Il Sutra del Loto #141

Tutti gli insegnamenti del Budda sono veri #3/4

Shoi sha ga. Nyorai nyojit-chiken. Sangai shi so. Mu u shoji. Nyaku tai nyaku shutsu. Y aku mu zaise. Gyu metsudo sha. Hi jitsu hi ko. Hi nyo hi i. Fu nyo sangai. Ken no sangai. Nyo shi shi ji. Nyorai myo ken. Mu u shakumyo.

Il motivo è che il Tathagata percepisce il vero aspetto del triplice mondo in modo esatto. Non vi è flusso né riflusso di nascita e morte e nemmeno la vita in questo mondo e la successiva estinzione. Esso non è né consistente né vuoto, né unico né diverso; il triplice mondo non è realmente come appare agli occhi di coloro che vi abitano. Tutte queste cose il Tathagata le vede chiaramente, senza errore.

In questo brano Shakyamuni spiega quale sia l’eccezionale prospettiva con la quale il Budda vede la vita. Questo, che si può dire rappresenti l’essenza del Buddismo, ci dà, in altre parole, la chiave per mettere in grado tutte le persone di alzare il loro stato vitale.
Per gli esseri umani, probabilmente, non c’è niente di così lontano e nel contempo di così vicino come il mistero della nascita e della morte. Sono convinto che il sedicesimo capitolo Juryo offra la soluzione più convincente a questo enigma e che una parte importante di essa sia contenuta in questo brano.
Nichiren Daishonin dice: «Prima studia la morte e poi occupati del resto» (Gosho Zenshu, pag. 1404), indicando in tal modo come centrale nel Buddismo la questione della nascita e della morte.
Josei Toda diceva spesso: «Scopo del Buddismo è di risolvere il problema della morte».
Come dobbiamo porci, allora, la questione del mistero della nascita e della morte? Sono dell’opinione che sarà requisito fondamentale delle religioni del ventunesimo secolo offrire in proposito una soluzione praticabile. È infatti in parte con la mente rivolta a questo futuro che noi adesso studia- mo questi profondi insegnamenti del capitolo Rivelazione.
In questo brano Shakyamuni spiega che la saggezza del Budda può percepire il vero aspetto della vita nel triplice mondo esattamente come è.
Nel secondo capitolo egli aveva spiegato la saggezza del Budda in termini di “vera entità di tutti i fenomeni”. In questo brano egli concentra la propria attenzione sulla vita e la morte degli esseri viventi e spiega che la saggezza del Budda percepisce la verità dell’unità di nascita e morte.
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