Il Sutra del Loto #155

La pratica di rispettare gli altri

Qual è la via del bodhisattva praticata da Shakyamuni nel remoto passato? Essa è indicata in parte dalla pratica del bodhisattva Fukyo (Colui che Non Disprezza Mai), nome di Shakyamuni in una precedente esistenza, quando svolgeva le pratiche del bodhisattva durante l’epoca di decadenza dopo la morte del Budda Ionno (Re del Suono Meraviglioso). Questo episodio viene descritto nel Sutra del Loto.
Il Daishonin afferma: «La parola “Io” qui si riferisce al Budda che stava realizzando la vera causa della sua Illuminazione originale. Questo brano su come il Budda “in origine praticò la via del bodhisattva” indica pratiche come quelle del bodhisattva Fukyo» (Gosho Zenshu, pag. 768).
La pratica del bodhisattva Fukyo corrisponde quindi alla via del bodhisattva di Shakyamuni, il praticante della vera causa. Ogni volta che incontrava qualcuno, Fukyo gli faceva un gesto di riverenza esclamando: «Io ti rispetto profondamente», poiché riconosceva in ogni persona la potenzialità di un Budda. La sua pratica era basata su un sentimento di profondissima compassione per i suoi simili.


Il rispetto degli altri, che costituisce la pratica suprema per coltivare e apprezzare la dignità della vita, era una parte importante della via del bodhisattva praticata da Shakyamuni nel remoto passato. Fukyo perseverò sinceramente nel mettere in pratica questa fede nella dignità della vita. Ma poiché viveva in un’epoca impura e corrotta, le persone non riuscivano a comprendere le sue nobili azioni. In un’epoca corrotta vi sono molte persone arroganti che deridono chi è veramente grande, cercando spudoratamente ogni possibile astuzia per apparire grandi loro stesse, e ripagare con la persecuzione un uomo giusto che rifiuta di abbandonare le proprie convinzioni. Ma Fukyo, bastonato e preso a sassate adottò un’interessante strategia. Quando lo scacciavano si ritirava un po’, ma senza andarsene del tutto. Una volta fuori dalla portata di pietre e bastoni, si girava e ricominciava a svolgere la sua pratica di venerazione dicendo: «Io vi rispetto profondamente».
Egli agiva in modo molto elastico: non si sottometteva, né contrattaccava, non era né codardo, né fanaticamente eroico, ma nella sua flessibilità pulsava una grande forza. Pur incontrando grandi persecuzioni, egli non vacillò né arretrò mai nella fede. Sostenere la Legge mistica significa in un certo senso mettere in pratica la propria convinzione; per il bodhisattva Fukyo questa fu la causa per ottenere la Buddità e rinascere successivamente come Budda Shakyamuni.
Una pratica come la sua – allegra, tenace e svolta fra la gente – è la vera causa per l’ottenimento della Buddità, e mi pare che esemplifichi chiaramente la pratica originale di Shakyamuni quando seguiva la via del bodhisattva nel remoto passato. Discutere e lodare la Legge mistica tra le persone approfondisce la fede individuale e a lungo andare permette di ottenere il vero effetto della Buddità. La pratica stessa è mistica.
Tsunesaburo Makiguchi, primo presidente della Soka Gakkai, disse: «Come chi non ha una vita quotidiana non ne capirà i princìpi, così coloro che nella vita perseguono un piccolo o un medio bene non potranno comprendere il modo di vivere di chi persegue un grande bene. Senza praticare è impossibile nutrire una fede vera».
Solo svolgendo la pratica del bodhisattva possiamo comprendere la vera fede e manifestarne l’incommensurabile beneficio. Un modo di vivere basato sul principio della vera causa è quello di chi pratica fra la gente senza darsi arie. Non c’è nessun bisogno di “fare scena”. Dare sinceramente agli altri serenità e piantare nei loro cuori i semi della felicità attraverso azioni genuine: questa è la pratica del bodhisattva della vera causa.
Nichiren Daishonin è il Budda del principio mistico della vera causa che, pur essendo il Budda originale, praticò sempre la via del bodhisattva come comune mortale. La persona comune è suprema: questa è l’essenza del Buddismo di Nichiren Daishonin.
Perfino dopo aver lasciato il ruolo transitorio di bodhisattva Jogyo, e rivelato la sua identità di Budda originale, all’ epoca della persecuzione di Tatsunokuchi, Nichiren Daishonin non mostrò alcuna caratteristica fisica speciale, come i trentadue attributi del Budda. Ciononostante, la Legge di kuon ganjo ardeva luminosa nel suo cuore ed egli svolse le azioni del Budda originale per le persone dei diecimila anni dell’Ultimo giorno, manifestando quella profonda umanità che significava per lui abbandonare il transitorio e rivelare il vero.
La nostra pratica buddista non riverisce il vero effetto. Poiché abbracciare la Legge mistica è già Illuminazione, abbracciando il Gohonzon manifestiamo direttamente il mondo di Buddità nella nostra vita. La pratica del bodhisattva del Buddismo della vera causa consiste nel tuffarsi a capofitto nella società dominata dai nove mondi, basandosi sullo stato vitale della Buddità. Essa richiede cioè una continua sinergia fra la pratica per se stessi, Gongyo e Daimoku, e la pratica per gli altri, vale a dire la diffusione della Legge mistica. Di conseguenza, il Buddismo della vera causa esiste nel modo di vivere di chi si sforza senza tregua di migliorare il proprio ambiente e far progredire la società e l’epoca in cui vive. I principi secondo i quali “la fede si manifesta nella vita quotidiana” e “il Buddismo si manifesta nella società” sono dunque centrali per il Buddismo di Nichiren Daishonin.
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