queste persone, in modo diverso da un terapeuta o da un assistente sociale. Inoltre, è ormai un anno che ho fondato una cooperativa di solidarietà sociale che si propone di reinserire nel mondo del lavoro gli ex-tossicodipendenti che abbiano concluso la loro terapia in comunità. Oggi disponiamo di un magazzino di 200 metri quadrati, con annesso anche un bel laboratorio artigianale.
Ho scoperto che grazie alla pratica buddista è possibile portare avanti diverse attività in vari ambiti riuscendo a non trascurarne nessuna. E se in poco tempo ho ricevuto tanti benefici e sostenuto tante persone nel loro cammino, cosa potrà accadere in futuro? Voglio far conoscere questa pratica a tantissime persone, come dice questo passo di Gosho: «I benefici che derivano dall’aprire gli occhi anche di una sola persona cieca sono al di là di ogni descrizione. Com’è possibile quindi descrivere i benefici che vengono dall’aprire gli occhi ciechi di tutto il popolo giapponese e dal donare la vista a tutti gli esseri umani della terra?». Oggi desidero impegnarmi sempre più nel migliorare me stesso, e poter così incoraggiare un numero ancora più grande di persone. (A. B.)(dati modificati)
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