Kosen-rufu, la società del rispetto

Cosa vuol dire kosen-rufu? Una società basata sul rispetto? Non solo. Vuol dire che il benessere individuale è legato a quello dei propri amici e della società in generale, vuol dire serbare nel cuore uno sguardo verso gli altri. A seguire, un'intervista a Fausta Cianti, dove afferma che kosen-rufu è l'incanto che può essere questo mondo e un grande rispetto dell'altro.

il Principio

L'espressione giapponese kosen-rufu rappresenta un concetto basilare per i membri della SGI. Spesso viene usato come sinonimo di pace nel mondo, e comunemente il suo significato è «pace nel mondo attraverso la realizzazione della felicità individuale». In senso più ampio, si potrebbe definire come l'idea di una società pacifica grazie alla diffusione di valori fondamentali come il rispetto per la dignità della vita umana.
L'espressione fa la sua comparsa nel capitolo "Il Bodhisattva Re della Medicina" del Sutra del Loto che afferma: «Dopo la mia estinzione, nell'ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo in tutta Jambudvipa e non permettere mai che [la sua diffusione] sia interrotta» (SDL, 385). Qui kosen-rufu è scritto con quattro caratteri cinesi che potrebbero essere tradotti rispettivamente come "ampiamente", "dichiarare", "fluire" e "propagare"; in senso letterale significa ampia diffusione degli insegnamenti contenuti nel Sutra del Loto. Il concetto di kosen-rufu conferma il Buddismo come un insegnamento profondamente legato alle questioni della società e l'accento che Nichiren pose su kosen-rufu caratterizzò il suo insegnamento: la nostra felicità individuale o Illuminazione è indissolubilmente collegata alla pace e alla felicità dei nostri simili e della società nel suo insieme. Egli rifiutava l'idea che l'Illuminazione fosse da coltivare come un fatto privato e che il vero obiettivo del Buddismo fosse quello di ottenere una ricompensa nell'aldilà. Ciò infatti avrebbe significato rassegnarsi a sopportare la sofferenza e a non trasformare la società, mentre il principio cardine buddista è che tutte le persone sono in grado di raggiungere la felicità in questa esistenza.


Secondo Nichiren, l'Illuminazione non è tanto un obiettivo fine a se stesso, quanto la base per un'apertura verso gli altri. Lo stato vitale di Buddità, una condizione di illimitata vitalità, saggezza e compassione, viene espresso, stabilizzato e rafforzato con azioni volte a contribuire al benessere e alla felicità delle altre persone.
Il rilievo dato da Nichiren al termine kosen-rufu riflette anche la comprensione che aveva del suo tempo. Era convinzione comune che si fosse entrati nell'Ultimo giorno della Legge (in giapponese mappo), il periodo iniziato duemila anni dopo la morte di Shakyamuni (da qui il brano «Dopo la mia estinzione, nell'ultimo periodo di cinquecento anni»), un periodo di decadenza, in cui gli insegnamenti del Budda avrebbero perso il potere di salvare le persone. I calcoli dei buddisti giapponesi avevano portato a stabilire che l'inizio dell'Ultimo giorno della Legge fosse il 1052; di conseguenza questo momento veniva vissuto dalla gente con una profonda angoscia.
A differenza della maggioranza dei suoi contemporanei, Nichiren non considerò l'Ultimo giorno come un periodo di rassegnazione e di sofferenza. Si concentrò invece su quei passi dei sutra che affermavano che l'Ultimo giorno sarebbe stata l'epoca in cui il Buddismo avrebbe ripreso vita, e si sarebbe propagato diffusamente fra la gente. Sosteneva anche che l'unico modo per diventare felici fosse quello di conoscere le principali cause di infelicità che affliggevano l'intera società.
Ai nostri giorni, la globalizzazione, una interazione sempre maggiore tra i popoli, sta evidenziando che pace e prosperità non possono essere appannaggio di un solo gruppo o di un singolo paese. Man mano sta prendendo campo l'idea che o tutta l'umanità riuscirà a restare in piedi o, viceversa, sprofonderà rovinosamente.

