Budda, così come siamo

Una acuta domanda della moglie di Ota Jomyo fornì al Daishonin l’occasione per chiarire l’importante principio di “ottenere la Buddità nella propria forma presente” alla luce della dottrina del Sutra del Loto.

articolo tratto dalla rivista Daibyakurenge

Nel 1260, dopo la persecuzione di Matsubagayatsu, Nichiren Daishonin si rifugiò presso Toki Jonin nella provincia di Shimosa per sfuggire all’ ambiente ostile di Kamakura. Per cento giorni espose il suo insegnamento e fu proprio in quell’occasione che Ota Jomyo e sua moglie, originari di quella provincia, incontrarono il Buddismo del Daishonin grazie a Toki Jonin.
Da sempre avevano seguito l’insegnamento della scuola Shingon e pertanto avevano una buona conoscenza della cultura buddista. Ota Jomyo era un alto funzionario del governo di Kamakura, ricco proprietario terriero con notevoli possibilità finanziarie. Malgrado la sua posizione sociale e l’appartenenza all’alta borghesia, egli abbandonò la scuola Shingon per diventare discepolo del Daishonin attirandosi senz’altro notevoli inimicizie.
Nichiren Daishonin lo lodò per il suo coraggio: «Talvolta hai avuto delle difficoltà nella comprensione del Buddismo, ma da quando hai ascoltato l’insegnamento di Nichiren, grazie alla tua saggezza, sei stato in grado di allontanarti dalle dottrine buddiste provvisorie. Inoltre, hai aderito immediatamente al Sutra del Loto capendo che questo insegnamento era più importante della tua stessa vita. Come è meraviglioso!».
Il Daishonin era ugualmente riconoscente nei confronti della moglie di Ota Jomyo per il continuo sostegno che dava al marito e le diede il nome di Myoren, lo stesso che aveva adoperato per sua madre.
La coppia si era sempre prodigata nel fare offerte al maestro e, benché la loro situazione economica fosse florida rispetto a quella di tanti altri, non era sempre scontato poter mandare del riso tutti i mesi in un periodo di carestie e di inflazione disastrosa. Nichiren ne era perfettamente consapevole e non mancava mai di manifestare la sua gratitudine: «Grazie alle vostre offerte sincere, diverrete persone di grande virtù e nel futuro raggiungerete il Picco dell’Aquila».
All’inizio dell’epoca feudale, le donne rivestivano un ruolo abbastanza importante in seno alla società. Per capirsi, c’erano ovviamente notevoli differenze fra la condizione dei nobili, dei samurai, dei commercianti e dei contadini. Nelle famiglie di samurai, ad esempio, il padre insegnava ai figli a non opporsi agli ordini della madre; alla morte del marito le mogli ereditavano la totalità dei suoi beni e potevano ripartirli fra i figli come credevano. Una vedova poteva godere degli stessi diritti del marito defunto e sostituirsi a lui.
In seguito, nel corso dell’ epoca feudale, gli uomini furono chiamati a impegnarsi sempre più in guerra e il potere si accentrò nelle mani dei militari, conseguentemente lo spazio sociale delle donne si ridusse maggiormente. A partire dal 1286, il governo interdì alle donne l’acquisto di terre e allo stesso tempo rafforzò la posizione degli uomini.

