Primi passi #5/6

Ho sentito dire che nel passato la recitazione di Gongyo era molto più impegnativa. È vero?

Sì, è vero. Dall'autunno del 2004 la Soka Gakkai ha adottato una nuova forma di Gongyo che comprende la recitazione di una parte del capitolo Espedienti e la sezione in versi del capitolo Durata della vita, assieme alla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. Questa scelta è stata fatta per andare incontro alle mutate esigenze della società attuale.


La mattina vado sempre di corsa e quando rientro a casa a tarda notte mi resta difficile fare Gongyo. In questa situazione va bene recitare solo il Daimoku?

Saltare Gongyo occasionalmente non cancella gli sforzi fatti in precedenza. Certo è bene seguire la pratica corretta, e cioè la recitazione di Gongyo e Daimoku, ma in situazioni dove ciò proprio non è possibile va bene la sola recitazione del Daimoku. Non c'è alcuna ragione di prendersela con se stessi o di soffrire perché non si è riusciti a fare Gongyo. La cosa importante è continuare a sfidarsi nel pregare tutti i giorni di fronte al Gohonzon. In qualsiasi momento, ciò che ci lega direttamente alla propria felicità è il mantenere un cuore positivo e una fede sincera nel Gohonzon.

Qual è la giusta velocità con cui recitare Gongyo e Daimoku?

Il ritmo ideale è sostenuto e vigoroso, ma non preoccupatevi troppo della velocità, scegliete il ritmo che vi sembra più naturale e confortevole. È invece importante non disturbare i vicini di casa e le persone con cui si convive, evitando di recitare Gongyo e Daimoku a voce troppo alta. Nella Raccolta degli insegnamenti orali, il Daishonin cita il seguente brano tratto da un commentario buddista: «Ogni mattina ci alziamo con il Budda e ogni sera ci corichiamo con il Budda. In ogni istante conseguiamo la via, in ogni istante riveliamo la nostra identità originale». Mattina e sera recitiamo Gongyo con vigore davanti al Gohonzon. In questo modo viviamo sempre "insieme al Budda". Questo è l'insegnamento del Buddismo del Daishonin. Inoltre, in ogni momento ci risvegliamo alla grande forza vitale della Buddità che è in noi dal tempo senza inizio, e la manifestiamo nella nostra vita.

A causa del lavoro gli orari in cui faccio Gongyo mattina e sera sono sempre diversi, è corretto?

Non esiste un orario predeterminato in cui fare Gongyo mattina e sera, il consiglio è di scegliere l'orario migliore in base ai propri ritmi di vita o agli orari di lavoro e impegni personali. Può capitare che una persona che lavora di sera reciti il Gongyo del mattino al suo risveglio a metà giornata, mentre un'altra persona decida di recitare il Gongyo della sera nel primo pomeriggio perché sa di essere poi impegnata tutto il resto della giornata.

Che differenza c'è tra karma e destino?

Gli esseri umani per lungo tempo hanno attribuito al fato, al destino o alla volontà divina quelle situazioni che li facevano sentire impotenti. Il Buddismo insegna che la causa dell'infelicità non risiede all'esterno, ma negli esseri umani stessi. La parola sanscrita karma significa azione: come in una catena ininterrotta, ogni azione produce un'azione futura, sia essa fisica (comportamento), verbale (parole) o mentale (pensieri). Ogni azione umana positiva o negativa, una volta compiuta, non svanisce con il passare del tempo: ogni atto permea la vita sotto forma di energia potenziale, influenzando il corso dell'esistenza da quel momento in poi. Non si tratta quindi di una forza esterna: il karma è l'insieme degli effetti di cause che abbiamo stabilito nel passato e che continuano a esercitare una profonda influenza sulle nostre azioni presenti.

Che cos'è la tendenza karmica?

Immaginiamo di aver imparato fin dai primi anni della nostra vita a non mostrare le nostre debolezze o la nostra fragilità di fronte al comportamento degli altri. Forse i nostri genitori si aspettavano troppo, forse ci sognavano perfetti. Questo atteggiamento interiore, questa reazione alle richieste dell'esterno gradualmente ci spinge a simulare una forza che in realtà non abbiamo nell'affrontare la vita e ci impedisce di chiedere aiuto e di confrontarci con gli altri. Scrive Richard Causton: «Quando si recita Daimoku affiorano alla coscienza quelle tendenze karmiche che sono la causa della nostra sofferenza: a quel punto la chiave per diventare felici consiste nel decidere profondamente di cambiare queste tendenze» (DU, 51, 17). Una sfida che si può vincere solo richiamando la nostra Buddità innata per superare quei limiti che a volte sembrano insormontabili e rompere quelle che il Buddismo definisce le "catene del karma".
(Continua)
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