La relazione con il maestro e con i compagni di fede #3/3

La relazione di unità tra i discepoli

«La relazione di non dualità tra maestro e discepolo e la relazione di unità tra i discepoli sono inseparabili come le due ruote di un carro. Se non si condivide il cuore o spirito del maestro, che aspira a realizzare kosen rufu, non può esserci una vera unità di intenti tra compagni di fede così diversi tra loro. D’altra parte, se non abbiamo a cuore l’armoniosa comunità dei praticanti e non ci sforziamo costantemente di mantenere l’unità, non possiamo essere definiti veri discepoli che manifestano lo stesso spirito del maestro.»
Nichiren Daishonin aveva così a cuore l’unità dei discepoli che la definì il vero scopo della sua propagazione. Scrive infatti: «In generale che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam myoho renge kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente” senza alcuna distinzione tra loro, uniti come i pesci e l’acqua, questo si chiama “eredità della Legge fondamentale della vita”. In ciò consiste il vero scopo della propagazione di Nichiren. Se è così anche il grande desiderio di un’ampia propagazione potrà realizzarsi. Ma se qualcuno dei discepoli di Nichiren distrugge l’unità di “diversi corpi, stessa mente” sarà come chi distrugge il proprio castello dall’interno ».
Qui il Daishonin non parla di unità tra persone simili o di soppressione della personalità dell’individuo, ma usa il concetto di “diversi corpi, stessa mente” proprio per porre l’accento sull’unità nella diversità.
L’espressione diversi corpi (i = diversi, tai = corpi) si riferisce al fatto che noi discepoli siamo individui con vite, personalità, interessi e funzioni diverse. Stessa mente (do = stesso, shin = mente, cuore o spirito) significa coltivare il desiderio di realizzare insieme un ideale o un nobile obiettivo. Dal punto di vista buddista, avere “la stessa mente” significa avere “la stessa mente del Budda”, cioè far proprio il grande desiderio della propagazione del Buddismo per la felicità di tutta l’umanità. Avere a cuore l’unità dei credenti e mantenerla significa rispettarsi e apprezzarsi l’un l’altro come individui diversi e insostituibili, cercando di mettere in evidenza la parte migliore di ciascuno, incoraggiandosi e sostenendosi a vicenda. Chi si impegna attivamente con questo spirito di unità riesce a liberarsi dalla sofferenza che deriva da un eccessivo attaccamento all’io, dalla tendenza alla discriminazione e all’egoismo, e arriva a vincere in tutti gli ambiti della propria vita.
L’armoniosa unità dei credenti può manifestare una forza molto superiore alla somma delle capacità individuali perché condividendo la “stessa mente” del Budda ogni persona può esprimere il proprio potenziale unico e irripetibile.
Questa è l’unica via per realizzare kosen rufu.
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