Dov'è finita la paura?

La mia vita cominciava a rimettersi in sesto, ma la paura di morire era sempre presente. Avevo una grande sofferenza ma anche una forte determinazione: voler trasformare questo karma per me e per la mia famiglia.

Ho quarantotto anni e sono al mio ventesimo anno di pratica buddista. Quando ho iniziato a praticare, si studiava spesso il discorso che il presidente della SGI Ikeda aveva intitolato 'Mirando a venti anni di pratica buddista'. Oggi tutto mi sembra incredibile.
Fino all'età di vent'anni la mia vita è stata senza problemi. Vivevo a Mantova, figlia unica di una famiglia benestante con l'unico compito di superare gli esami universitari.
Un giorno, mentre viaggiavo in treno con mio padre, lui ha iniziato ad accusare un forte dolore al braccio sinistro, mentre faceva fatica a respirare. Abbiamo fatto fermare immediatamente il treno e siamo corsi in ambulanza all'ospedale ma poco dopo il suo arrivo è morto d'infarto davanti ai miei occhi. Aveva solo quarantasei anni. Subito dopo la sua morte, a me e mia madre fu consigliato di trasferirci a Terni, dove vivevano alcuni nostri parenti che ci avrebbero sicuramente aiutate a superare meglio quel momento di intenso dolore e solitudine. Abitando in centro a Mantova, provavo una sofferenza enorme ogni volta che passavo per quelle vie che mi ricordavano lui. A Terni conobbi un ragazzo che al terzo anno della nostra relazione mi disse di avere dei seri problemi al cuore.

