L’incanto lungo la via #2/6

Quattro domande:

1) Dando per scontato che – come diceva il Daishonin – «abbracciare è facile e continuare è difficile», quali difficoltà hai incontrato?

2) Pensi che in queste difficoltà abbia influito qualche tuo errore nell’atteggiamento verso la pratica? Se sì, quale?

3) Se potessi dare un consiglio a qualcuno, quale errore gli suggeriresti di non commettere nella pratica?

4) E se la stessa persona ti chiedesse di indicargli altri sbagli da non commettere, cosa gli diresti?

È il Daimoku a condurre il gioco

1) La prima difficoltà che ho incontrato è arrivata col crescere dell’organizzazione: non era formata più solo dai miei amici nottambuli che amavano parlare di jazz e dei benefici del Gohonzon, ma c’erano persone molto diverse da me con scopi e gusti assai vari nei quali non mi rispecchiavo più. Già la mia famiglia d’origine l’avevo sempre sentita lontana, ora anche la “famiglia” che avevo scelto, la Soka Gakkai, in qualche modo mi “tradiva”.


2) Sicuramente più di un errore nella fede si celava dietro al mio problema, ma quello predominante era che stavo lasciando spazio ad un eccessivo lavorìo della mente. All’entusiasmo iniziale si stava sostituendo una riflessione non sempre serena: «Cosa sto facendo, ed insieme a chi?». L’obiettivo di kosen-rufu che avevo abbracciato con slancio sembrava improvvisamente allontanarsi: in realtà ero io che mi allontanavo da esso creando un varco tra me e gli altri praticanti. Solo successivamente realizzai che il comune desiderio di pace era la causa più importante per stabilire il legame più antico e profondo.

3) Un consiglio che spesso mi trovo a dare ai nuovi praticanti è di accostarsi al Gohonzon con il cuore e non con la mente. Mi spiego meglio: una volta che abbiamo deciso, anche razionalmente, quali scopi vogliamo conseguire, dobbiamo lasciare che sia il Daimoku a “condurre il gioco”. Finché cercheremo di forzare il corso degli eventi in base ai nostri ragionamenti saranno le nostre vecchie esperienze ad indirizzarci e la nostra mente a farla da padrona. Solo quando (come dice Dadina) “stacchiamo la spina” riusciamo ad azionare il potere mistico nella nostra vita e a trovare nuove soluzioni, sperimentando nuove capacità. Non a caso nel Gosho Nichiren ripete sempre di essere padroni della propria mente. Recitando col desiderio di vedere il Budda nella nostra vita non saremo più tormentati dalla sofferenza che il problema ci dà, ed è già tanto, inoltre avremo messo in luce tutti gli aspetti della nostra vita («un unico scroscio di pioggia spegne mille fuochi»), e questo ci porterà a un passo dalla soluzione. A questo punto basterà agire. Dico sempre: «Non cercare di capire, ma recita Daimoku; quando avrai risolto capirai come ce l’hai fatta – e perché non ce la facevi!».

4) Perfezionare il proprio atteggiamento nella fede è un lavoro che dura tutta la vita, e tante cose che i primi tempi possono anche non avere un gran peso col passare degli anni rischiano di bloccare il flusso dei benefici. Il segreto è creare delle tendenze positive, una delle quali, per esempio, è non saltare Gongyo. A volte dopo Gongyo ci sembra di non aver fatto granché e ci sentiamo come prima, o quasi, ma questo lavoro sottile, quasi impercettibile sulla nostra vita diventerà una solida struttura, uno spessore creato con uno sforzo costante. È un po’ come le pagine gialle, fatte di foglietti quasi impalpabili che, uno sull’altro, piano piano sono diventati dei libroni...

(M. G.)

Superando il senso di colpa

1) Credo che la difficoltà più grande sia quella di capire fino in fondo che ognuno di noi ha la chiave per vincere le sue sofferenze e superare i suoi problemi. La causa è sempre dentro di noi e se veramente abbiamo il coraggio di sfidarci davanti al Gohonzon allora possiamo andare avanti giorno dopo giorno accumulando sempre più convinzione e gioia di vivere. Se invece non riusciamo ad affrontare i nostri dubbi e lottare con coraggio, allora è davvero difficile andare avanti.

2) Penso che parlare di errore nell’atteggiamento verso la pratica non sia giusto. Se conoscessimo già l’ atteggiamento corretto quando cominciamo a praticare tutto sarebbe molto più facile. Invece dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e di vedere le cose, dobbiamo imparare dai nostri errori per migliorare giorno dopo giorno. Diciamo che gli errori nell’atteggiamento verso la pratica sono inevitabili ma che il vero errore è quello di non sapere riconoscere che stiamo sbagliando e non avere la forza di cambiare rotta.

3) L’errore più comune e più banale è quello di cercare la causa fuori di noi, di attribuire agli altri la responsabilità delle nostre sofferenze e dei nostri problemi. Questo atteggiamento rivela il nostro dubbio sul fatto che grazie alla nostra fede e alla nostra pratica possiamo risvegliare il potere del Budda e il potere della Legge, e in questo modo vincere anche nelle circostanze più difficili. Trovare qualcuno cui dare la colpa può anche essere rassicurante, ma è il modo migliore per costruire la nostra infelicità. Prendere la responsabilità della nostra vita e lottare ogni giorno, a cominciare da Gongyo mattina è una strada difficile ma è quella giusta. Nessuno ha mai ottenuto grandi risultati senza sforzo.

4) Una cosa da evitare accuratamente sono i sensi di colpa. Ognuno di noi è soggetto ad errori, ma il Gohonzon è stato scritto per il presente e per il futuro. Guardare dietro di noi con rimpianto o con rammarico non serve a niente. Dobbiamo guardare avanti, utilizzando le nostre esperienze passate come un trampolino di lancio per un futuro vittorioso, possibilmente evitando di ripetere gli stessi errori.

(M. B.)
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Commenti

  1. Buongiorno. E grazie. E' la prima pagina che apro la mattina dopo aver acceso il pc.

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  2. mi chiamo alessandra e non riesco ad abbandonare i sensi di colpa ho commesso tanti errori per la mia vita e non riesco a superarli e non so come fare ....

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  3. @Unknown grazie della tua presenza :)

    @alessandra recita daimoku e parlarne al tuo gruppo :)

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