Futuri guerrieri di pace

Tessere una rete di relazioni pacifiche, creare una società più giusta e a misura d’uomo non sono compiti da delegare ai politici. Sempre più persone qualsiasi devono decidere di portarli a termine.

Siamo tutti una famiglia. Una bella famiglia unita da profondi legami karmici che trascendono il passato, il presente e il futuro.
Dopo il discorso su Makiguchi che ho tenuto al Centro Simon Wiesenthal, ho ricevuto un manoscritto del grande autore russo che tanto ammiro, Lev Tolstoj (1828-1910). Si tratta della bozza di una lettera che Tolstoj scrisse allo zar Nicola II, contro il pogrom di Kishinev del 1903. In quello stesso anno venne pubblicata anche l’opera Jinsei Chirigaku (Geografia della vita umana) di Makiguchi in cui egli esorta a sviluppare la consapevolezza di essere cittadini del mondo e sottolinea l’importanza dei diritti umani e civili, della pace e dell’integrazione razziale. Il pogrom di Kishinev è un tragico capitolo nella storia degli ebrei russi: circa cinquanta persone furono massacrate e più di quattrocento rimasero ferite nei disordini provocati da antisemiti nella città di Kishinev (oggi parte della Repubblica di Moldavia). 



Che cosa causò questa violenza? Le autorità religiose e civili avevano alimentato la fiamma dell’odio e del rancore nei confronti degli ebrei; con la pubblicazione sui giornali di articoli di vilipendio contro gli ebrei, si erano diffuse le calunnie che “autorizzarono” il popolo russo a commettere violenze che sfociarono poi nelle atrocità del massacro. Tolstoj era furioso per l’accaduto, in un’altra lettera dichiarò al riguardo di amare gli ebrei come fratelli e di avere conosciuto fra questo popolo, splendide persone. Si dichiarò profondamente rattristato per il destino di innocenti che erano divenuti bersaglio di un’orda barbarica, e condannò duramente le sedicenti persone di «cultura» che avevano aizzato la violenza; secondo la sua opinione, la responsabilità della tragedia ricadeva tutta sul governo e sul clero, impegnati a mantenere le masse in condizione di ignoranza e di fanatismo. Tolstoj scriveva con veemenza degli ebrei: «Dovrebbero combattere il governo non con la violenza – tale arma va lasciata al governo – ma con una vita virtuosa che escluda non solo la brutalità verso il prossimo, ma qualsiasi partecipazione alla violenza». La comprensione di Tolstoj per l’umanità, la sua rabbia verso l’autorità e la fiducia nel popolo equivalgono a quelle di Makiguchi. Apprezzo molto lo spirito dei laureati della Soka Gakkai che mi hanno donato il manoscritto, il loro rispetto per il messaggio di Makiguchi e la loro profonda solidarietà nei confronti del popolo ebraico. Sono inoltre molto soddisfatto del loro grande progresso; il più grande desiderio di un maestro è quello di fare crescere persone più giovani tanto da esserne superato nella fede e nell’esperienza. La Soka Gakkai degli Stati Uniti ha lottato con decisione contro la tirannia del clero, ottenendo perciò benefici in- commensurabili. Nichiren Daishonin spiega così il significato dell’ideogramma cinese per il termine beneficio: «Ku di kudoku (beneficio) significa estirpare il male e doku significa fare emergere il bene» (Gosho Zenshu, pag. 762). Noi combattiamo chi cerca di distruggere la vera Legge, questa battaglia purifica il nostro essere e porta benefici nella nostra vita. La giustizia o la gioia senza lotta sono un’illusione; è pura fantasia pensare che la felicità sia una vita senza duri sforzi. Solo a patto di battersi contro ciò che è negativo si può vivere un’esistenza pienamente positiva. La fatica di farlo ci aiuta a creare un io in grado di superare facilmente e con dignità ogni ostacolo.
Johan Galtung, studioso della pace e mio grande amico, sta tenendo un ciclo di conferenze all’Università Soka. Di recente, assieme alla moglie, ha anche incontrato studenti e insegnanti delle scuole superiori; durante uno di questi incontri, Galtung si è dichiarato d’accordo con il motto delle scuole Soka secondo il quale la vera felicità non si costruisce sulle sfortune altrui. È questo un principio universale che trova applicazione in tutte le sfere dell’attività umana. Per esempio, in economia significa che non ci si dovrebbe arricchire basandosi sull’altrui povertà e in politica indica che è sbagliato acquisire il potere con la forza e mantenere l’autorità con la dittatura. Johan Galtung ha anche suggerito agli insegnanti di fermarsi ogni tanto a valutare se l’opera di istruzione e di educazione che stanno svolgendo per i ragazzi sia davvero volta al bene di ognuno di loro. Egli ha persino espresso il desiderio di venire informato del progresso scolastico di due studenti che gli hanno rivolto una domanda, affermando che vorrà incontrarli di nuovo fra dieci anni, nel 2006. Gli ha fatto davvero piacere incontrare gli studenti e parlare con loro. Sia lui che la moglie fanno tesoro