Là, dove nasce la fortuna

di Kazuo Fujii

«Pratico il Buddismo di Nichiren Daishonin da vent’anni e sono disoccupato e senza soldi. Come si spiega dal momento che praticando si dovrebbe accumulare fortuna?»

Ci sono tre aspetti da considerare. In primo luogo bisogna riflettere sul fatto che i risultati positivi non dipendono direttamente dagli anni di pratica ma della qualità del Daimoku e dell’attività svolta: è la profondità della pratica che porta a trasformare gli aspetti negativi della nostra vita. Il principio buddista hosshaku kempon dice che è possibile liberarsi dell’io provvisorio e oscurato per arrivare a rivelare la vera identità. Anche se, in senso stretto, si riferisce a chi ha già realizzato appieno la propria natura di Budda, è certo che chiunque può arrivare a liberarsi dagli aspetti negativi della propria esistenza. La differenza fra noi e un Budda è che noi siamo in grado di rivelare e mantenere la nostra vera identità solo in percentuale minima. Oscilliamo costantemente. Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo la nostra tendenza fondamentale passa a una condizione più alta. Così, per quanto il nostro stato vitale possa essere fluttuante, la tendenza fondamentale della nostra vita si stabilizza su un livello mediamente più alto. In linea di principio potremmo sperimentare hosshaku kempon in pochi minuti: una profonda consapevolezza, una forte determinazione, e non tornare mai più indietro a come eravamo. Nei fatti non è così facile. Ma una comprensione profonda del problema e una forte decisione basata sul Daimoku trasformano realmente le tendenze negative assunte dalla nostra vita. Tutto dipende dalla qualità e dalla profondità della pratica individuale. Ma è anche vero che per raggiungere livelli notevoli di profondità serve una buona preparazione. E quanto più a lungo praticheremo con impegno, tanto più saremo in grado di cambiare le nostre tendenze negative.


In altre parole, anche se puoi dire di avere praticato per venti o trent’anni ciò che conta è la determinazione con cui l’hai fatto. Hai guardato veramente dentro di te? Quanto hai riflettuto su te stesso? Hai affrontato le tue debolezze? Le hai sfidate, provando davvero a cambiarle? Da questo dipende la misura in cui riusciamo a cambiare il nostro karma. Anche recitando tre ore ogni giorno, quello che conta è il valore di ogni Daimoku. Vale, per modo di dire, cento o mille lire? Se in termini di qualità ne vale cento allora avere recitato tre ore non equivale ad avere messo da parte molti soldi. Il modo migliore per creare fortuna è recitare per un lungo periodo con costanza, basando le proprie azioni su un Daimoku determinato. Comportarsi in questo modo sviluppa un aspetto primario nella pratica buddista: lo spirito di ricerca. E ciò che dovremmo ricercare, piuttosto che i vantaggi materiali, sono soprattutto i cosiddetti benefici invisibili. «I maggiori benefici della Legge mistica – dice Daisaku Ikeda – sono invisibili. Quando recitiamo per realizzare uno scopo, anche se le preghiere non sembrano ottenere risposte immediate, il risultato positivo non mancherà di arrivare al momento opportuno. L’acqua che scorre sotto terra prima o poi trova un punto di emersione; un seme piantato deve aspettare l’arrivo della primavera per dare i suoi frutti. Ci vuole un certo tempo perché un germoglio diventi una pianta alta e robusta. Buddismo significa ragione, perciò continuare a impegnarsi è decisivo. Anche se una persona ha praticato con fervore, se abbandona la fede non può ottenere i veri benefici della Legge mistica».

Che cosa si intende per fortuna?

