Nessun dorma...

...ossia di come la musica si possa trasformare, nella vita di un giovane, da zona d’ombra e fuga disperata a realizzazione di una esistenza. Partecipando al coro di un corso estivo e risvegliandosi così alla propria missione, fino a potersi inserire da protagonista anche nel palcoscenico della vita.

A diciotto anni, quando conobbi il Buddismo di Nichiren Daishonin, la mia vita era disastrosa. La mia era una famiglia dove si litigava pesantemente e nervosismo e tensione erano le costanti della nostra convivenza. A dodici anni, per sfuggire al clima di continua angoscia e riuscire a sopravvivere, fumai il mio primo spinello e cominciai a fare uso di droghe leggere. Cercavo di rimanere fuori casa più che potevo e quando rientravo mi chiudevo in camera mia trascorrendo ore intere ad ascoltare musica hard-rock. Avevo sviluppato un carattere scontroso, irascibile e piuttosto instabile; frequentavo pessime compagnie e avevo lasciato anche la scuola. Senza energia e senza vitalità, stavo rinunciando a vivere l’aspetto fondamentale della gioventù. Cominciai a soffrire di insonnia e di depressione: ero un ragazzo a rischio. Molte volte mettevo la testa sotto il cuscino alle dieci di sera e prima delle tre del mattino non riuscivo a prendere sonno; avevo incubi tremendi e mi svegliavo urlando in preda al terrore. Da piccolo avevo sofferto di enuresi notturna, a causa di una forma di ansia e, a diciotto anni, questo problema si ripresentava ancora. La mia adolescenza è trascorsa così, tra molte difficoltà, ma la sofferenza giunse al culmine con la separazione dei miei genitori. Sentivo che dovevo reagire, ma non sapevo come; stavo andando alla ricerca di qualcosa che desse un senso alla mia vita.


