La relazione con il maestro e con i compagni di fede #2/3

La relazione di non dualità tra maestro e discepolo

In generale, la relazione tra un maestro e un discepolo si stabilisce quando il discepolo vuole apprendere una particolare disciplina e si rivolge a chi è esperto in quel campo. La relazione tra il maestro e il discepolo si realizza quindi attraverso una trasmissione di una conoscenza e di un’esperienza. Le persone considerano come loro maestro chi le aiuta a migliorarsi e a sviluppare se stesse.
Nel Buddismo ciò che lega maestro e discepolo è la trasmissione della Legge fondamentale della vita. «Nell’insegnamento buddista del Sutra del Loto il maestro Shakyamuni, basandosi sul suo risveglio alla Legge, si impegnò insieme ai discepoli per fare sì che essi potessero far emergere il più elevato e nobile potenziale di esseri umani. Questa Legge era la Legge mistica, che i discepoli non erano in grado di percepire da soli poiché la loro consapevolezza era offuscata dall’oscurità fondamentale che li rendeva incapaci di concepirla. Anche se fossero state date loro spiegazioni teoriche della Legge o fosse stato detto loro di praticare per superare la sofferenza, non sarebbe stato possibile trasmettere lo stato vitale della Buddità solo attraverso le parole. Fu piuttosto attraverso l’ispirazione che essi sentirono venendo a contatto con il carattere umano del Budda, oltre alle istruzioni da lui ricevute, che essi furono in grado di risvegliarsi alla Legge con la loro stessa vita. La Legge fu comunicata loro in questo modo. Per tutti questi motivi la relazione tra maestro e discepolo riveste così tanta importanza nel Buddismo. La Legge è trasmessa attraverso il legame da vita a vita tra il maestro e il discepolo; ed è basandosi su questa Legge che possiamo realizzare la nostra rivoluzione umana».
Nel Buddismo il maestro non è concepito come un essere sovrumano, trascendente o mistico, ma come una persona che per prima ha messo in pratica gli insegnamenti del Budda facendo proprio il suo voto di condurre all’illuminazione tutte le persone. “Maestro” è quindi chi pratica correttamente la Legge e la incarna nella sua vita, “discepolo” è chi si impegna con tutto se stesso a condividere con lo spirito e con le azioni l’intento del maestro. Questo impegno permette di crescere e di uscire dal ristretto confine del proprio piccolo io, di trasformare il karma e superare e vincere tutte le difficoltà.
Quando il maestro e il discepolo sono uniti possono realizzare gli scopi più grandi. La caratteristica fondamentale di questa relazione è quella della “non dualità”, un’espressione che indica la fondamentale uguaglianza di maestro e discepolo come esseri umani che condividono lo stesso voto.
Nell’Ultimo Giorno della Legge il maestro originale è il Budda Nichiren Daishonin, che ha rivelato la Legge di Nam myoho renge kyo per l’illuminazione di tutta l’umanità e ne ha stabilito il metodo di propagazione.
Nell’epoca attuale i maestri sono i primi tre presidenti della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, Josei Toda e Daisaku Ikeda, che si sono risvegliati al grande voto di realizzare kosen rufu – il voto del Budda – e hanno lottato per questo senza risparmiarsi. Mettendo in pratica loro stessi la relazione di non dualità tra maestro e discepolo hanno trionfato su tutti gli ostacoli e le difficoltà creando le basi per kosen rufu nel mondo.
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