Un'idea di pace globale

L'idea di Nichiren non si limitava al Giappone. Nel Gosho Aspirare alla terra del Budda è scritto: «All'inizio dell'Ultimo giorno della Legge [Il Buddismo sorgerà a oriente e] illuminerà l'occidente» (RSND, 1, 187). Questo pensiero, strettamente collegato all'idea di kosen-rufu, indica che il Buddismo, essendosi diffuso a est fino al Giappone, sarebbe poi tornato verso l'India e i paesi a ovest, per poi estendersi a tutto il mondo.
A questo punto è importante chiarire cosa non è kosen-rufu. Non significa ad esempio la conversione di tutti gli abitanti della terra al Buddismo di Nichiren, quanto la disponibilità e il desiderio dei membri della SGI a condividere con familiari e amici i cambiamenti realizzati nella loro vita grazie a questo insegnamento. In questa ottica, quindi, la fede non è vista come una discriminante tra praticanti e non, anche perché, a un livello più profondo, la vita di tutti gli esseri umani è interconnessa e un mutamento nella vita di un individuo avrà un'influenza positiva su tutti coloro con cui è in contatto. Proprio come la luce di un unico faro può guidare molte navi verso un porto sicuro, così l'esempio di una singola persona che trasmette fiducia e gioia può aiutarne molte altre a trovare un senso nella vita.
Oggigiorno, l'oscurità che maggiormente affligge il mondo è l'incapacità di riconoscere la dignità della vita, e le ideologie, che affermano che certe tipologie di persone non hanno valore, minano alla base la preziosità dell'essere umano. Se non riconosciamo il nostro potenziale e non percepiamo il nostro valore non possiamo vederli neanche nelle altre persone. Negare a noi stessi queste qualità ci porterà a farlo anche con gli altri. L'origine della violenza va spesso ricercata in una profonda e travagliata sfiducia in se stessi.
Quindi, per i membri della SGI, kosen-rufu significa lo sforzo incessante di accrescere il valore della dignità umana, di risvegliare tutte le persone alla consapevolezza del loro infinito valore e illimitato potenziale. È per questa ragione che le attività intraprese nell'ambito della pace, degli aiuti umanitari, dell'educazione e degli scambi culturali sono fondamentali per il movimento di kosen-rufu, perché promuovono quegli aspetti che contribuiscono alla felicità umana.
Kosen-rufu ovviamente non rappresenta un punto d'arrivo. Già nel 1970 il presidente della SGI Daisaku Ikeda affermava che: «Kosen-rufu non va visto come il punto d'arrivo o la meta di un processo, perché è il processo stesso, è il ritmo stesso del Buddismo che pulsa all'interno della società».
In questo senso, kosen-rufu non significa necessariamente la fine dei conflitti e delle contraddizioni che caratterizzano la storia, ma la realizzazione di un mondo basato sul rispetto per la vita umana, qualcosa che non dobbiamo attendere passivamente ma che possiamo iniziare a fare da subito, dovunque ci troviamo.

Per approfondire
D. Ikeda, Il Gosho e la missione di kosen-rufu, esperia, 2007
Il Buddismo di Nichiren Daishonin, "Kosen-rufu", esperia, pagg. 240-243
D. Ikeda, I protagonisti del XXI secolo, Dialoghi con i giovani, vol. 1, "La rivoluzione umana e kosen-rufu", esperia, pagg. 271-286
J. Galtung e D. Ikeda, Scegliere la pace, Esperia
N. Cappelli, Impossibile e possibile, NR, 370, 22-24
Speciale: Oggi, il tempo di kosen-rufu, BS, 108

Intervista a Fausta Cianti, Ex vice responsabile nazionale della Divisione donne
Noi siamo Nam-myoho-renge-kyo
a cura di Alessandra Caldini

Cosa ti viene in mente se pensi a kosen-rufu?
La bellezza della natura, delle persone, che stanno insieme in armonia. L'incanto che può essere questo mondo e che a volte noi distruggiamo, è come se l'essere umano cercasse di sciupare quello che è bello. Kosen-rufu invece è la grande armonia che si legge nel Gosho: «Quando salirai sulla vetta della perfetta Illuminazione e guarderai attentamente in ognuna delle quattro direzioni, con tua grande meraviglia vedrai che l'intero regno dei fenomeni è la Terra della Luce Tranquilla: il terreno è fatto di lapislazzuli, gli otto sentieri sono delimitati da cordoni dorati, dal cielo piovono quattro tipi di fiori e una musica risuona nell'aria. Tutti i Budda e i bodhisattva si dilettano carezzati dalle brezze di eternità, felicità, vero io e purezza. Si avvicina rapidamente il momento in cui anche noi saremo enumerati nella loro schiera» (Le quattordici offese, RSND, 1, 675).

