L’incanto lungo la via #1/6

Si accetta grazie al potere della fede e si continua grazie al potere della preghiera. D’ora in avanti, dovresti ricordarti sempre le parole: “È difficile mantenere la fede in questo sutra”».
Qualunque sia il motivo che spinge una persona a praticare il Buddismo, l’idea di affacciarsi a un “mondo nuovo” suscita entusiasmo e anche una certa aspettativa. Superato l’impatto con il suono esotico di Gongyo e acquisito il ritmo del Daimoku, accostarsi alla pratica in realtà è dopotutto piuttosto semplice.
Trascorso un breve lasso di tempo si scopre la differenza di vivere praticando: diventa normale sentirsi più dinamici, vedere i primi netti cambiamenti, scoprire sfaccettature nascoste della propria vita, comprendere di essere gli artefici della propria esistenza, allenarsi a riconoscere velocemente le manifestazioni del proprio karma che ripagano ampia-mente dall’impegno di fare Gongyo, di ritagliare il tempo per recitare una buona quantità di Daimoku, di studiare il Gosho, di partecipare alle riunioni. Eppure il Daishonin ci consiglia di prepararci ad affrontare ostacoli e difficoltà. Anzi, ci preannuncia con fermezza che il difficile sta proprio nel continuare ad avere fede nel Gohonzon.


Questo non significa che la pratica buddista sia foriera di guai e di sventure, ma semplicemente che
decidere di approfondire la propria vita e di “imparare l’arte di vivere” richiede un allenamento costante nel migliorare la pratica e una notevole dose di perseveranza nel realizzare gli obiettivi che ci siamo po- sti e nel superare i propri limiti.
È naturale che nell’ambito della pratica, ripetendo giorno dopo giorno le stesse azioni, dopo un certo numero di anni, sia grande il rischio di arroccarsi su posizioni fossilizzate, che l’entusiasmo sparisca e che superare gli scogli della vita diventi uno sforzo titanico, o che addirittura si arrivi a credere di essere un po’ speciali: «Dopo diversi anni – dice il presidente Ikeda – la fede a volte può diventare stagnante. Quando la fede di una persona ristagna, essa non sente più gioia né coraggio e perde di vista i propri obiettivi per kosen-rufu. Di conseguenza il beneficio della fede diminuisce. Più aumenta il tempo di pratica e la posizione nell’organizzazione, più fresca dovrebbe essere la determinazione e più pura e coraggiosa dovrebbe essere la fede».
Quando l’inerzia entra in gioco, “continuare” senza dubbio può diventare difficile. Ma è pur vero che questa è l’unica strada per raggiungere la Buddità. Per essere in grado di “continuare” nel vero senso della parola è necessario fare un passo avanti ogni giorno, controllare con assiduità il livello della propria fede, far vincere la speranza sul pessimismo, la convinzione sul dubbio, lo sforzo sulla negligenza. Mantenere la fede in questo caso significa alimentarla, sforzandosi nella pratica e coltivando lo studio del Buddismo. Al momento in cui sorge un grave problema appare con chiarezza se stiamo “mantenendo la fede in questo sutra” oppure se la deriva ha la meglio.
Nella maggior parte dei casi, la soluzione più veloce per recuperare una motivazione profonda e ritrovare una certa dose di entusiasmo sta nel rimettere in discussione le cattive abitudini, gli atteggiamenti costruiti nel tempo, le idee preconcette e tornare ad avere una fede fresca e sincera, proprio come quella dei primi mesi di pratica: «Chi mantiene sempre lo spirito iniziale, – suggerisce Daisaku Ikeda – non si trova mai a un’impasse. Al contrario chi è pieno di arroganza per le proprie capacità e dimentica l’atteggiamento del principiante, giungerà sempre a un punto morto. [...] Spero che nessuno di voi dimentichi mai lo spirito degli inizi, rimanendo sempre modesti e desiderosi di avanzare. In ogni caso noi siamo fortunati perché abbiamo fede. Per quanto possiamo trovarci a un punto morto finché basiamo i nostri sforzi sulla recitazione del Daimoku saremo immancabilmente in grado di superare ogni difficoltà. La recitazione del Daimoku è la forza trainante che ravviva e rivitalizza l’esistenza, portandola sempre ad avanzare. Il Daimoku trasformerà la sofferen- za in un trampolino per la crescita e il progresso».
«Uomo avvisato, mezzo salvato», recita un celebre proverbio. È così nella vita ed è così anche nella pratica buddista. È utile – anzi, quasi necessario – prepararsi ad affrontare le difficoltà della vita, cono- scendo bene le trappole che possono attenderci dietro l’angolo. Il che è utilissimo, per quelli che non vogliono metterci i piedi dentro. (Fonte)
stampa la pagina

Commenti

  1. Francesca Montalti21 marzo 2013 13:18

    Grazie mille!..molto incoraggiante!
    Io sono giovanissima, ho 21 anni, e solo un anno di pratica alle spalle, anche se mia madre e mia zia praticano dall'83. Le difficoltà che sto affrontando ora stavano per farmi arenare..fino a che non sono andata a rileggere una parte del gosho indirizzato a Niike: 'IL VIAGGIO DA KAMAKURA A KYOTO DURA 12 GIORNI; SE TI DERMI ALL'11° COME PUOI AMMIRARE LA LUNA CHE SPLENDE SOPRA ALLA CAPITALE?'
    Incoraggio tutti a non abbandonarsi alla propria oscurità fondamentale, perché risalirne sarà ancora più difficile che continuare a praticare. D'altra parte la recitazione del daimoku è come un allenamento in palestra: più tempo si trascorre senza e più difficile è riprendere.
    Le difficoltà non esistono per scorqaggiarci, ma per darci la possibilità di essere più felici di prima attraverso il loro superamento. :)

    RispondiElimina

Posta un commento