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Visualizzazione dei post da Agosto, 2013

Trasformare

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di Gianna Mazzini

L'elemento dinamico della vita è quello che conta di più, perché è la realtà come appare agli occhi del Budda
È una questione di priorità: cosa viene prima, cosa importa di più?
Le cause o gli effetti?
Capita spesso di identificare la nostra vita con gli effetti che viviamo: sto bene se vivo cose belle, sto male se vivo cose brutte.
Eppure il Buddismo dice che la cosa più importante sta nel mettere cause piuttosto che nel concentrarsi sugli effetti. Il Buddismo, cioè, identifica la vita nell'elemento dinamico, in quella cosina misteriosa e bellissima che distingue una cosa ferma da una cosa in movimento. La vita, intesa in questo modo, è proprio quel guizzo, è la possibilità di "trasformare" in ogni istante le cose che ci accadono.
Penso alla teoria buddista dei dieci mondi.
Cosa viene prima, cosa importa di più?
I dieci mondi o il mutuo possesso dei dieci mondi?

La relazione con il maestro e con i compagni di fede #3/3

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La relazione di unità tra i discepoli
«La relazione di non dualità tra maestro e discepolo e la relazione di unità tra i discepoli sono inseparabili come le due ruote di un carro. Se non si condivide il cuore o spirito del maestro, che aspira a realizzare kosen rufu, non può esserci una vera unità di intenti tra compagni di fede così diversi tra loro. D’altra parte, se non abbiamo a cuore l’armoniosa comunità dei praticanti e non ci sforziamo costantemente di mantenere l’unità, non possiamo essere definiti veri discepoli che manifestano lo stesso spirito del maestro.» Nichiren Daishonin aveva così a cuore l’unità dei discepoli che la definì il vero scopo della sua propagazione. Scrive infatti: «In generale che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam myoho renge kyo con lo spirito di “diversi corpi, stessa mente” senza alcuna distinzione tra loro, uniti come i pesci e l’acqua, questo si chiama “eredità della Legge fondamentale della vita”. In ciò consiste il vero scopo della…

La relazione con il maestro e con i compagni di fede #2/3

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La relazione di non dualità tra maestro e discepolo
In generale, la relazione tra un maestro e un discepolo si stabilisce quando il discepolo vuole apprendere una particolare disciplina e si rivolge a chi è esperto in quel campo. La relazione tra il maestro e il discepolo si realizza quindi attraverso una trasmissione di una conoscenza e di un’esperienza. Le persone considerano come loro maestro chi le aiuta a migliorarsi e a sviluppare se stesse. Nel Buddismo ciò che lega maestro e discepolo è la trasmissione della Legge fondamentale della vita. «Nell’insegnamento buddista del Sutra del Loto il maestro Shakyamuni, basandosi sul suo risveglio alla Legge, si impegnò insieme ai discepoli per fare sì che essi potessero far emergere il più elevato e nobile potenziale di esseri umani. Questa Legge era la Legge mistica, che i discepoli non erano in grado di percepire da soli poiché la loro consapevolezza era offuscata dall’oscurità fondamentale che li rendeva incapaci di concepirla. Anche se …

La relazione con il maestro e con i compagni di fede #1/3

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Nel Buddismo di Nichiren Daishonin esistono due relazioni di fondamentale importanza per praticare correttamente l’insegnamento e assicurarne la trasmissione: quella con il maestro e quella tra i compagni di fede. Le due relazioni sono in stretto rapporto l’una con l’altra. Per fare un’analogia, si pensi alla tessitura di una stoffa: «I legami tra i membri della comunità buddista (in sanscrito sangha)» scrive Daisaku Ikeda «possono essere assimilati all’ordito e alla trama di un tessuto. Per tessere, si stende l’ordito nel senso della lunghezza e poi lo si intreccia con la trama. L’ordito rappresenta il legame tra maestro e discepolo, la trama quello tra i membri, e attraverso il loro intreccio si crea lo splendido broccato di kosen rufu. Nella maggior parte dei tessuti l’ordito costituisce la struttura portante, mentre la trama forma il disegno. Allo stesso modo, finché alla base della Soka Gakkai vi sarà la relazione tra maestro e discepolo, sarà possibile forgiare uno splendido diseg…

Il conseguimento della Buddità in questa esistenza

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Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dal tempo senza inizio e ottenere sicuramente la suprema illuminazione in questa esistenza, devi cogliere la mistica verità che è originariamente inerente a tutti gli esseri viventi. Questa verità è Myoho renge kyo. Di conseguenza recitare Myoho renge kyo ti permetterà di cogliere questa mistica verità innata in tutti gli esseri viventi.
Il Sutra del Loto è il re dei sutra, autentico e corretto sia nella lettera che nella teoria. I suoi caratteri sono il vero aspetto di tutti i fenomeni e questo vero aspetto è la Legge mistica. È chiamata Legge mistica perché spiega la relazione di mutua compenetrazione tra un singolo istante di vita e tutti i fenomeni. È questa la ragione per cui tale sutra è la saggezza di tutti i Budda.

