Il Sutra del Loto #146

La saggezza sorge dalla compassione (seconda e ultima)

Uno degli appellativi del Budda è “dotato di longevità”. La sua longevità non è altro che eterna ed universale saggezza, ragion per cui è chiamato anche “colui che vive di saggezza”. Il sedicesimo capitolo spiega che la durata della vita di “colui che vive di saggezza” è infinita. Il Budda illuminatosi dal remoto passato è di per sé manifestazione di quella saggezza che incessantemente agisce per far sì che le persone possano ottenere l’Illuminazione. Quindi, il fattore più importante del Budda del capitolo Rivelazione è la saggezza. Egli è Tathagata del corpo di beatitudine. Il corpo di beatitudine, o proprietà della saggezza, è la virtù degnamente acquisita come ricompensa della pratica buddista. Il cuore di tale beneficio è la saggezza per percepire che il mondo reale, così com’è, è quello della Legge mistica. Grazie ad essa, il Budda può liberamente, di propria iniziativa, ricevere, impiegare e godere un senso di grande agio, derivante dalla Legge mistica. Qusto Budda è chiamato anche Budda di gioia infinita o di assoluta libertà. In tal senso, T’ien-t’ai designa il Budda del capitolo Rivelazione come “le tre proprietà illuminate, viste in termini della proprietà della saggezza”. Dice, cioè, che il capitolo spiega le tre proprietà illuminate1 del corpo del Dharma (proprietà della Legge), del corpo di beatitudine (proprietà della saggezza) e del corpo fisico (proprietà dell’azione) dal punto di vista della proprietà della saggezza. Tathagata del corpo del Dharma rappresenta la Legge mistica, la verità immutabile fondamentale. La saggezza del Budda è innanzitutto la saggezza di percepire la Legge mistica. Dal punto di vista della sua Illuminazione, sia la saggezza che la Legge mistica sono inseparabili; al di fuori dell’una non esiste l’altra. Il Budda che le manifesta entrambe, è chiamato il Tathagata del corpo del Dharma.


Dal punto di vista temporale, la Legge mistica è eterna, mentre da quello spaziale è vasta e senza limiti. Come il ritmo dell’universo, continua ad agire in questo mondo, che il Budda si manifesti o meno. Ecco cosa è indicato nel brano «Non vi è flusso né riflusso di nascita e morte». Non c’è né nascita né morte, né materia né vuoto, nella comune accezione di tali termini. Né si può affermare che esista consistenza o diversità fra cose specifiche. In breve, il mondo della Legge mistica non può essere completamente compreso dalla saggezza ordinaria degli esseri del triplice mondo, in quanto è la sorgente della vita cosmica che racchiude tutti i fenomeni, compresi quelli della vita e della morte. Il Budda, che percepisce la Legge mistica esattamente com’è, cioè possedendo l’universo come la sua vita, è il Tathagata del corpo del Dharma.
Tuttavia, se il Budda non usasse la sua saggezza per propagare la Legge mistica, le altre persone non potrebbero sfruttarne il potere insito nelle loro vite. In pratica, quindi essa si manifesta solo quando il Budda appare in questo mondo ed esercita la sua saggezza per propagarla. Quando la gente ricerca il Budda, la sua saggezza appare. Egli percepisce questo spirito di ricerca e risponde loro. Il Budda che appare in risposta al pensiero e alle capacità delle persone è il Tathagata del corpo manifesto. La sua saggezza si manifesta concretamente nella forma dei vari Budda e bodhisattva, insegnando e guidando le persone. Nel capitolo Rivelazione queste diverse forme sono indicate nel brano «A volte parlo di me, a volte di altri» descrivendo “i sei metodi di propagazione” che abbiamo recentemente studiato.
Il Budda appare in forme che le persone possono facilmente accettare e si comporta in modo da mettere le loro menti a proprio agio per poi guidarle. Dietro questa apparizione e questa azione c’è la saggezza Budda, vi aleggia il Tathagata corpo di beatitudine.
La saggezza derivante dalla compassione del Budda di aiutare gli altri a diventare felici è il potere intrinseco che lo spinge ad apparire.
In questo modo, il capitolo Rivelazione spiega la natura del Budda illuminato dal remoto passato dal punto di vista del corpo di beatitudine e chiarisce che questo Budda è un’entità dotata delle tre proprietà illuminate. T’ien-t’ai dice: «Un singolo Budda possiede tutte e tre le proprietà illuminate e le tre proprietà sono racchiuse in ogni singolo Budda». Il Budda che, come unità dei tre corpi, dimora eternamente nel mondo, vale a dire quello di questo capitolo, illumina eternamente la vita delle persone con la luce della compassione e della saggezza che sorgono dal suo profondo stato vitale. La luce profonda del carattere del Budda, cioè il suo potere di guidare la gente, è inesauribile.
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