Una scelta difficile

Seguire il Buddismo e verificarne i risultati può non essere sufficiente a trovare la forza di lasciare la religione praticata per tanti anni. L’unico modo per prendere questa decisione serenamente è stato liberarsi del senso di colpa.

Otto anni fa la morte di mio marito mi fece sprofondare nella depressione più nera e comportò un ulteriore peggioramento delle condizioni psichiche di mia figlia, una ragazza molto sensibile e brava a scuola, che già manifestava disturbi da più di un anno. La paura la dominava ed era estesa anche a noi familiari, non era più in grado di riconoscere nessuno, non riusciva a formulare una frase con senso compiuto, le sfuggiva l’utilità anche degli strumenti più semplici della vita quotidiana; i capelli, sempre bagnati di lacrime, nascondevano il suo viso. Non potevo lasciarla sola neppure un attimo, perché il suicidio rappresentava un rischio sempre presente. Lo psichiatra ci aveva detto che grazie alle medicine sarebbe migliorata un po’, ma non sarebbe più stata in grado di frequentare il liceo linguistico, che aveva lasciato dopo il terzo anno. Anche i miei due figli maschi, molto provati dalla morte del padre e dalla malattia della sorella, non facevano più nulla, non studiavano ed erano così intrattabili da non poter rivolgere loro la parola. Avevo anche problemi finanziari dato che l’unico stipendio era quello di mio marito. Per non crollare, ogni due ore, prendevo una pasticca di valeriana.


