Una nuova chiave di lettura

Non pratico da molto: il Buddismo mi ha sempre affascinato e l'ho sempre osservato da lontano, finché, a maggio scorso, il mio percorso personale non mi ha portato a incontrarlo e riconoscerlo come la vera chiave di lettura della mia stessa vita. I benefici che ho ottenuto affidandomi alla Legge Mistica sono stati numerosi e continui, ma il più importante è sicuramente la forza che la pratica mi ha dato nell'affrontare le mie sofferenze.
Esse hanno una radice molto profonda: sono un giovane omosessuale, e questa mia particolarità ha condizionato gli anni di infanzia e adolescenza, imprigionando il mio carattere positivo sotto una coltre di timidezza e ritrosia nei rapporti sociali, che per me sono sempre stati molto difficili.
A diciannove anni, tuttavia, ho conosciuto Antonio, colui che è stato il mio compagno inseparabile per ben quattro anni; è stata una storia stupenda, ma è terminata tragicamente: nel marzo di tre anni fa il mio ragazzo moriva in un incidente stradale.
Adesso so che quello è stato il momento in cui la mia vita mi è completamente sfuggita di mano, ma allora non me ne rendevo conto: questo lutto era troppo grande per me, e invece di affrontarlo ho preferito tirare avanti illudendomi di essere abbastanza forte da poterci far fronte.

