Mi meraviglio di me

Ogni istante della vita può essere ricco di emozioni e di esperienze, aprendo il nostro cuore agli altri, ritrovando la gioia di scoprire ciò che è nuovo e sconosciuto.

Costruire una personalità forte e decisa senza lasciarsi turbare dagli avvenimenti che ci coinvolgono nella vita di tutti i giorni è uno degli aspetti fondamentali della pratica buddista. Ma quando si parla di forgiare un carattere forte e deciso è facile pensare ad un atteggiamento integralista, una negazione di quella parte di noi che troppo spesso viene reputata come un lato debole e viene delegata all’universo femminile: l’emotività.
Ma è giusto soffocare quest’aspetto? Certamente no. Allora, cosa può voler dire riscoprire la propria emotività?
Intanto, significa cominciare a essere consapevoli di se stessi e del labirinto di schemi mentali in cui siamo racchiusi e persi. Un labirinto che abbiamo sempre creduto fosse parte integrante di noi, ma che in realtà è quell’insieme di convenzioni e modelli che troppo di frequente vengono imposti dalla società, cultura, famiglia ecc. È facile identificare questi schemi come il nostro vero modo di essere, “il nostro io” e per questo si è troppo pronti a difenderli con le unghie e con i denti, al punto da evitare qualsiasi sfida che ci porti a affrontare un mutamento.
Quanti muri abbiamo costruito intorno a noi per difendere questo nostro io? Una delle conseguenze della recitazione del Daimoku è proprio lo sgretolamento di queste barriere di “autoprotezione” e quello che temevamo di più comincia a manifestarsi: pian piano, la vita esterna comincia ad arrivare direttamente al centro della nostra vita con tutta la sua gamma di emozioni, così varie e così ricche.
Quando si recita davanti al Gohonzon può accadere di sentir nascere e fluire le emozioni che si risvegliano, in un turbine di sensazioni – contrastanti e prorompenti – come la gioia, il pianto o la paura. E questa specie di terremoto emotivo può far nascere dei dubbi; ma, in realtà, è proprio l’emergere dell’emotività più profonda, che permette di conoscere a fondo noi stessi, che mette a nudo la paura di affrontare i cambiamenti. E forse è proprio la riscoperta delle emozioni che nascono dal cuore a permetterci di percepire intimamente le emozioni delle altre persone, a farci venire la voglia di aiutare anche gli altri a diventare felici.
«Sia che siate felici, tristi o sofferenti, se recitate sinceramente al Gohonzon con le vostre emozioni nel cuore, la vostra vita andrà naturalmente nella migliore direzione» assicura Daisaku Ikeda.
Gli schemi in cui siamo sempre stati inseriti rappresentano soltanto una possibilità, mentre la teoria di ichinen sanzen ci insegna che le possibilità di sviluppo sono migliaia. In questo senso, dunque, è sbagliato basarsi sulle esperienze passate nell’illusione che siano come dei punti fissi della nostra vita. Niente nuoce a una nuova verità più di un vecchio errore, scriveva Goethe.
È assai più produttivo ricominciare a fare esperienze con la fiducia che la vita abbia ancora nuovi orizzonti da offrirci, andare nuovamente alla scoperta del mondo, quello stesso mondo che può apparire tanto ostile. Il punto è che decidere se vogliamo trascorrere ogni giorno felicemente, ovunque ci capiti di essere, è una decisione del tutto personale. L’atteggiamento individuale cambia completamente la situazione di fatto. In ogni istante della nostra vita è possibile imboccare un nuovo sentiero, una nuova strada, con una fiducia rinnovata di riuscire a imparare cose nuove, con quella freschezza e quel pizzico di impudenza che hanno le persone giovani.
Diventare consapevoli di se stessi significa accettare il proprio cambiamento continuo, rendersi conto pienamente che già non siamo più la stessa persona di qualche mese fa. Allo stesso modo sia l’ umore, quanto l’ idea che abbiamo di noi stessi mutano di momento in momento. Si creano nuove alternative al nostro modo di essere, nasce una nuova voglia di realizzarsi, di diventare felici, di sentirsi pienamente vivi: possiamo aprire la nostra mente e il nostro cuore a una moltitudine di nuovi aspetti della vita e di relazioni con gli altri. E questa nuova realtà porta alla riscoperta di potenzialità inespresse dentro noi stessi, alla possibilità di scoprire il mondo con occhi nuovi, come quelli di un bambino. Dopo tutto siamo stati tutti dei bambini anche se molti di noi l’hanno dimenticato.
Basta guardare negli occhi di un bambino quando vede volare un aquilone o quando trova una pietra luccicante in riva al mare per ritrovare quelle emozioni: per lui quei momenti e quegli oggetti sono i più belli del mondo, e ogni volta ripete la magia della prima volta, di una nuova emozione e della scoperta di un mondo nuovo e meraviglioso.
«Il bambino non è ancora diventato schiavo delle aspettative causate dell’abitudine. Il piccolo quindi è più libero da pregiudizi, forse addirittura è il più grande filosofo, infatti non ha prevenzioni e questa è la più alta virtù della filosofia – scrive J. Gaarder nel libro Il mondo di Sofia – Il bambino percepisce il mondo così com’è, senza aggiungere niente a ciò che vive... Il mondo è così com’è, è qualcosa di cui facciamo gradualmente esperienza».
Ma anche gli adulti possono ritornare a sentire la bellezza della prima volta: ad esempio, basta incontrare una persona che ha appena “aperto” il Gohonzon e guardarla negli occhi per vedere quello stesso luccichio che appare nello sguardo dei bambini. Partecipando alla festa di chi inaugura il proprio Gohonzon abbiamo la possibilità di far rivivere l’emozione che abbiamo vissuto a nostra volta quel fatidico giorno. L’emozione della prima volta: della prima volta che abbiamo partecipato a una riunione buddista, del nostro primo Daimoku in solitario, di quelle volte che abbiamo pianto di felicità, e non solo, davanti al Gohonzon, l’emozione del primo bacio.
Sono quei momenti che rimangono impressi indelebilmente nella nostra vita, e ogni giorno, quando facciamo Gongyo, esiste l’opportunità di sentire di nuovo quell’emozione: ogni volta rinasciamo e ci riproponiamo alla vita con una voglia di scoprirla e sperimentarla, così semplicemente per quello che è, e per quello di meraviglioso che può offrirci.
Dopo tutto non abbiamo scelto la filosofia di vita che ci permette di abbracciare il presente senza lasciarcelo sfuggire, perché ogni momento di per se stesso racchiude tutta la vita?
Forse ora è il momento di guardare un tramonto con la consapevolezza che quell’attimo è in se stesso unico e irripetibile.
di Mario Ricci
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Commenti

  1. Bellissima lettura stamattina con M.Ricci!
    Credo si possa riassumere nella frase: "Dare valore ad ogni momento della propria vita", con la speranza, la volontà e il coraggio che ci portano verso orizzonti migliori e più felici!

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  2. Grazie dal piu profondo del mio cuore ne avevo proprio bisogno buona giornata. NMHRK NMHRK NMHRK

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  3. Non ti conosco ma ciò che hai scritto mi ha fatto riflettere molto, e perciò te ne sono grata! Grazie al Daimoku e allo studio giornalieri sto scoprendo una forza interiore che non pensavo neanche di avere. Sono sicura che i tuoi prossimi scritti saranno altrettanto magnifici. Buona serata.

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  4. Bellissimo, grazie davvero!
    Giulia

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