E a livello personale, cosa significa kosen-rufu?
Per me vuol dire un grande rispetto dell'altro. Ogni parola che si dice può ferire una persona. Di rado ci mettiamo nei panni dell'altro, per cui non possiamo sapere cosa c'è in lui, non conosciamo la sua storia. È importante, quindi, fare questo sforzo così come lo è avere questa sensibilità o ricercarla. S'impara con la vita ma lo si deve volere.

Come si fa a pensare a kosen-rufu ogni giorno, nella situazione attuale?
Seguendo il maestro. La mattina quando faccio Gongyo, m'immagino di farlo insieme a lui, cerco di mettermi nello stesso fiume di speranza e di compassione. Spero molto nei giovani, che possano portare una visione diversa, ma tutto parte sempre e comunque dal rispetto verso l'altro.
Ho letto in un punto della proposta di pace che si deve sempre partire da dove siamo. Solo se riusciamo a comprendere la nostra piccola realtà, possiamo capire le realtà più lontane e più vaste. È importante realizzare veramente l'unità con i compagni di fede, altrimenti non si può attuare kosen-rufu. È chiaro che non si può essere amici di tutti ma noi condividiamo la pace con gli altri praticanti. E qui entra in ballo la rivoluzione umana individuale, che vuol dire tempo, vuol dire vincere su se stessi e non sugli altri, vuol dire riuscire ad ascoltarli, vuol dire abbracciarli nel nostro cuore e non erigere dei muri nei loro confronti. Bisogna cercare di sentire che quella persona è parte della nostra vita. A volte creiamo degli sbarramenti verso chi s'incontra invece dovremmo offrire loro la nostra comprensione. È di nuovo il rispetto verso l'altro che ci muove in questa direzione, rispetto che poi diventa amore, passione.

E nella tua esperienza?
Sicuramente problemi e difficoltà non mancano, ma praticare vuol dire avere una serenità di fondo. Abbiamo il Gohonzon, noi siamo il Gohonzon. Sentire la grandezza di essere il Gohonzon, sentirsi Nam-myoho-renge-kyo, con serenità. E non farsi sorprendere dagli accadimenti della vita, ma pensare che: «Io sono Nam-myoho-renge-kyo».
Kosen-rufu è sentire che noi siamo Nam-myoho-renge-kyo e stare bene per come siamo, senza usare maschere per sembrare altro.

Non è facile sentire: «Io sono Nam-myoho-renge-kyo».
È vero ma lo possiamo decidere e ricercare. «Io abbraccio l'universo e l'universo mi abbraccia, in me c'è la forza dell'universo e ho la forza con serenità di cambiare tutto». Dopo qualche anno che praticavo, iniziai a leggere il Gosho Il conseguimento della Buddità in questa esistenza. Lo lessi tante volte. A un certo punto compresi che la mia vita era Nam-myoho-renge-kyo. Da quel momento ho realizzato più o meno tutto e senza impiegarci neanche troppo tempo. È importante avere questa apertura: Makiguchi, Toda e Ikeda avevano l'universo dentro loro stessi.
Recitiamo per sentire sempre di più il Gohonzon nella nostra vita. Il Gohonzon è serenità, se recitiamo con fiducia e con l'atteggiamento del maestro, avendo cioè a cuore la propagazione, si superano bene le difficoltà. A volte invece viviamo come compressi dentro una scarpa stretta, mentre è importante pensare da un lato che tutto cambia e dall'altro cercare di acquisire questo grande respiro. La vita è eterna.

Riesci davvero a percepire l'eternità della vita?
Non sempre, ma se recito Daimoku concentrata allora è più facile. La vita è eterna, proprio come scrive il presidente Ikeda nella Nuova rivoluzione umana. In questa vita recitiamo una parte e nella prossima ne reciteremo un'altra. Quindi ora divertiamoci, poi nella prossima si vedrà. La vita è Nam-myoho-renge-kyo, quando sentiamo questo, percepiamo che la vita è eterna. La felicità va ricercata, come diceva spesso Dadina (Amalia Miglionico), non viene da sola.
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