In realtà stavo cercando di trovare il modo per colmare l'immenso vuoto lasciato da Antonio: è stato questo il motivo per il quale ho stretto amicizia con Domenico.
Sin dai primi tempi mi sono reso conto che nella nostra amicizia molte cose non andavano. Domenico faceva leva su tutte le mie debolezze per il proprio vantaggio personale, a tutti i livelli: approfittando della mia disponibilità con gli amici mi chiedeva in continuazione dei favori quali passaggi in auto a orari improponibili e prestiti di denaro anche molto ingenti (somme che non ho mai più rivisto); se acconsentivo non ricevevo nemmeno un ringraziamento perché era il mio dovere di amico, mentre se mi permettevo di controbattere volavano insulti e botte (tenete presente che sono cintura arancione di kickboxing, ma non alzerei mai le mani su un amico).
Tra noi era inoltre un eterno confronto dal quale lui doveva per forza uscire vincitore: tra i due doveva essere per forza lui il più bello, il più intelligente, il più simpatico... e io mi lasciavo umiliare in qualsiasi modo. Molte volte ho pensato di piantarlo in asso, ma poi mi dicevo che una persona tanto difficile non avrebbe mai trovato un altro amico disposto a sopportarlo, così ingoiavo i bocconi amari e andavo avanti.
Sono passati quasi tre anni, al termine dei quali e dopo l'ennesima umiliazione, con un supremo sforzo di volontà sono riuscito a tagliare i ponti con questa persona, che prima di rassegnarsi mi ha fatto precipitare in un vortice lungo due mesi di telefonate anonime, agguati sotto casa, messaggi ai miei amici in cui diceva cose orrende sul mio conto...
… E poi a un certo punto non ce l'ho fatta più. A febbraio ho iniziato a soffrire di attacchi d'ansia e di pianto, di giorni in cui non volevo nemmeno alzarmi dal letto perché tanto non sarebbe servito a nulla; avevo paura di uscire di casa per trovarmi di fronte la persona nella quale avevo identificato l'origine di tutti i miei mali; e anche tutte le persone attorno a me erano tutte potenziali nemici.
È stato in questo periodo che ho incontrato Leonardo, la persona che mi ha fatto shakubuku. Anche lui ha dovuto purtroppo far fronte a questi miei problemi: molte volte mi ha invitato a pregare con lui e ognuna di esse, dopo aver promesso di andarci, mi tiravo indietro a causa di crisi di ansia che mi impedivano di uscire di casa. Ma lo shakubuku di Leonardo è stato al tempo stesso dolce e deciso, tanto che alla fine è riuscito a vincere le mie paure, e mi sono trovato in quello che attualmente è il mio gruppo di preghiera.
Il mio approccio col Buddismo è stato decisamente scettico: certo, trovavo affascinante il suono del daimoku e percepivo la saggezza che traspariva dalle parole del Sutra del Loto, ma non riuscivo a credere che una semplice frase ripetuta all'infinito avrebbe potuto “magicamente” cancellare tutto il dolore che mi portavo dentro.
Pochi giorni dopo il primo incontro ho avuto l'ennesima crisi d'ansia, e ho pensato che se c'era un momento per mettere alla prova il “potere” di Nam Myoho Renge Kyo doveva essere proprio quello: ho iniziato a recitare, piano piano, a volte confondendo le sillabe e con una cattiva respirazione, ma quello è stato il mio primo daimoku.
Mentre recitavo il batticuore forsennato si placava, la mente mi si liberava dalla morsa dell'ansia, il respiro mi tornava regolare... venti minuti dopo, con mio grande stupore, l'ansia era passata. E non è tornata mai più.
Nelle settimane successive ho iniziato a praticare con costanza e convinzione, e più queste due crescevano più cresceva in me anche la serenità. Al mio primo zadankai mi resi conto che qualcosa stava cambiando sul serio.
Per la prima volta nella mia vita, infatti, mi trovavo di fronte a me stesso, e avevo l'occasione di meditare su quanto era successo negli ultimi anni.
Ho capito che non era Domenico la causa del mio dolore: i suoi comportamenti erano dettati da una grande sofferenza che io non ero stato in grado di cogliere perché ero troppo occupato a fuggire dalla mia. Quella cattiva causa aveva portato cattivi effetti, ma adesso avevo l'occasione di conoscere quel dolore che per anni avevo temuto: capii ben presto che non dovevo cancellarlo o evitarlo, ma rifletterci, studiarlo, farlo mio e accettarlo come parte di me e come trampolino di lancio per una futura serenità. Ecco qual era il vero potere di Nam Myoho Renge Kyo!
Questo è stato il mio lavoro negli ultimi mesi, gongyo dopo gongyo.
Se ripenso a com'ero prima di incontrare la pratica Buddista, vedo una persona completamente diversa: oggi sono sereno, innamorato della vita e delle persone, e situazioni che prima mi causavano rabbia e ansia adesso sono per me una sfida che cerco di affrontare credendo fermamente nella mia Buddità. Le occasioni di toccarla con mano non mancano: ho nuovi amici, da qualche settimana anche un compagno, e ho vinto tante altre battaglie, piccole e grandi, con la sola forza della mia determinazione. La mia famiglia e i miei amici, che qualche mese fa mi avevano visto al tappeto, adesso gioiscono della mia ritrovata serenità, e per molti di essi sono tornato a essere un punto di riferimento.
Ma il mio lavoro non è certo terminato qua: voglio che la mia crescita sia continua e che io possa diventare ogni giorno migliore del precedente. Ho determinato di accrescere sempre di più la mia forza e la mia fede, recitando con costanza e felicità e intensificando la mia attività nella SGI. Ho scoperto infatti di voler condividere con chiunque questo privilegio, e spero che un giorno io abbia occasione di fare shakubuku proprio a Domenico, per dar modo anche a lui di affrontare la sua grande sofferenza.
E per quanto riguarda me... accoglierò il Gohonzon il prossimo marzo: come a marzo la mia vita mi è sfuggita di mano, così a marzo la riabbraccerò. (M. R.)
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Commenti

  1. Grande! Pratico da 9 anni e sono in un momento nel quale devo prendere decisioni x sfidare le vere "paure "e le esperienze come la tua ti danno la spinta x recitare e affrontare! Ti auguro tanta buona fortuna!

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  2. grandiosa esperienza! anch'io pratico da non tantissimo tempo, dall'inizio di quest'anno. le cose che scrivi sono meravigliose e di grandissimo incoraggiamento. grazie :-)

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  3. Sono il protagonista di questa storia, che ho voluto condividere (non senza una certa emozione) con tutti per testimoniare quanto davvero la pratica possa cambiare la vita di ciascuno di noi. Ringrazio quanti l'hanno letta e spero possa essere di esempio o incoraggiamento a molti, e in particolare ringrazio Silvano per questa opportunità.
    PS: C'è un piccolo errore, mea culpa :) all'inizio del brano si parla di "maggio dello scorso anno" ma intendevo "maggio scorso". Perdonatemi!

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  4. @M.R. Ho corretto. :) Grazie a te, e della tua grande esperienza. :)

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