Il Sutra del Loto #116

Sradicare le cause negative dalla nostra vita

Toda una volta disse: «Nichiren Daishonin ha stabilito la Legge che permette di liberarsi dalle cause negative passate e ritornare al remoto passato (di kuon ganjo) nel corso dell’esistenza quotidiana.
In altre parole, dedicare se stessi (al Daishonin) e recitare Nam-myoho-renge-kyo è il metodo per trasformare in meglio il proprio destino. Seguendo questo metodo il comune mortale di kuon ganjo appare e le cause e gli effetti negativi formati nel frattempo scompaiono del tutto».
“Il comune mortale di kuon ganjo appare” dice, ed è un modo meraviglioso di porre la questione, che è il cuore del Sutra del Loto. Queste parole esprimono la saggezza del presidente Toda, che lesse il Sutra del Loto con la sua vita e giunse alla comprensione che il Budda è la vita stessa. Con “cause negative passate” e “cause ed effetti negativi formati nel frattempo” egli si riferiva alle innumerevoli cause ed effetti che portano sfortuna alle persone.
Ma come il sorgere del sole fa sparire le stelle portando un nuovo mattino, così attraverso la fede nella Legge mistica possiamo sradicare tutte le cause e gli effetti negativi che abbiamo accumulato nella nostra vita durante innumerevoli eoni e, così come siamo, da persone comuni, ritornare alla vita di kuon ganjo assolutamente libera dalle impurità karmiche. Questo significa “l’apparizione del comune mortale di kuon ganjo”.
Raggiungere la Buddità non fa cessare la vita della persona comune che non diventa né speciale, né superiore agli altri.
Il Daishonin dice: «Tutti noi comuni mortali abbiamo dimorato nel mare della nascita e della morte sin dal tempo senza inizio. Ma ora siamo diventati seguaci del Sutra del Loto e otterremo il corpo del Budda indistruttibile come il diamante, l’ entità eterna di corpo e mente, l’innata natura, la mistica saggezza di comprendere la mistica verità. Possiamo essere differenti da quel Budda (uscito dal mare)? Il signore Shakyamuni che dichiarò: “Io solo posso salvarli” in un’epoca ancora più remota di gohyaku-jintengo non è altri che ognuno di noi esseri umani» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pagg. 256-257)

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