I soldi sono necessari per vivere ma non garantiscono la felicità. La salute, fisica e mentale, è un fattore molto più determinante da questo punto di vista; così come lo sono buone relazioni: viviamo in una società e non possiamo stare isolati. Ma ancora più importante del rapporto che abbiamo con altri è quello che si stabilisce con se stessi. Qui sta la chiave decisiva. Nel Gosho I tre tipi di tesori Nichiren Daishonin scrive che i tesori del cuore sono più importanti dei tesori di un forziere. Aspetti come la speranza, la fantasia, la compassione, il coraggio, ma anche una profonda sicurezza in se stessi e forme di autorispetto fanno parte dei tesori del cuore. E si tratta di qualità invisibili che ognuno può creare e accumulare dentro di sé. Purtroppo nella società in cui viviamo non c’è una consapevolezza diffusa dell’importanza che rivestono.
Personalmente credo che chi ha speranza, compassione, coraggio e rispetto per se stesso, anche se si ammala o se ha problemi di soldi o relazioni difficili – per esempio con il padre o con il partner – può sempre immaginare e quindi realizzare un futuro migliore. In questo senso, da un punto di vista buddista, la “fortuna” dipende dal modo in cui vediamo, consideriamo e rispettiamo noi stessi, da quanta fiducia, compassione, rispetto e fantasia abbiamo. In genere, quando si parla di fortuna le persone pensano a qualcosa di tangibile ed esterno come i soldi, la posizione sociale, la casa o i figli. Ma la vera fortuna si coltiva sol- tanto nel proprio cuore.

Interessi pubblici e privati

Infine, veniamo alla questione del denaro. Che si pratichi o no il Buddismo, si possono avere molti o pochi soldi, ma ciò che conta è il valore che gli attribuiamo e l’uso che ne facciamo. Ci sono persone, per esempio, che spendono velocemente tutto quello che hanno. Un comportamento simile non è certo indice di equilibrio e di lungimiranza nei confronti del denaro; non è un modo per averne rispetto.
Penso che in teoria sia possibile ottenere tutta la ricchezza e il sapere che si vuole, ma il punto cruciale è ampia, alle tasse e al modo in cui i soldi dei cittadini vengono raccolti e spesi. Nelle società industrializzate non sempre c’è un equo sistema di tassazione e di impiego delle risorse, ma se decidessimo di non pagare più tasse la nostra sicurezza, come persone singole e come nazione, potrebbe essere distrutta; anche per questo è necessario sviluppare una visione più equilibrata, che tenga in giusto conto gli interessi privati e quelli pubblici o internazionali. Quando il presidente Ikeda parlava di kosen-rufu come del tempo dell’umanesimo socialista, si riferiva anche alla necessità di costruire una prospettiva pubblica in cui gli interessi dello Stato e quelli privati potessero trovare un giusto equilibrio, anche da un punto di vista finanziario. Oggi purtroppo sono l’avidità e l’interesse individuale e privato che tendono a prevalere di gran lunga sugli interessi pubblici ed è un vero peccato.
Così, per tornare al tuo problema, si tratta prima di tutto di gestire meglio le entrate, sforzandosi di trovare un giusto equilibrio fra le proprie esigenze e quelle degli altri. Sotto questo profilo è importante avere un senso del limite. Per esempio alcuni membri della nostra associazione lo hanno sviluppato facendo attività nell’ambito della raccolta fondi per sostenere le attività per kosen-rufu. Anche se non sempre si riesce a raggiunge la cifra stabilita, quando determiniamo di avere soldi per creare valore e benessere nella società futura, cominciamo a uscire da una prospettiva avida e individualista. Se non abbiamo un atteggiamento equilibrato nei confronti del denaro, dobbiamo costruircelo. So bene che può essere più facile a dirsi che a farsi. Ma cambiare il proprio karma e costruire la cosiddetta “fortuna” è un processo continuo che richiede un grosso impegno. Così eccoci qua a pensare: «Vent’anni di pratica, niente fortuna, niente soldi». Ma dobbiamo pure cominciare da qualche parte. Per prima cosa guarda a quello che hai. Giustamente vorresti guadagnare di più, ma questo richiede impegno e non avrebbe senso versare acqua in un secchio bucato. Pensiamo prima a riparare il buco, in modo da non perdere poi nemmeno una goccia d’acqua. Anche di fronte a un buco troppo grande che non si sa come riparare non bisogna scoraggiarsi. Considerando la questione in una prospettiva globale – come insegna a fare il Buddimo – nella nostra vita ci sono molte tendenze negative e, in questo caso, si sono manifestate sotto l’aspetto finanziario. Ma, affrontando fino in fondo questo problema specifico, possiamo, anche senza rendercene conto, toccare molti altri aspetti della nostra vita.
Il Buddismo insegna a guardare ai fatti. Invece di lamentarsi o avere rimpianti bisogna imparare l’atteggiamento di honnin myo: ricominciare da adesso guardando avanti con speranza, decisi a cambiare questo karma che si manifesta come “scarse possibilità finanziarie”. Vent’anni di pratica non sono certo stati sprecati. Proprio perché hai praticato così a lungo puoi arrivare molto velocemente al nocciolo del problema.
tratto da UK Express