La propagazione: Kosen Rufu #2/2

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Kosen rufu
Il termine kosen rufu esprime un concetto di fondamentale importanza per i membri della Soka Gakkai. Viene spesso usato come sinonimo di “pace nel mondo”, intesa però in un senso più vasto della semplice “assenza di guerre”. Si potrebbe definire come pace omnicomprensiva, ottenuta attraverso un radicale cambiamento nella mente e nel cuore delle persone grazie alla diffusa adozione di valori umanistici quali l’assoluto rispetto per la dignità della vita. L’espressione kosen rufu ha un’origine antica e appare nel ventitreesimo capitolo del Sutra del Loto, Precedenti vicende del bodhisattva Re della medicina. Nel passo del Sutra del Loto: «Dopo la mia estinzione, nell’ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo in tutto Jambudvipa e non permettere mai che la sua diffusione sia interrotta»(23) l’espressione «dovrai diffonderlo [il Sutra del Loto]» viene resa da Nichiren Daishonin con il termine kosen rufu. I quattro ideogrammi che compongono l’espressione significano: k…

La propagazione: Shakubuku #1/2

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Shakubuku
Il termine shakubuku significa far conoscere la Legge alle altre persone apertamente e con coraggio, con lo scopo di metterle in grado di diventare felici. L’azione di shakubuku è l’espressione concreta della nostra fiducia nell’esistenza della natura di Budda in noi e negli altri: è un atto umanistico che esprime il massimo rispetto dovuto a ogni essere umano. È l’azione fondamentale che consente di trasformare il karma individuale e quello dell’umanità. «L’Ultimo Giorno della Legge» scrive il presidente Ikeda «è un’epoca di conflitto. […] L’impulso irresistibile che conduce al conflitto sorge dall' ignoranza”. Nel Buddismo “ignoranza” significa mancanza di consapevolezza o fede nel fatto che le persone posseggono la natura di Budda. È anche l’impulso oscuro che conduce a mancare di rispetto alla vita umana e a violarne la dignità innata […]. Proprio per questo la diffusione della pratica del Buddismo del Daishonin, che identifica la natura di Budda come nucleo essenziale …

Le basi della fede #10/10

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Conclusione.

L’oggetto di culto, nel Buddismo di Nichiren Daishonin, sono i cinque caratteri di Myoho renge kyo inerenti alla nostra vita e all’universo. Il Gohonzon come mandala è stato iscritto per farli emergere dalla nostra vita. Tutte le persone dei dieci mondi possono ricevere gli stessi benefici che ha ottenuto il Daishonin. Recitare daimoku di fronte all’oggetto di culto, che ha al centro i cinque caratteri di Myoho renge kyo circondati dalla vita e dall’ambiente di tutti gli esseri dei dieci mondi, ci permette di riconfermare che la nostra vita è esattamente così, ovvero perfettamente dotata di ogni beneficio. Il Gohonzon è la vita stessa di Nichiren Daishonin, questa sua presenza materiale ci permette di allenarci costantemente a rafforzare la nostra fede e rappresenta lo stimolo quotidiano a far emergere la Buddità sconfiggendo l’oscurità fondamentale. Il modo in cui accogliamo e custodiamo il Gohonzon, dal momento in cui entra nella nostra casa, è di vitale importanza e si r…

Le basi della fede #9/10

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Il Gohonzon e kosen rufu
Il Daishonin ha iscritto il mandala Gohonzon affinché tutte le persone, anche nel futuro, possano accedere al potere della Legge nella loro vita, cioè ottenere l’illuminazione. Il Gohonzon diventa così l’oggetto di culto per poter realizzare la vera dignità della vita di ogni essere umano e consentire la pace e la felicità dell’umanità. Il Gohonzon rappresenta questa promessa di Nichiren Daishonin e l’impegno di tutta la sua vita, ma anche l’appello rivolto ai discepoli delle generazioni future affinché si alzino con coraggio per proteggere e diffondere la Legge con la sua determinazione. Una pratica legata solo al beneficio personale non ci permette di manifestare il nostro massimo potenziale: «La Buddità» dice Daisaku Ikeda «si manifesta nella vita degli individui di forte fede che fanno proprio il voto del Budda e dedicano la loro vita a realizzarlo».