In seguito a un incidente automobilistico fummo ricoverati per il primo soccorso in un ospedale di Termoli e lì il cardiologo disse ad Alessandro che la situazione del suo cuore si era molto aggravata e che se non si fosse operato subito avrebbe potuto vivere solo poco tempo ancora, ma al tempo stesso ci avvertì che le probabilità di riuscita dell'intervento erano scarse. Si mise in lista d'attesa per l'intervento e contemporaneamente decidemmo di sposarci, anche se i nostri rispettivi genitori non erano d'accordo. Per aggirare l'ostacolo usammo una scusa classica: dicemmo loro che ero incinta! A marzo tutti aspettavano questo figlio che, ovviamente, arrivò solo a giugno. Circa un mese dopo, a soli ventitré anni, mio marito morì d'infarto davanti ai miei occhi. Sprofondai in una crisi senza fine, la mia vita è stata totalmente paralizzata dagli attacchi di panico per la paura di morire anch'io d'infarto. Non riuscivo a uscire di casa se non accompagnata e anche il semplice gesto di attraversare la strada mi gettava nel panico più completo. Uscire con mio figlio in carrozzina poi era impossibile; i miei pensieri erano più o meno questi: «E se poi, mentre attraverso la strada mi prende un attacco di cuore, chi proteggerà mio figlio?». In quel periodo mi parlarono di Buddismo e iniziai a praticare, riscontrando immediatamente i primi miglioramenti. La prima volta che ho partecipato a una riunione di discussione non guidavo nemmeno la macchina, ma non avendo nessuno che mi accompagnasse al secondo meeting, guidando a due all'ora e recitando Daimoku, sostenuta da un grande desiderio di partecipare, riuscii a raggiungere il luogo di riunione! Questa fu per me la prima grande vittoria mentre ricominciavo a nutrire speranza per il futuro: finalmente avevo trovato un mezzo per essere padrona della mia vita. Mi facevo coraggio con una frase del Gosho Il vero aspetto del Gohonzon che dice: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell'oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada». Presi il Gohonzon e, se prima di praticare non riuscivo a metter piede fuori di casa, ora mi ritrovavo in aereo con mio figlio, destinazione Eurodisney. La morte prematura di mio marito mi aveva resa comunque molto vulnerabile tanto che, quando si presentò l'occasione di rilevare un'attività commerciale, desiderando dare una nuova partenza alla mia vita mi fidai della persona sbagliata e nel giro di pochi mesi la mia attività fallì.
Nello stesso discorso che ho citato all'inizio, sensei dice: «Ogni cosa che fate per kosen-rufu vi ritorna sotto forma di fortuna. Perciò nel futuro penserete senza dubbio: "Come sono stato fortunato ad avere continuato a praticare". Non dovete mai abbandonare la fede». Non è che la realizzazione di kosen-rufu fosse in quel momento il primo dei miei pensieri, ma poiché i problemi erano tanti e avevo bisogno di accumulare tanta fortuna, mi buttai anima e corpo nell'attività buddista. A causa del fallimento ero sul punto di perdere la mia casa e poiché in quel periodo si faceva attività di restauro di quella che oggi è la sede del centro culturale italiano, io e mia madre, che nel frattempo aveva iniziato a praticare, chiedemmo un consiglio all'allora direttore generale Kaneda: «Chi fa attività per la casa del Budda non può perdere la sua casa» e così trascorsi l'estate sotto il sole a levar sassi dal terreno di quello che sarebbe diventato il Centro culturale italiano. Determinai non solo di salvare la mia casa, ma di averne una ancora più grande da poter offrire come luogo di riunione. E così è stato.
La mia vita cominciava a rimettersi in sesto, ma la paura di morire era sempre presente, poiché anche un mio carissimo cugino morì d'infarto molto giovane. Avevo una grande sofferenza ma anche una forte determinazione: voler trasformare questo karma per me e per la mia famiglia. Diversi anni dopo anche mia madre e mio figlio aderirono alla Soka Gakkai. Nel 1992 sensei è tornato in Italia e per il suo arrivo avevo determinato di risolvere tutti i miei problemi economici, dato che svolgevo solo lavori saltuari che comunque non mi soddisfacevano. Il giorno dell'incontro con il mio maestro, io ho cantato per lui nel coro, mia madre ha lavorato in cucina e mio figlio ha partecipato allo spettacolo dei bambini. L'attività intensa e il tanto Daimoku recitato per un anno intero per prepararmi all'evento mi hanno fatto sperimentare in pratica quanto avevo studiato sulla teoria dei dieci mondi: è proprio vero che nell'Inferno c'è anche la Buddità e che si può provare gioia anche se siamo nel bel mezzo di una vera e propria tragedia. Uno dei risultati è stato quello di trovare un lavoro a tempo indeterminato col quale ho potuto risollevare la situazione economica familiare. Nei successivi dieci anni di pratica la mia vita ha subito alti e bassi ma ho continuato a considerare i problemi come occasioni per sperimentare la pratica buddista e decidere di trasformare il mio karma.
La causa del mio fallimento non terminava mai, nonostante determinassi continuamente quando recitavo Gongyo di chiuderlo senza problemi: evidentemente c'era un motivo. È durata tredici anni ma tra prescrizioni e anche un'amnistia, è stata chiusa con una grande vittoria. Trovai finalmente il lavoro che desideravo, con orari flessibili da poter gestire da sola, senza un fisso mensile, ma guadagnando secondo le mie capacità e con lo stimolo di migliorarmi continuamente. Lasciati ormai da anni gli psicofarmaci, sana come un pesce, un figlio di cui andare orgogliosa e un lavoro esattamente come io volevo, sono arrivata a quel punto pericoloso in cui si pensa: «Ce l'ho fatta!».
L'11 marzo 2002, uscendo dall'ufficio, ho sentito uno strano dolore alla gola; pensavo di aver preso "solo" freddo ma il mio capo, nonché carissimo amico e corresponsabile nell'attività buddista, non convinto ha fatto chiamare il 118 e mi ha salvato la vita perché si trattava di un infarto! In ambulanza mi sembrava di rivivere un film già visto, con mio padre prima e con mio marito poi. Dalle cose che mi dicevano, da quello che mi facevano e da come mi sentivo, ero certa che sarei morta. Ma la cosa assurda è che ero tranquilla: mi domandavo tutt'a un tratto dove fosse finita tutta la mia paura di morire. Ho rivisto, proprio come si dice, tutta la vita passare davanti ai miei occhi e pensavo serenamente: «In fondo ho fatto tante cose belle, ho girato mezzo mondo e mio figlio è circondato da persone che gli vogliono bene». Arrivata in ospedale, mi hanno fatto subito l'angioplastica per riaprire la vena che si era chiusa. Ricordo che recitavo Nam-myoho-renge-kyo immaginando che il mio Daimoku fosse un fiume blu che ripuliva le coronarie. L'intervento è durato diverse ore ma a me è sembrato brevissimo ed è perfettamente riuscito. Uscita dalla sala operatoria, ho visto mio figlio che mi sorrideva e io scherzavo con lui. Mi sentivo la vincitrice di una lotta all'ultimo sangue e ho percepito con la vita che «ogni cosa che fate per kosen-rufu vi ritorna sotto forma di fortuna». Tutto l'ambiente ha lavorato alla perfezione per me in modo sereno ma vigoroso, in ogni istante. Ci sono state una serie di circostanze positive, non ultima quella che a Prato questo tipo d'intervento si fa solo da poco tempo. Ora sono passati due anni dall'operazione e la mia gratitudine per il Gohonzon e per ogni istante della mia vita è infinita.
Nel Gosho Il prolungamento della vita c'è scritto: «Un giorno di vita è molto più prezioso di tutti i tesori dell'universo, quindi, prima di tutto, devi accumulare una fede sincera». È veramente un peccato non rendercene conto quando siamo sani. Da questa esperienza la mia vita ne esce migliorata, vedo il mondo con altri occhi e considero meravigliosamente prezioso ogni istante di vita. Vivo ogni piccola cosa come regali meravigliosi, dal fare le coccole alla mia cagnolina al parlare con mio figlio, al camminare per strada. Vivo come se fosse davvero l'ultimo istante della mia vita: intensamente. Il minimo che posso fare è continuare a fare attività buddista con gioia e aiutare gli altri a fare lo stesso. Perché la fortuna non è mai troppa! (L. F.) (dati modificati)

Commenti

  1. grazie per il tuo incoraggiamento,davvero una persona speciale

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  2. grazie davero un grande incoraggiamento per tutti noi,sei davvero speciale

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  3. grazie .. ogni parola scritta mi riconduce alla mia ... sicuramente con esperienze diverse, ma alla fine quello che sentiamo dentro è sempre molto simile per tutti... ogni giorno che passo in compagnia e vivendo con la convinzione e la consapevolezza che nam mho renge kyo è la mia forza sono sempre più felice anche se alla fine ho molto poco del resto delle cose materiali che molti reputano la causa della felicità... mi sento ricca e la voglia di far partecipe di questo tutti quelli che incontro è immensa, io ho appena iniziato il mio percorso ... ma ogni giorno ho sete di conoscere e sapere e vivere tutto questo .... quindi grazie .. grazie a tutti voi grazie al mondo ... GRAZIE

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  4. Spettacolo...grazie...mi hai fatto commuovere...

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