Toccare il cielo con un dito

Per dare un senso alla vita basta guardarsi intorno, vedere cosa c’è da fare e farlo. Superare il proprio piccolo ego, migliorarsi continuamente e mettersi al servizio dell’umanità è lo spirito che accomuna le persone veramente grandi.

L'Università cinese di Xinjiang mi ha recentemente conferito il titolo di presidente onorario. La Regione Autonoma di Xinjiang si trova nel nord ovest della Repubblica Popolare Cinese ed è rinomata per le sue montagne e i suoi deserti. Uno dei significati del nome Xinjiang è “nuova frontiera” ed evoca in me le immagini romantiche della storia di questa regione, che per molto tempo è stata un luogo dove popoli appartenenti a culture diverse si incontravano e si mescolavano. L’eminente storico britannico Arnold Toynbee una volta disse che, se avesse avuto la possibilità di scegliere, gli sarebbe piaciuto nascere a Xinjiang all’inizio del primo secolo d.C.



Qui è nato anche Kumarajiva (344-413), l’impareggiabile traduttore di scritture buddiste. Fin da giovane egli studiò molto; la storia ci dice che non solo imparò il sanscrito e numerose altre lingue dell’Asia centrale, ma anche la grammatica, i classici, l’esegetica, la logica, compì studi di tecnica e scienza, d’astronomia e astrologia, di medicina e perfino farmacologia. Queste vaste conoscenze gli furono utili quando, cinquantenne, cominciò la sua magistrale traduzione del Sutra del Loto e di tanti altri canoni buddisti.
Mi auguro che gli studenti tengano a mente l’esempio di Kumarajiva; va tutto a loro vantaggio considerare lo studio come priorità.
Nell’opera Jinsei Chirigaku (La geografia dell’animo umano), il primo presidente della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi, a proposito della relazione tra le montagne e l’esistenza umana, osserva: «Le montagne sono un luogo di incontro, un punto di contatto tra gli esseri umani e il cielo ... [Consapevole del nobile significato delle montagne] guardando il cielo sono arrivato a capirlo diventando tutt’uno con esso. Ho capito così quanto fosse infinitamente bello e vasto, e quanto la mia piccolezza fosse insignificante in confronto. Da qui apprendo che la mia vita è governata da una forza sublime».
I picchi maestosi della catena montuosa del Tienshan che Kumarajiva fissava nella sua infanzia lo ispirarono a ricercare ciò che vi era di più elevato. Un percorso che alla fine lo condusse a trasmettere alla Cina la saggezza dell’India. Senza dubbio anche lo splendido spirito di Xinjiang è il risultato dell’aspirazione a emulare la dignità e la nobiltà di quelle cime, della vicinanza al cielo e della ricerca incessante del sublime che è continuata nei secoli.
Come esseri umani, spingiamoci oltre il nostro piccolo ego e raggiungiamo uno stato vitale che abbracci ogni cosa, unendo i nostri cuori all’universo. È così che Makiguchi ha trascorso la sua vita: alla costante ricerca di qualcosa di più nobile, di più profondo; si è sempre sforzato di continuare a imparare e a migliorarsi.
L’ambiente naturale di Xinjiang si distingue per quattro caratteristiche principali: freddo pungente, forti venti, vasti deserti e alte montagne. A dispetto delle condizioni climatiche proibitive vi crescono diverse varietà di frutta tra cui uva, angurie, mele, albicocche, pesche e pere. Tutto questo è stato possibile grazie alla saggezza e al duro lavoro della gente del posto; hanno escogitato un sofisticato sistema di irrigazione conosciuto come karez, che consiste in una serie di pozzi collegati da canali sotterranei. Questo rende possibile la coltivazione della terra. Questa straordinaria rete interrata di corsi d’acqua porta la neve disciolta dalla catena dello Tienshan fino alle oasi di terra irrigata, facendola scorrere attraverso tutto il deserto senza che l’acqua evapori lungo il percorso. Molti canali sono stati costruiti nel corso dei secoli e ora si pensa che ce ne siano per qualcosa come tremila chilometri. Questo ingegnoso sistema di irrigazione è stato chiamato “La Grande Muraglia sotto la terra”.
Non è necessario inseguire la fama o la grandezza, perché chi è determinato e perseverante alla fine sarà vincitore. Spero che voi studenti vogliate dedicarvi agli studi con impegno e costruire un “canale di saggezza” che vi nutrirà e sosterrà nelle sfide future consentendovi di uscirne vittoriosi. Ciò che conta è la risolutezza nel portare a termine i vostri obiettivi. Se vi dedicherete seriamente a uno scopo, il cervello, il corpo, l’ambiente, ogni cosa comincerà a lavorare per il conseguimento di quel traguardo.
Nel diario del giovane Toda c’è un passaggio memorabile in cui è descritta la determinazione presa nell’aprile 1920, subito dopo l’incontro col presidente Makiguchi che egli aveva deciso di accettare quale maestro: «Mi devo preparare sia fisicamente che mentalmente per diventare prezioso per il mio paese e una guida per tutto il mondo e mi devo sviluppare per portare a termine questa grande missione ... Non presterò attenzione alle critiche o allo scherno dei miei contemporanei, ciò che conta è che io raggiunga il mio obiettivo».