Un importante interrogativo

«Perché il karma delle donne è più pesante di quello degli uomini, quando gli esseri umani sono uguali?». A veva domandato la moglie di Ota Jomyo a Nichiren Daishonin. In qualche modo non le tornavano i conti e sentiva la necessità di capire meglio il significato del principio di “ottenere la Buddità nella propria forma presente”(Sokushin Jobutsu). Era confusa, al riguardo, da ciò che aveva appreso in precedenza dalla scuola Tendai e da quanto affermava l’insegnamento Nembutsu – diffusissimo allora – per il quale le donne dovevano accumulare meriti in questa vita per potere rinascere uomini nella prossima e aspirare legittimamente all’Illuminazione, concetto che veniva definito come “ottenere la Buddità per trasformazione”. Da questo punto di vista, esisteva un enorme distacco tra il comune mortale (realtà del mondo) e il Budda (verità essenziale).
Nichiren Daishonin, in risposta alla donna, colse l’occasione per spiegare le differenti interpretazioni di questo principio: «Il principio di ottenere la Buddità nella propria forma presente viene spiegato in diversi sutra Mahayana e nell’insegnamento Dainichi». E, mostrando gli errori di comprensione su questo argomento ad opera del Mahayana provvisorio, prosegue: «Se si seguono le interpretazioni delle altre scuole si cade in due tipi di orgoglio che conducono senza dubbio all’inferno della sofferenza incessante».
In definitiva l’insegnamento delle altre scuole relativo all’ ottenimento della Buddità nella forma presente non è corretto e, in un caso, nasce da una interpretazione arrogante della dottrina e, nell’altro, da una pessimistica comprensione della natura umana. La prima si ricollega all’idea semplicistica che se l’ essere umano è uguale al Budda, allora non c’è nessuna ragione di sforzarsi nella pratica buddista per manifestare la condizione di Buddità. Viceversa una visione pessimistica sostiene che gli esseri umani non possono ottenere la Buddità poiché sono contaminati dai tre veleni di avidità, collera e ignoranza, incompatibili con il concetto stesso di Illuminazione.
I sutra Mahayana provvisori avevano fatto un passo avanti rispetto a quelli Hinayana il cui scopo era l’eliminazione dei desideri e la riduzione del corpo in cenere. Ma ancora non erano in grado di spiegare appieno il reale funzionamento della vita: per esempio, vi si fa menzione del fatto che i desideri terreni e il karma possono trasformarsi nella saggezza e nell’azione del Budda, ma senza spiegare come questo sia possibile.
Solo il Sutra del Loto, afferma Nichiren, ha rivelato per la prima volta il corretto significato di “ottenere la Buddità nella propria forma presente”. Utilizzando l’insegnamento di Nagarjuna di cambiare il veleno in medicina, secondo cui un buon medico adopera dei prodotti tossici per preparare un’efficace medicina, egli chiarisce come i desideri terreni, il karma e la sofferenza (i tre veleni connaturati alla nostra vita) possono diventare un potente rimedio grazie al potere di trasformazione della Legge mistica.
Il Sutra del Loto introduce il principio del mutuo possesso dei dieci mondi che insegna che tutti, senza alcuna eccezione, in qualunque circostanza o condizione vitale, possiedono la natura di Budda e possono raggiungere la Buddità senza alterare le loro caratteristiche individuali. Da questa prospettiva, l’ Illuminazione non è qualcosa che si acquisisce, ma un potenziale che ognuno di noi possiede sin dall’ eternità. Quando ci si risveglia a questo potenziale, si ottiene la Buddità così come si è.
«Attualmente Nichiren e i suoi discepoli recitano Nam-myoho-renge-kyo, sia uomini che donne, ricchi o poveri simili a un tesoro di inestimabile valore ottenuto senza cercarlo. Allo stesso modo le persone intelligenti e quelle stupide possono raggiungere l’Illuminazione nella propria forma presente».
La chiave della trasformazione che ci permette di manifestare il tesoro della Buddità è la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e l’azione compassionevole del bodhisattva ad essa collegata. In questo senso non c’è alcuna differenza fra il comune mortale e il Budda. Otteniamo la Buddità senza abbandonare le nostre peculiari caratteristiche individuali, tutti i tratti del nostro carattere, le nostre capacità e qualità, ma anche i nostri difetti contribuiscono pienamente a creare il maggior valore possibile.
Daisaku Ikeda in uno scritto dedicato alle donne ricorda: «Mi auguro che siate donne con una grande identità. Dovete essere forti nella fede, stabilire fermamente e con intelligenza la vostra personalità, rivelando la vita del Budda che è in voi, altrimenti non sarete in grado di ottenere la felicità assoluta... Oggi una donna moderna non può essere fragile o indifesa. Voi avete bisogno di una grande vitalità. Se sviluppate le vostre capacità da giovani, potrete essere forti e solide qualunque cosa accada nel corso della vita».
Ota Jomyo divenne monaco intorno al 1278 col nome di Myonichi (Mistico sole). Il luogo in cui visse divenne il tempio Honmmyo. Morì nel 1283, all’ età di sessantadue anni. Di sua moglie non si conosce con certezza la data della morte, ma si può facilmente immaginare che visse fino alla fine come seguace di Nichiren.
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Commenti

  1. Buddha così come sono .. anche non in linea con la Soka Gakkai attuale..

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