Il Sutra del Loto #137

La lotta spirituale del Budda che insegna l'eternità della vita #1/2

La vita di coloro che avanzano verso grandi ideali, dedicandosi continuamente al miglioramento di sé, è sempre pervasa dalla speranza. Essi si sentono realizzati ed ispirati, possiedono un alto stato vitale che sgorga dal loro intimo e un fascino che non può essere espresso a parole.
Il Sutra del Loto spinge tutte le persone sulla via del continuo progresso. «Ponetevi lo scopo di ottenere il grande stato vitale del Budda!». «Coltivate nei vostri cuori l’universo sconfinato!». Questa è la via che ci viene indicata.
Per insegnare il Sutra del Loto, il Budda si servì dapprima di vari espedienti per guidare le persone. Sebbene, nei sutra anteriori e nell’insegnamento teorico (prima metà) spiegasse di avere rinunciato alla vita secolare quando era ancora molto giovane, ottenendo l’Illuminazione per la prima volta nella sua esistenza terrena, questo era solo un espediente adeguato alla capacità di comprensione di quelle «persone [che] erano soddisfatte degli insegnamenti inferiori, poco virtuose e appesantite dalla corruzione».
«Soddisfatte degli insegnamenti inferiori» indica le persone che abbracciano gli insegnamenti hinayana o quelli provvisori del mahayana o, più in generale, attaccati a valori inferiori e che, di conseguenza, non aspirano a raggiungere il grande stato vitale del Budda. Il Gran Maestro cinese T’ient’ai dice al riguardo: «I loro cuori sono intrisi di piaceri terreni e attaccati a vedute erronee»; e «Essi desiderano ridurre i loro corpi a cenere e annichilire la loro coscienza».
«Poco virtuose e appesantite dalla corruzione» significa che hanno accumulato scarsissime cause per il raggiungimento della Buddità e che la loro vita è contaminata dai desideri terreni. «Corruzione» indica vizi quali avidità, collera, stupidità, arroganza, dubbio, concezioni distorte e gelosia. Anziché cercare di spiegare a queste persone la vita eterna del Budda che aveva ottenuto l’Illuminazione da gohyaku-jintengo Shakyamuni diceva loro di aver ottenuto la Buddità per la prima volta in quella vita, dopo aver svolto molte pratiche nelle esistenze precedenti. Così facendo, preparava il terreno per la rivelazione della vita eterna del Budda (cioè del vero raggiungimento dell’ Illuminazione nel remoto passato) nel capitolo Rivelazione.
Se fin dal principio avesse spiegato lo stato vitale del Budda eterno, senza usare questo espediente, molti lo avebbero sicuramente calunniato, dicendo: «Chi potrebbe mai credere a un tale discorso?» o, avrebbero potuto scoraggiarsi, convinti di non essere assolutamente in grado di raggiungere uno stato vitale così alto. In ogni caso, questo li avrebbe portati ad abbandonare la loro pratica. Ma dato che invece cominciò esponendo inizialmente la causa della sua pratica passata e l’effetto di aver raggiunto la Buddità per la prima volta in quella vita, le persone poterono accettare il suo insegnamento e quindi sforzarsi di ottenere anch’esse l’Illuminazione. (continua)
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