Una mia vicina di casa, che ora è una mia amica, mi parlò del Buddismo, ma essendo io cattolica, convinta e osservante, non l’ascoltai neppure. Un giorno, mio fratello Franco mi propose di iniziare a praticare il Buddismo dicendomi semplicemente che ripetere Nam-myoho-renge-kyo mi avrebbe permesso di alzare il mio stato vitale. La scelta di limitarsi a quest’unica informazione e non approfondire le sue spiegazioni, probabilmente fu motivata dal non turbare la mia sensibilità e non attaccare la mia convinzione religiosa.
Iniziai a recitare Daimoku con molta fatica finché, dopo diversi giorni, cominciai a sentirmi meglio e a dormire la notte senza bisogno di prendere nulla. La mattina, quando mi svegliavo con la morte nel cuore, recitavo finché la mia condizione migliorava. Ero come un naufrago che, con l’acqua alla gola, afferra un salvagente senza discriminare sulla natura dell’appiglio. Quando seppi che bisognava anche fare Gongyo dissi: «Ma voi siete tutti matti!». Mi sforzai comunque di impararlo, spinta anche dal miglioramento della salute di mia figlia. Nonostante la fatica, impiegavo infatti un’ora e mezza a far Gongyo, mi alzavo tutte le mattine alle cinque e recitavo in cucina per non farmi sentire. Così conobbi il Buddismo di Nichiren Daishonin. È stata la mia salvezza e anche quella della mia famiglia. Dopo due anni seppi che ben tre persone avevano recitato Daimoku perchè io praticassi.
Per me fu quindi necessario e naturale fare tante domande, leggere e studiare per rendermi conto di questa nuova realtà che non conoscevo. Speravo anche di poter conciliare le due religioni. Non saltavo mai Gongyo e Daimoku, ma alla domenica ancora andavo a messa. Intanto la pratica e lo studio mi avevano portato ad approfondire molto di più il Buddismo, finchè arrivai a non essere più tanto serena e tranquilla. Mi sentivo divisa in due.
Un giorno, dopo che una persona mi disse che stavo con un piede su due staffe, lacerata da questa incertezza, mi affidai al Gohonzon, recitai per capire cosa dovevo fare, per avere chiarezza. Dopo una settimana, accompagnai mia madre a messa. Quando entrai in chiesa stavo bene ed ero tranquilla, ma quando iniziò la messa cominciai a sentire una profonda sofferenza, apparentemente senza ragione. Era un tormento difficile da sopportare e mai provato nella mia vita. Cominciai a recitare Nam-myoho-renge-kyo dentro di me, e continuai per tutta l’ora a bassa voce per non farmi notare e piano piano sentii attutirsi la mia sofferenza. Fu allora che mi sentii finalmente libera di prendere una decisione senza sentire alcun senso di colpa: decisi di seguire il Buddismo di Nichiren Daishonin e di non lasciarlo per tutta la vita. Appena presa questa decisione, mentre uscivo dalla chiesa, mi pervase una gioia immensa, incontenibile, più grande di me. Non posso descriverla. È una pienezza di felicità così profonda che non si può spiegare a parole. Veniva dal profondo: usciva da me e nello stesso tempo era più grande di me. Mai provato niente di simile nella mia vita. Nello stesso tempo sentivo un senso di grande libertà, leggerezza e limpidezza! Da allora il miglioramento di mia figlia è stato molto più grande e anche gli altri figli erano più sereni.
Presi il Gohonzon e da allora faccio con molta gioia attività nello staff Corallo. Per diversi anni ho recitato due ore al giorno di Daimoku come media e mia figlia migliorava sempre più, tanto da essere in grado di frequentare un corso di tre lingue. Aveva spesso alti e bassi. Quando stava male, subito andavo davanti al Gohonzon e recitavo molto concentrata (non potevo vederla soffrire così). In genere dopo 50 minuti lei mi diceva che stava così bene che usciva con le amiche! E questo è successo decine di volte. Anche lo psichiatra era meravigliato del miglioramento di mia figlia.
Tutta la mia famiglia ora sta meglio. Io sto bene come se mio marito fosse vivo. Raramente ho qualche attimo di malinconia ma penso che questo sia normale. Mio figlio maggiore è sposato, è papà di una bella bambina nata pochi mesi fa e ha un buon lavoro. Ricordo che recitai parecchio quando doveva superare un concorso per poter frequentare un corso finanziato dalla regione (erano diciotto posti per duecento concorrenti). Non solo lo ha superato ma, appena finito il corso per programmatori, è stato subito assunto da una ditta. Il secondo figlio è diventato buddista. Fa molta attività e ora, pur lavorando, si è iscritto all’università e in poco tempo ha dato molti esami con ottimi voti. Spesso i suoi amici vengono a recitare a casa nostra. È una gioia sentire il ritmo sostenuto e musicale del loro Daimoku e del loro Gongyo.
Molte volte anch’io sono dei loro; mi sento una ragazzina di 60 anni! Grazie figlio!
Mia figlia, dopo diversi alti e bassi, ora sta molto meglio. C’è stato un periodo in cui il suo miglioramento si era fermato e in certi giorni sembrava addirittura peggiorare. Allora rilessi il consiglio preciso e molto incoraggiante che mi aveva dato Mitsuhiro Kaneda e mi accorsi che non l’avevo seguito completamente e profondamente. Quindi ho cercato di essere più determinata e di approfondire la mia fede per poter pulire la mia vita e cambiare il mio karma. Tra le altre cose mi aveva detto: «Non guardare ai particolari ma vai dritta allo scopo». Ho desiderato che mia figlia potesse stare così bene da poter anche lei praticare. Recitavo tre ore di Daimoku al giorno. Dopo questo periodo mia figlia mi disse: «Mi sento così bene che voglio tornare al liceo». Infatti ha frequentato la quarta e la quinta con bei voti e dopo la maturità si è iscritta all’università. Anche lei ora pratica il Buddismo, poco e lentamente, come le è stato consigliato dato il suo tipo di problema. Fa attività con senso di responsabilità nella statistica e ora è diventata anche lei membro della Soka Gakkai.
Ho avuto tantissimi altri benefici oltre a quelli che ho raccontato e mi rendo conto che il mio debito di gratitudine verso il Gohonzon, verso i nostri maestri e verso tutti quelli che praticano è immenso. Perciò il mio desiderio per il futuro è uno solo ma so che comprende tutti gli altri e cioè che io e i miei figli diventiamo delle persone di valore e preziose per la pace nel mondo. (M. F.)(dati modificati)
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