Fu di lì a poco che un amico mi parlò di Buddismo: iniziai a recitare subito, perché sin dalla prima volta che ho fatto Daimoku ho provato la sensazione di ritrovare qualcosa che mi apparteneva e che avevo smarrito. Nella mia vita non c’era più niente, avevo perso il controllo, la ragione di esistere e tutto era confuso: per prima cosa dovevo fare un po’ di chiarezza. Ma in quelle condizioni mi era difficile anche solo pensare alla pratica; recitavo Daimoku però non riuscivo a controllare la mia ansia e mi muovevo in continuazione.
Il mio primo beneficio fu la conquista di una certa calma interiore, per me veramente impensabile. Non riuscivo ancora a dormire, ma lentamente e in maniera impercettibile qualcosa si stava trasformando in me. Durante il primo periodo di pratica, tutta la sofferenza accumulata è esplosa: piangevo e recitavo, recitavo e piangevo. Sarebbero trascorsi anni prima di risolvere tanti problemi. Grazie a tanto Daimoku ho imparato ad affrontare con coraggio la sofferenza quando puntualmente si ripresentava ad ogni difficoltà, e sono riuscito ad andare avanti anche quando la situazione era insostenibile e senza apparente via d’uscita. Una decisione è solo l’inizio di un percorso ed io non avrei mai immaginato dove mi avrebbe portato la decisione di praticare questo Buddismo.
Sul Gosho Lettera a Misawa si legge: «Qualunque cosa mi fosse capitata non avrei mai abbandonato la fede». Nonostante gli ostacoli che incontravo (mia madre che mi attaccava mentre recitavo, la spola che dovevo fare tra casa mia e casa di mio padre, a causa dei loro pessimi rapporti), cercavo in tutti i modi di mettere in pratica l’insegnamento di questo Gosho. In tal modo ho sperimentato quanto è incredibile il Daimoku e quanto è importante essere presenti nell’attività buddista. Grazie al mio impegno nel fare qualsiasi attività mi venisse proposta, ho potuto partecipare al mio primo corso estivo, dove ho fatto parte del coro. Quel corso ha cambiato la mia vita; proprio nel coro incontrai una ragazza che studiava lirica e che aveva una voce meravigliosa: ne rimasi incantato. La musica mi aveva sempre attratto e nei periodi di sofferenza acuta l’avevo usata come rifugio dai miei problemi, ma la lirica sapevo a malapena cosa fosse. Fu in quell’occasione che scoprii la mia vocazione, fino ad allora insospettata. Così, dopo il corso, ho iniziato a prendere lezioni private di canto e ad impegnarmi in quello che in seguito è diventato il lavoro per la mia rivoluzione umana. E proprio la possibilità di realizzare questo sogno ha cambiato la mia vita rendendola interessante.
Da ragazzo soffrivo per i tanti problemi del mio quartiere: la mancanza di strutture, il degrado umano, l’abbandono sociale, il totale disinteresse delle istituzioni verso i problemi dei giovani e verso l’ambiente; ma il mio disagio si fermava alla rabbia e mi sentivo impotente ed incapace di agire. Grazie al Gohonzon, ho capito che, così come avevo trasformato la mia, potevo trasformare anche quella sofferenza e attuare un cambiamento nella società. In questo modo sono riuscito a indirizzare la mia rabbia, concretizzandola in un forte impegno sociale. Collaboro con associazioni che si occupano di cerebrolesi, partecipo alle attività di alcuni gruppi ambientalisti e seguo persone con problemi mentali. Tutto è veramente una cosa sola e tutto è Buddismo.
Ho seguito un corso regionale di formazione per cantanti lirici e dopo circa un anno ho iniziato a frequentare il conservatorio. All’inizio ho dovuto lottare molto per superare la mia emotività e la mia ansia: al pensiero di dover affrontare il pubblico o di fare un saggio mi assaliva una paura tremenda e solo grazie a tantissimo Daimoku riuscivo a scioglierla.
Nei primi tre anni di pratica ho incontrato molte difficoltà a livello economico e ho fatto i lavori più disparati e più umili per potermi pagare le lezioni di canto e mantenermi agli studi al conservatorio: riuscivo a malapena, con molti sacrifici, a mettere da parte i soldi per partecipare ai corsi di studio sul Buddismo. Come dice un Gosho, offrire la propria vita per il Sutra del Loto è come scambiare sassi con oro e immondizia con riso; eppoi, come ha detto il presidente Ikeda, la gioventù è una fase fondamentale della vita, in cui una persona forgia il suo carattere. Proprio come un metallo caldo, che può essere facilmente forgiato in una bella spada, anche la vita non va fatta... “raffreddare” perché altrimenti sarà sempre più difficile, con il passare degli anni, riuscire a indirizzarla.
Così ho trascorso molte delle mie giornate libere a recitare Daimoku, ho proseguito gli studi di canto, ho fatto una prima audizione all’Ente Lirico, riuscendo a entrare a far parte del coro. Da quel momento ho iniziato ad avere un lavoro fisso e a guadagnare tanti soldi, quanti in vita mia non ne avevo mai visti. Con una seconda audizione ho aumentato il mio punteggio, riuscendo così a lavorare un anno intero con il coro. Il mio nuovo stipendio mi ha permesso di realizzare un altro grande sogno nel cassetto: viaggiare nel mondo.
Una bellissima storia vissuta per circa un anno e mezzo con una ragazza, detenuta per motivi di droga, mi ha aiutato tantissimo a crescere. Allora non avevo neanche mille lire in tasca per scriverle ed era veramente duro, quando andavo a trovarla, saperla poi costretta in cella mentre io me ne tornavo a casa. Senza l’aiuto della fede non sarei mai stato in grado di affrontare un rapporto così difficile. Ora anche lei pratica, fa attività e ha ripreso a studiare iniziando la sua rivoluzione umana. Comunque proprio nei momenti di crisi, quando sembrava che tutto andasse per il peggio, è arrivata sempre una grande gioia, ed è stato allora che ho costruito cose sorprendenti.
Ho ottenuto alcune parti da comprimario in opere liriche; per me è stato un grandissimo risultato, considerando quanto ero ansioso ed emotivo agli inizi, quando non riuscivo a spiccicare tre parole di seguito. Ma non voglio fermarmi e accontentarmi di questi risultati: ho accettato la grande sfida che mi si propone e ho deciso di tentare la carriera come solista.
L’anno scorso ho incontrato il maestro di canto che desideravo, molto umano, sensibilissimo, con una forza straordinaria: crede in me e nelle mie capacità e per questo mi dà lezioni gratuitamente. Lo sto seguendo nei suoi spostamenti in Italia e all’estero perché con lui sento di poter sviluppare la mia voce e realizzare il grande sogno di diventare tenore.
Nella mia famiglia, nonostante i miei genitori vivano separati, c’è armonia e riesco ad avere buoni rapporti con entrambi. Credo che, in questo momento, questa separazione sia la cosa migliore per loro. Mia madre conosce la pratica buddista e per un certo periodo di tempo ha anche praticato.
Adesso ho ventisette anni e sono davvero soddisfatto del corso che ho dato alla mia esistenza; talvolta mi sorprendo a pensare alle cose stupende che avrò realizzato tra dieci o venti anni e mi perdo nell’emozione di quei pensieri.
Il karma si affronta senza paura o mezzi termini e, soprattutto, senza accontentarsi. Non è giusto vivere una vita mediocre; bisogna puntare sempre al massimo, perché solo così possiamo veramente sperimentare l’immenso potere del Gohonzon. Per questo mi sono posto, per i prossimi anni, grandi obiettivi a tutti i livelli. (A. Z.) (dati modificati)
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