Le basi della fede #8/10

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Il significato del mandala Gohonzon
Nel Gohonzon, intorno ai caratteri “Nam myoho renge kyo - Nichiren”, il Daishonin aggiunge i rappresentanti dei dieci mondi per indicare che tutte le forme e tutti gli aspetti della vita, illuminati dalla Legge mistica, manifestano le loro caratteristiche positive e coesistono in armonia. Recitare daimoku di fronte all’oggetto di culto, che ha al centro i cinque caratteri di Myoho renge kyo circondati dalla vita e dall’ambiente di tutti gli esseri dei dieci mondi, ci permette di riconfermare che la nostra vita è esattamente così, ovvero perfettamente dotata di ogni beneficio. Mandala è infatti una parola sanscrita che significa “accumulo di benefici”. Nichiren ha iscritto il Gohonzon – cioè il rotolo di carta di riso che custodiamo nelle nostre case – per permettere a ogni persona di percepire la Legge dentro di sé e di manifestare lo stato supremo della vita, ovvero la Buddità, nella propria esistenza. Il Gohonzon è l’unica causa esterna che ci permette…

Le basi della fede #7/10

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L’Oggetto di culto: Il Gohonzon
La parola giapponese Gohonzon è costituita da due parti: go è un prefisso onorifico mentre honzon significa “oggetto di fondamentale rispetto”. A differenza delle altre scuole buddiste giapponesi della sua epoca, che usavano come oggetti di culto statue di legno o mandala sui quali erano scolpite o dipinte immagini di Budda o bodhisattva, Nichiren Daishonin stabilisce come oggetto di culto i cinque caratteri di Myoho renge kyo, la Legge suprema rivelata dal Sutra del Loto. Nel Gosho è scritto: «Quando veneriamo Myoho renge kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla recitazione di Nam myoho renge kyo e si manifesta.». Scrive Daisaku Ikeda: Molte religioni della nostra epoca hanno, consciamente o inconsciamente una visione esterna dell’oggetto di culto che colloca l’entità suprema o la realtà fondamentale al di fuori dell’essere umano. Ma nel XXI secolo è necessario un profondo umanesimo che inseg…

Le basi della fede #6/10

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Kyo
Kyo è la traduzione giapponese della parola “sutra”, che indica gli insegnamenti del Budda Shakyamuni. Poiché Shakyamuni impartì i suoi insegnamenti solo oralmente, per mezzo della voce, alla parola kyo è stato attribuito a volta il significato di “suono”. Il Daishonin dice: «Kyo esprime le voci e le parole di tutti gli esseri viventi», indicando in tal modo che la Legge mistica alla quale il Budda si è illuminato è inerente a tutti gli esseri viventi. Inoltre, l’ideogramma cinese che corrisponde a kyo originariamente indicava l’ordito di un tessuto, e per questo viene utilizzato anche per indicare il trascorrere del tempo. Dal punto di vista della nostra esistenza individuale ciò significa che continuando a recitare daimoku, giorno dopo giorno, possiamo accumulare le cause e gli effetti per il conseguimento della Buddità, che rendono possibile trasformare una mente annebbiata dall’oscurità innata in una mente che riflette la natura essenziale dei fenomeni e il vero aspetto della real…

Le basi della fede #5/10

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Renge
La parola renge letteralmente significa “fiore di loto”. Il Daishonin nel Conseguimento della Buddità in questa esistenza afferma: «Renge, che significa fiore di loto, simboleggia la meraviglia di questa Legge». «Di solito» scrive Ikeda le piante rima fioriscono e poi producono i frutti, e la relazione tra questi due eventi viene utilizzata per illustrare la causalità lineare o sequenziale nella quale i fiori rappresentano la causa e i frutti l’effetto. Al contrario, il fiore di loto produce simultaneamente i petali e il ricettacolo che contiene i semi, vale a dire che nel momento stesso in cui i petali si schiudono ci sono già anche i frutti. Il loto simboleggia così il principio di simultaneità di causa ed effetto. Negli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto si afferma che la condizione vitale di Budda si può conseguire soltanto sottoponendosi a un periodo incalcolabilmente lungo di pratica buddista. Quindi la causa e l’effetto non sono simultanei. Gli insegnamenti …