Non possiamo costruirci un carattere forte se ci facciamo influenzare dai giudizi altrui, siano essi positivi o negativi. “Non preoccupatevi delle critiche futili. Miglioratevi, legatevi sempre a belle persone e a buoni libri”, sia Makiguchi che Toda vissero sulla base di questa convinzione. Per questo motivo quest’ultimo rimproverava severamente i giovani che trascuravano i buoni libri, o che perdevano il loro tempo in letture sciocche o inutili.
È con noi oggi Vincent Harding dell’Università di Denver (Colorado, Usa), buon amico di Martin Luther King - il defunto leader del movimento americano per i diritti civili - e attivista per la pace e i diritti umani nel mondo. Mi ha regalato una copia del suo ultimo libro Martin Luther King, sul cui risvolto ha scritto: «Al presidente Ikeda, con grande riconoscenza per tutto quanto fa per portare avanti lo spirito migliore di King».
Harding una volta disse qualcosa che non dimenticherò mai: era sua ferma convinzione che tutte le persone hanno il potere creativo per costruire una società pacifica e giusta. Ha poi ammesso che questo non è pienamente sviluppato, ma nel ventunesimo secolo ci attende la sfida di trovare un modo per accrescere questo potenziale innato. Il fondamento della Università Soka è di sviluppare lo spirito creativo che sarà alla base della civiltà del prossimo secolo.
Rosa Parks, la “madre del movimento americano per i diritti civili” che nel maggio 1994 ha anche fatto visita all’Università Soka, nel suo libro Quiet Strength ha scritto: «Trovo che se penso troppo ai miei problemi e al fatto che alle volte le cose non vanno proprio come vorrei, non faccio progressi. Ma se mi guardo intorno e vedo cosa c’è da fare, e poi lo faccio, allora vado avanti».
Dedico in particolar modo alle giovani studentesse queste parole della signora Parks. La giovinezza - e a dire il vero la vita stessa - passa in un battito di ciglia, ecco perché è importante che voi giovani vi domandiate cosa potete fare per chi sta soffrendo, per risolvere le contraddizioni dolorose che affliggono la società e accettiate audacemente le sfide senza evitare i problemi e le difficoltà che inevitabilmente vi troverete di fronte. Fianco a fianco, interpretiamo il nostro ruolo sul palcoscenico del teatro della vita.
Ho frequenti scambi di opinione con pensatori di spicco e menti creative di tutto il mondo perché penso che il dialogo sia la chiave per il futuro dell’umanità. In questa forma di confronto non ci sono superiori o inferiori. È uno scambio di idee a livello umano e personale in cui non contano il ruolo sociale né i titoli ufficiali. Siamo tutti esseri umani, tutti uguali. Il dialogo è una concreta espressione della nostra comune umanità.
Quest’anno verranno pubblicati i miei dialoghi con Patricio Aylwin, l’ex presidente del Cile. Statista e filosofo, ha ripristinato la democrazia in Cile dopo più di sedici anni di dittatura militare. Quest’uomo gode di grande considerazione per i risultati che ha conseguito e la storia lo ricorderà come colui che ha promosso i movimenti popolari in favore della democrazia. Aylwin è anche membro onorario del corpo accademico dell’Università Soka e ha tenuto una lezione commemorativa proprio in questo stesso auditorium nel luglio del 1994. A un certo punto della nostra conversazione afferma: «Ci si deve chiedere a cosa serve la nostra vita. Esistiamo solo per divertirci? Siamo qui per soddisfare i nostri desideri o per essere utili agli altri? Per me la risposta è chiara: non viviamo per essere serviti, ma per servire. Se dovessi rivolgermi ai giovani direi loro: “Considerate l’essere utile agli altri come il senso stesso della vostra vita e mettetevi al servizio di tutta l’umanità”.
Questo è molto simile allo spirito del bodhisattva che insegna il Buddismo, uno spirito che accomuna le persone veramente grandi di tutto il mondo.
Anche dopo aver lasciato la presidenza, Aylwin si rifiuta di vivere in tranquillo ritiro o di riposarsi sugli allori; mantiene l’abitudine di alzarsi ogni mattina alle sei per continuare la sua opera in favore della pace e della libertà.
Il presente, sono certo che anche voi ne siete convinti, è un tempo permeato da grande stanchezza e apatia. Vorrei che comprendeste che il potere e l’energia per essere utili all’umanità in un’ epoca così fiacca può nascere solo da un’indomita e nobile volontà. Sebbene questi tempi possano abbondare di piccoli conflitti, sono pervasi da un senso di disperazione e da ogni sorta di tumulto. Spero che voi, giovani leoni dell’Università Soka, progrediate rapidamente con coraggio e allegria. 
D. Ikeda
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