stampa la pagina

Commenti

  1. Ciao Panta Rei, prima di tutto grazie per tutto il materiale della Soka Gakkai che pubblichi.
    Stasera per fortuna ho trovato questo articolo proprio sulla FORTUNA, argomento che, se me lo faranno passare, tratterremo al 1° meeting di dicembre, ma leggendo la parte che parla di INTERESSI PUBBLICI E PRIVATI mi sono accorta che mancava qualche passaggio, sono andata a ricercare l'articolo (Il Nuovo Rinasc. ottobre 1997 pag. 21 e 22) ed in effetti mancava un passaggio che ho riportato sotto.
    Spero non ti risulterò antipatica per questo, ma non mi sentivo di non fartelo sapere.
    Un abbraccio, Rosi

    Interessi pubblici e privati

    Infine, veniamo alla questione del denaro. Che si pratichi o no il Buddismo, si possono avere molti o pochi soldi, ma ciò che conta è il valore che gli attribuiamo e l’uso che ne facciamo. Ci sono persone, per esempio, che spendono velocemente tutto quello che hanno. Un comportamento simile non è certo indice di equilibrio e di lungimiranza nei confronti del denaro; non è un modo per averne rispetto.
    Penso che in teoria sia possibile ottenere tutta la ricchezza e il sapere che si vuole, ma il punto cruciale come intendiamo utilizzarli. Sicuramente bisogna provvedere alla nostra sicurezza e alle nostre esigenze personali, ma non credo sia sano accumulare egoisticamente denaro, in modo fine a se stesso.
    Bisognerebbe preoccuparci di tenere in equilibrio le entrate e le spese.
    Non a caso nella zona di Kansai, in Giappone, un modo comune per dire “denaro” è oashi che alla lettera significa GAMBA. I soldi dovrebbero circolare, ma oggi la gente è diventata molto avida ed egocentrica, così il valore che attribuisce al denaro è, di conseguenza, distorto. Fatto salvo il denaro che serve al nostro mantenimento è necessario sviluppare un più profondo senso di solidarietà con gli altri.
    E’ una questione di enorme importanza se pensiamo, su scala più

    RispondiElimina
  2. Ciao Panta Rei, prima di tutto grazie per tutto il materiale della Soka Gakkai che pubblichi.
    Stasera per fortuna ho trovato questo articolo proprio sulla FORTUNA, argomento che, se me lo faranno passare, tratterremo al 1° meeting di dicembre, ma leggendo la parte che parla di INTERESSI PUBBLICI E PRIVATI mi sono accorta che mancava qualche passaggio, sono andata a ricercare l'articolo (Il Nuovo Rinasc. ottobre 1997 pag. 21 e 22) ed in effetti mancava un passaggio che ho riportato sotto.
    Spero non ti risulterò antipatica per questo, ma non mi sentivo di non fartelo sapere.
    Un abbraccio, Rosi

    Interessi pubblici e privati

    Infine, veniamo alla questione del denaro. Che si pratichi o no il Buddismo, si possono avere molti o pochi soldi, ma ciò che conta è il valore che gli attribuiamo e l’uso che ne facciamo. Ci sono persone, per esempio, che spendono velocemente tutto quello che hanno. Un comportamento simile non è certo indice di equilibrio e di lungimiranza nei confronti del denaro; non è un modo per averne rispetto.
    Penso che in teoria sia possibile ottenere tutta la ricchezza e il sapere che si vuole, ma il punto cruciale come intendiamo utilizzarli. Sicuramente bisogna provvedere alla nostra sicurezza e alle nostre esigenze personali, ma non credo sia sano accumulare egoisticamente denaro, in modo fine a se stesso.
    Bisognerebbe preoccuparci di tenere in equilibrio le entrate e le spese.
    Non a caso nella zona di Kansai, in Giappone, un modo comune per dire “denaro” è oashi che alla lettera significa GAMBA. I soldi dovrebbero circolare, ma oggi la gente è diventata molto avida ed egocentrica, così il valore che attribuisce al denaro è, di conseguenza, distorto. Fatto salvo il denaro che serve al nostro mantenimento è necessario sviluppare un più profondo senso di solidarietà con gli altri.
    E’ una questione di enorme importanza se pensiamo, su scala più

    RispondiElimina

Posta un commento