Ideali in campo #2/2

Pace, cultura, educazione: il nobile trinomio degli ideali della SGI. Grandi parole che rischiano di essere solo paroloni se non c’è l’azione per realizzarli. E quando si parla di azione, il Buddismo propone un altro triplice concetto: fede, pratica e studio. Un trinomio chiama l’altro.

Fede come educazione
La fede è la ricerca di una profondità interiore che – sotto lo sguardo superficiale della vita quotidiana – non sembra neppure esistere. Una ricerca che, non a caso, è tutt’altro che facile. In tutti i sutra, la “riva dell’Illuminazione” è sempre quella opposta, quella dell’altra sponda del fiume. E la “via” consiste proprio nell’educare se stessi, a nuotare fino all’altra sponda e a conoscere il fiume.
Educare.
Sì, in un certo senso coltivare una fede che non sia cieca ma creativa, in costante evoluzione interiore, significa educare se stessi. Un’ educazione di sicuro lontana dalle aule scolastiche e dalle cicliche riforme ministeriali, ma che ha il valore di mettere in grado tutte le persone di conoscere se stessi e imparare ad “andare verso” gli altri. “Andare all’altra riva e ritornare”, compiere con fiducia, ogni giorno, il percorso verso il Picco dell’Aquila è un procedimento continuo che si può realizzare solo con la forza della fede («Il Gohonzon si trova solo nella fede ... Solo con la fede si può entrare nella Buddità», si legge nel Gosho Il vero aspetto del Gohonzon) e che diventa la sostanza di un processo continuo di autoeducazione personale. Fino all’apertura di una porta interiore che si chiama Buddità.


La pratica della pace
Anche i conflitti, la parte più “dolorosa” della nostra vita possono essere parte di questo processo, e anzi fornire spunti preziosi per imparare a conoscere se stessi e l’ambiente. Proprio con la pratica di Nam-myoho-renge-kyo possiamo osservare come ogni parte di un conflitto sia suscettibile di un cambiamento, che quindi dentro il Gohonzon – la Legge dell’universo – esistano tutti i fenomeni, senza eccezioni.
È invece responsabilità della persona l’armonizzazione del conflitto, la sua trasformazione con la Legge. La creazione di una dimensione di pace nella nostra vita, profonda e stabile, che trasforma i termini del conflitto. Un risultato che può essere ottenuto proprio manifestando il potere del secondo degli elementi che costituiscono shin gyo gaku: la pratica.
Con la pratica quotidiana alziamo il nostro stato vitale fino a metterci in una condizione naturale capace di compiere azioni creative, basate sul mondo della Buddità. Azioni che costruiscono la pace.
Mettere pace, sia al nostro interno, tra le contraddizioni e le angosce esistenziali, che nel nostro ambiente, armonizzando i conflitti di cui di volta in volta siamo partecipi, è possibile proprio utilizzando quella stessa contraddizione come alimento della propria pratica.
In questo modo, innalzando lo stato vitale si diventa capaci di osservare le cose da un punto di vista più ampio, quello del grande io, che permette di cogliere insieme – come parti del grande tutto – proprio quegli elementi che, a prima vista, costituiscono un conflitto doloroso e inconciliabile.
Si comprende in questo modo l’illusorietà di tanti conflitti, la necessità di tanti altri, che più che conflitti sono semplici, ma indispensabili, differenze utili alla crescita e si impara a scartare, con vantaggio, una visione limitata della vita.
«Quando gli uomini assistono alla fine di un eone e tutto si consuma in un grande fuoco, questa, la mia terra rimane salva e illesa, costantemente popolata di dei e di uomini ... la mia pura terra è indistruttibile, ma gli uomini la vedono come consumata nel fuoco, piena di dolore, paura, sofferenza, un posto di innumerevoli pene», troviamo scritto nel Jigage del sedicesimo capitolo del Sutra del Loto: una descrizione precisa della condizione di pace che la Buddità riesce a cogliere e costruire laddove, negli altri stati vitali, si percepisce e si vive solo disordine e sofferenza.

Studio chiama cultura
Questa differenza di percezione diventa una vera e propria differenza tra due culture: una che esprime una visione individualista e materialista e un’ altra cultura che vuole aprirsi a una più ampia visione dei fenomeni, comprendendone l’aspetto spirituale e manifesto insieme, senza separazioni e senza fermarsi all’aspetto esterno delle cose.
Due culture che indicano due modi di coltivare se stessi e le proprie risorse e due rapporti differenti con l’ambiente che ci circonda. La Soka Gakkai si è sempre battuta per l’affermazione di una cultura umanistica che possa essere la base di un futuro diverso per l’umanità. Una cultura che nasce dal senso di responsabilità dell’essere umano verso la vita di cui fa parte. «Noi pratichiamo il Buddismo e abbiamo fede nella Legge mistica – dice ancora Ikeda – per poter superare i blocchi imposti dal nostro karma e per costruire una strada verso l’umanesimo, la pace, lo sviluppo della cultura, la costruzione di famiglie armoniose e di esistenze sicure. Il sentiero che intraprendiamo sulla base della fede nella Legge mistica è in grado di offrire una grande certezza».
La ricerca di una dimensione più profonda della realtà, oltre le apparenze e le incomprensioni, ci permette anche di comprendere il valore del terzo elemento di shin gyo gaku: lo studio. Infatti è tramite questo aspetto della pratica quotidiana che è possibile comprendere la transitorietà dei fenomeni, ed è il mezzo per riconoscere nella propria vita la realtà concreta dell’insegnamento buddista.
Lo studio diventa così una parte della ricerca, una parte del percorso che porta a una esperienza approfondita della realtà e a una trasformazione personale. Un percorso che diventa cultura nel momento nel quale lascia traccia di sé, del proprio continuo “attraversamento del fiume” accessibile a tutti coloro che vogliono condividere questo percorso.
La conclusione è piuttosto semplice: pace, cultura ed educazione sono gli ideali. Fede, pratica e studio sono, secondo la visuale buddista, le azioni per realizzarli. Forse parrà strano, ma anche la fede è un’azione. Perché nel mondo non c’è nulla di così propulsivo e dinamico come la fede di una persona che coltiva grandi ideali. Le azioni senza un ideale sono spesso prive di efficacia. Gli ideali senza azione non servono a niente.

di mimmo filippone, adriana ruggero e marcello varaldi
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