Le basi della fede #4/10

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Myoho
Il termine myoho significa, letteralmente, Legge mistica. In particolare myo significa “mistico”, cioè infinitamente profondo e impossibile da concepire o esprimere per la mente umana, e si riferisce alla natura insondabile della realtà ultima di tutte le cose. Ho è il nome dato alle manifestazioni di questa natura mistica della vita, o mondo fenomenico. L’unione di questi due concetti, rappresentati dal singolo termine myoho, riflette l’essenziale unicità della realtà ultima di tutte le cose e del mondo fenomenico. Infatti, secondo il Buddismo non esiste nessuna distinzione essenziale tra la realtà fondamentale e le cose della vita quotidiana. Chi comprende questo è illuminato, chi non lo comprende è illuso. Nel Conseguimento della Buddità in questa esistenza Nichiren Daishonin scrive: Cosa significa myo? È semplicemente la misteriosa natura della nostra vita di momento in momento, che la mente non può comprendere e le parole non possono esprimere. Se guardi nella tua mente in quals…

Le basi della fede #3/10

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Nam
Nel Gosho Cavalli bianchi e cigni bianchi Nichiren scrive: «La parola namu esprime un sentimento di riverenza e di adesione», e nel Gosho L’offerta del riso bianco precisa: Qual è il significato di namu? […] Significa dedicare la propria vita al Budda. La recitazione del daimoku rappresenta la determinazione e il voto di dedicare la nostra vita alla verità universale di Myoho renge kyo con pensieri, parole e azioni. La recitazione del daimoku non è un semplice invocare il nome di una “verità esterna”, ma costituisce una pratica per far emergere e manifestare concretamente la “verità interna” che pervade l’universo e il nostro stesso io, e vivere in accordo con essa.

Le basi della fede #2/10

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Il Daimoku
“Daimoku” in giapponese letteralmente significa “l’essenza di un testo” espressa dal suo titolo. Nel Buddismo di Nichiren Daishonin si riferisce al titolo del Sutra del Loto nella sua traduzione cinese, Myoho renge kyo, e ne rappresenta il fondamento. Myoho renge kyo è, infatti, il nome della Legge universale alla quale Nichiren Daishonin si è illuminato. Egli fece precedere al nome della Legge universale di Myoho renge kyo la parola nam, variante fonetica di namu, traslitterazione del sanscrito namas che significa “devozione”. Perciò, recitando Nam myoho renge kyo risvegliamo e manifestiamo la nostra innata natura illuminata (o natura di Budda) che esiste nella nostra vita e in quella degli altri. Il Daishonin descrive nel Gosho questo processo di trasformazione interna: Quando veneriamo il Myoho renge kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam myoho renge kyo e si manifesta. Questo si int…

Le basi della fede #1/10

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Fede, Pratica, Studio
I cardini del Buddismo di Nichiren Daishonin sono la fede, la pratica e lo studio.
Nel Gosho Il vero aspetto di tutti i fenomeni si legge: Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio, non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o verso.
Fede significa credere nel Gohonzon, cioè credere nel fatto che sia noi sia tutti gli altri esseri umani possediamo la natura di Budda e che tutti i fenomeni dell’universo sono manifestazioni della Legge mistica, Myoho renge kyo. La fede è la causa profonda che fa emergere la Buddità dalla nostra vita, vincendo l’oscurità fondamentale. Nella Raccolta degli insegnamenti orali il Daishonin afferma: «Questa parola “fede” è una spada affilata che taglia l’oscurità fondamentale o ignoranza, […] che taglia via il dubbio e l’incertezza». Una fede libera dal dub…

La Storia della Soka Gakkai #5/5

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La missione della Soka Gakkai
Per la Soka Gakkai il distacco dalla Nichiren Shoshu è stato l’occasione per dare un’ulteriore spinta alla diffusione del Buddismo del Daishonin. Negli anni successivi, infatti, la SGI ha proseguito la sua espansione a livello mondiale che la vede attualmente presente in 192 paesi e territori con più di dodici milioni di membri, uniti dalla fede negli insegnamenti di Nichiren Daishonin. Si è incrementato l’impegno verso la pace, la cultura, l’educazione, l’aiuto umanitario, la difesa dell’ambiente, portati avanti sia attraverso l’azione dei singoli individui che attraverso le tante iniziative promosse dalla SGI nel mondo, come ad esempio le mostre sui diritti umani e sull’ambiente, le raccolte di firme contro le armi nucleari e per la moratoria della pena di morte. Il presidente Ikeda sta moltiplicando i suoi sforzi per incoraggiare i membri di tutto il mondo e per creare una rete di amicizia e di dialogo con personalità di paesi diversi, superando ogni diff…