della conoscenza di ogni singola persona e questo è segno della loro profonda integrità e del loro animo gentile. In qualità di promotore di studi sulla pace, Galtung desidera far crescere dei futuri attivisti per la pace che – a suo avviso – non sono leader politici o governanti ma, come sostiene anche il Buddismo, sono persone che nutrendo empatia nei confronti del prossimo, comprendono e sentono le altrui sofferenze come se fossero le proprie. Siccome poi, egli continua, guerra e violenza distruggono la cultura ed il cuore dell’uomo, occorre educare la gente a trovare un rimedio a questi danni. Johan Galtung nutre profonda stima per la SGI considerandola un movimento che getta le fondamenta per il raggiungimento di questi risultati. Vi esorto quindi a procedere con speranza verso un brillante futuro, diffondendo la pace e l’amicizia, rivalutando i vecchi amici e trovandone di nuovi in tutto il mondo.
Nel nostro dialogo Scegliere la Pace il dottor Galtung e io siamo stati concordi nel rilevare che le donne sono caratterizzate da una naturale propensione per il pacifismo e nel corso i questa stessa discussione abbiamo accennato anche a Heinrik Ibsen (1828-1906), di origine norvegese come lo stesso Galtung e autore di Casa di Bambola, uno fra i primi sostenitori dell’emancipazione femminile.
Casa di Bambola è una delle opere che i membri della Divisione giovani giapponese hanno studiato nel periodo in cui Josei Toda era presidente; ancora oggi lo ricordo con affetto mentre dichiarava che gli uomini non devono accontentarsi della forza fisica e invece di ostentare arroganza, farebbero meglio a impiegare il tempo a leggere opere come quella di Ibsen.
Una volta, Ibsen e la moglie vennero invitati a un banchetto della Lega Norvegese per i Diritti delle Donne. In tale occasione Ibsen disse: «Il compito che mi sono sempre prefisso è di fare progredire il nostro paese e di dare alla gente uno standard di vita più elevato. A questo scopo, ritengo importanti due fattori». Alludeva alla cultura e alla disciplina; in altri termini, sosteneva l’importanza di coltivare il proprio carattere e impegnarsi diligentemente per acquisire qualcosa che avesse un significato e un valore duraturi.
Ibsen disse inoltre che le donne hanno la capacità di sostenere lo sforzo costante e necessario per guidare gli altri verso una cultura e una disciplina innovative, poi terminò il proprio discorso con le seguenti parole: «Saranno le donne a risolvere il problema dell’umanità... Vi ringrazio e auguro molto successo alla Lega per i Diritti delle Donne!».
Secondo questo spirito, vorrei anch’io lodare i membri della Divisione donne perché stanno davvero lavorando con tenacia per «risolvere il problema dell’umanità». Grazie alla loro presenza, la felicità ed il progresso delle donne sono possibili ovunque; non bisogna dimenticare che solo quando le donne godono di queste conquiste, anche gli uomini ne possono beneficiare. Inoltre, vorrei sottolineare, con grande rispetto ed ammirazione per voi tutte, che la vostra stessa esistenza assicura gioia e progresso a tutto il genere umano.
È senz’altro vero che la preghiera è basilare ma, se viene meno il nostro impegno concreto, pur recitando molto Daimoku, le nostre preghiere non ottengono nessuna risposta. Il Buddismo è ragione: se recitiamo senza lavorare, non possiamo riuscire nel nostro lavoro. Se ad esempio gli studenti non studiano, i loro voti rifletteranno la loro negligenza. Dobbiamo impegnarci assiduamente nella nostra vita di tutti i giorni. Se seguiamo il principio secondo cui «la fede è uguale alla vita quotidiana», tutte le preghiere troveranno una risposta definitiva e quindi riusciremo a realizzare tutti i nostri desideri.
Se i nostri sogni si realizzassero senza sforzi, né sofferenze o problemi, diventeremmo tutti pigri e non saremmo in grado di capire il dolore e le lotte altrui, rendendo quindi vana la nostra compassione buddista.
I veri benefici della Legge mistica sono quelli invisibili. Anche noi, come gli alberi che crescono sempre più alti e robusti anno dopo anno e aggiungono nuovi anelli che rimangono nascosti all’occhio umano, ci svilupperemo fino a raggiungere un’esistenza vittoriosa. È pertanto importante condurre una vita tenace ed equilibrata basata sulla fede.
Occorre dire che i responsabili svolgono un ruolo importante e che tutto dipende dal loro comportamento. Vorrei ricordare un brano del San Guo Zhi (Il romanzo dei tre Regni) in cui si dice che solo chi possiede saggezza e virtù autentiche conquista il rispetto della gente.
Dipende tutto da noi. Dobbiamo sviluppare noi stessi. Se nel mondo della fede non vi piacesse il comportamento di alcuni responsabili, non dovete fare altro che determinare di non diventare mai come loro, decidendo voi stessi di diventare un leader che mette a proprio agio gli altri. 

D. Ikeda
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