Il Sutra del Loto #148

La promessa del Budda di condurre tutte le persone all'illuminazione

Questo brano spiega la saggezza con cui il Budda reca beneficio agli altri; cioè la sua promessa compassionevole di non permettere che nemmeno una singola persona rimanga indietro o devii dal sentiero corretto.
Tale saggezza nel cogliere il vero aspetto del triplice mondo è “l’occhio della compassione”, che veglia amorevolmente su tutti, senza discriminazioni, e anche “l’occhio della democrazia” per rispettare l’individualità di ogni persona.
Il Budda che ottenne l’Illuminazione nel remoto passato conduce dialoghi cuore a cuore con le singole persone e, poichè la sua vita è eterna, può apparire in ogni tempo e luogo, senza smettere mai di lottare sinceramente per condurre tutte le persone alla felicità, cercando il modo migliore per alleviare le loro sofferenze. Questo brano chiarisce che il Budda, fin dal remoto passato, ha continuato senza sosta ad intraprendere azioni compassionevoli.


Le persone da salvare sono innumerevoli e ciascuna di loro è assolutamente unica; quindi il Budda per dedicarsi alla loro salvezza deve avere una lunga vita, profonda saggezza e immensi benefici.
Poiché le sue lotte per gli altri sono senza limiti, anche il suo beneficio è incommensurabile. Infatti dalla sua vita stessa scaturisce una grande forza vitale, inconcepibile per chi pensa solo a se stesso.
«Le persone – osserva Shakyamuni – hanno differenti nature, differenti desideri, differenti comportamenti e differenti idee e concezioni». In un sutra si serve di una bella metafora per descrivere la grande varietà di capacità delle persone: «Alcuni fiori di loto sono blu, altri rossi ed altri ancora bianchi. Alcuni fioriscono sott’acqua, altri raggiungono la superficie ed altri ancora ne emergono».
Questa stessa varietà è segno di vita: infatti, se le persone fossero tutte uguali, sarebbero automi.
Il Budda ha grande rispetto per queste differenze, per questa varietà. Cento persone proveranno cento gioie diverse, e allo stesso modo mille persone sperimenteranno mille sofferenze uniche: il Budda considera tutte queste sofferenze come sue. Essendo perciò capace di cogliere esattamente sia la disposizione unica di ciascuno che i suoi desideri, adopera parole e metafore diverse per esporre il suo insegnamento, facendo crescere le persone finché siano tutte in grado di ascoltare l’ insegnamento dell’ unico veicolo del Budda.
Ai tempi di Shakyamuni, per esempio, vi era un discepolo di nome Shuddipanthaka, che avendo poca memoria, non era capace di svolgere la pratica buddista in maniera soddisfacente come i suoi compagni. Un giorno il fratello maggiore giunse a dirgli: «Anche se pratichi, non combini nulla di buono. Torna a casa!».
Shuddipanthaka, mortificato per il rimprovero, fece per andarsene, ma qualcuno gli si avvicinò. Era Shakyamuni, che lo prese gentilmente per mano e lo ricondusse indietro, porgendogli poi uno straccio polveroso che veniva usato come stuoino. Anche Shuddipanthaka era coperto di polvere, e Shakyamuni gli disse: «Immagina questo straccio polveroso come se fosse qualcosa di pulito».
Nel Buddismo esiste un insegna- mento secondo il quale non dovremmo farci ingannare da apparenze come “pulito” o “sporco”: la vera pulizia esiste solo nel cuore. Shuddipanthaka non era capace di comprendere il Buddismo ad un livello teorico, ma era stato talmente toccato dalla compassione di Shakyamuni, che semplicemente guardando lo straccio, che associava alla gentilezza del suo maestro, riuscì a tenere a mente il pensiero “lo stuoino è puro”. Come risultato di ciò, la sua pratica diventò gioiosa e alla fine egli divenne un discepolo importante, dotato del puro occhio divino.
Sicuramente il Budda non abbandonerà mai nessuno. Anche se chiunque altro potrebbe abbandonare qualcuno, il Budda manifesta liberamente la sua saggezza e salva quella persona.
«Io ho dato diversi insegnamenti attraverso storie di passate relazioni, racconti e altre massime» significa che il Budda è maestro nel dialogo ed esperto di discussione. Il filosofo tedesco Karl Jaspers (1883-1969) descrisse Shakyamuni come una persona che faceva largo uso della comunicazione verbale. In effetti, il Budda espone i suoi insegnamenti in piena libertà e salva le persone trasmettendo loro la sua convinzione.
Lo scopo del dialogo del Budda è permettere alle persone di “piantare buone radici” nella loro vita. La causa fondamentale che può rendere tutti capaci di diventare felici non è altro che Nam-myoho-renge-kyo. La fede nella Legge mistica è la più grande causa positiva e il compito del Budda consiste nell’insegnarla alle persone.
Di conseguenza, parlandone agli amici svolgiamo proprio il lavoro del Budda.
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