La Storia della Soka Gakkai #4/5

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Il distacco dalla Nichiren Shoshu
Il grande sviluppo dell’organizzazione laica a livello internazionale riaccese antichi contrasti con la Nichiren Shoshu, che fin dalla morte del Daishonin aveva ereditato il compito di conservare il Dai Gohonzon e di tramandare gli insegnamenti di Nichiren. La nuova ondata di conflitti con il clero esplose nel dicembre 1990 e culminò nel novembre del 1991 con la scomunica, da parte del patriarca Nikken, dei membri della Soka Gakkai di tutto il mondo vennero sospese le consegne dei Gohonzon e venne emanato il divieto di visitare il tempio principale, un atteggiamento in palese contrasto con l’universalità dell’insegnamento di Nichiren Daishonin. Negli anni successivi la Soka Gakkai ha ripreso a consegnare i Gohonzon grazie al prete capo di un tempio che, dissociatosi da quello principale, nel 1993 ha donato alla Soka Gakkai una matrice iscritta nel XVIII secolo dal patriarca riformatore Nichikan Shonin, uno dei più illustri nella storia della Nichiren Sho…

La Storia della Soka Gakkai #3/5

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La Soka Gakkai Internazionale
A partire dal primo anno della sua presidenza Daisaku Ikeda iniziò a recarsi all’estero: visitò l’America del Nord e del Sud, il Sud-est Asiatico, l’India, l’Europa. Nell’arco di quindici anni il Buddismo di Nichiren Daishonin si diffuse in tutti e cinque i continenti. Il 26 gennaio del 1975 sull’isola di Guam nell’oceano Pacifico, di fronte ai rappresentanti di cinquantuno paesi, Italia compresa, nacque la Soka Gakkai Internazionale (SGI). Da allora, in molte nazioni si è andata costituendo un’organizzazione autonoma che aderisce alla SGI, con sede a Tokyo, con diversa struttura a seconda delle esigenze e delle culture. Dall’inizio degli anni Ottanta la SGI è stata riconosciuta presso le Nazioni Unite come Organizzazione non governativa (ONG) e ha cominciato a impegnarsi in diverse agenzie internazionali, quali l’UNESCO e l’ACNUR. Ogni anno, dal 1983, il presidente Ikeda invia alle Nazioni Unite una Proposta di pace, che contiene riflessioni sulla pace, i di…

La Storia della Soka Gakkai #2/5

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La ricostruzione
In carcere Toda aveva sperimentato il potere della fede, maturando una profonda coscienza della missione della sua vita. Propagare gli insegnamenti di Nichiren per realizzare la pace nel mondo diventò così lo scopo principale dell’associazione che Toda si impegnò a ricostruire. Nel 1946 ne cambiò il nome in Soka Gakkai (Società per la creazione di valore), che divenne una vera e propria organizzazione religiosa laica basata sull’insegnamento di Nichiren Daishonin. La ripresa delle attività nel dopoguerra fu un compito arduo, quasi tutti i responsabili avevano smesso di praticare. Il 24 agosto 1947 Toda conobbe Daisaku Ikeda, allora diciannovenne, che partecipava per la prima volta a una riunione buddista: da quel momento il giovane rimase sempre al suo fianco, scegliendolo come maestro, pronto a realizzare tutti i suoi desideri. Negli anni che seguirono, l’organizzazione conobbe una grande espansione. Il 3 maggio 1951 Toda divenne il secondo presidente della Soka Gakkai,…

La Storia della Soka Gakkai #1/5

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I primi passi
Il 18 novembre 1930 Tsunesaburo Makiguchi (1871- 1944), direttore di una scuola elementare, insieme a Josei Toda (1900-1958) fondò un’associazione di educatori che aveva come scopo una riforma del sistema pedagogico, la Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore). Makiguchi era un colto pedagogista, osteggiato dal governo conservatore per le sue idee molto avanzate sull’educazione. Toda era un insegnante elementare che incontrò Makiguchi nel 1920 abbracciandone entusiasticamente le idee. Nel 1928 i due si convertirono al Buddismo di Nichiren Daishonin aderendo alla scuola Nichiren Shoshu, che faceva capo al tempio principale Taiseki. Ben presto spostarono l’attenzione dall’ambito educativo allo studio e alla propagazione degli insegnamenti di Nichiren Daishonin, perché in essi trovarono la base per le proprie teorie pedagogiche e per lo sviluppo dell’essere umano e della società. A partire dal 1933 l’organizzazione cominciò a tenere corsi annuali di stud…