Primi passi #3/6

Cosa sono le riunioni di discussione e dove si svolgono?

La principale occasione per i membri della Soka Gakkai Italiana di incoraggiarsi e imparare gli uni dagli altri è la riunione di discussione, che si svolge nella primo e nella terza settimana del mese, in tante case italiane. Lo scopo è accogliere gli ospiti che partecipano alla riunione per conoscere meglio il Buddismo, stare insieme e scambiarsi parole di incoraggiamento e sostegno, stimolandosi gli uni con gli altri verso la crescita e la trasformazione. In giapponese la riunione di discussione si chiama zadankai, che tradotto in italiano significa "sedersi e discutere". La Soka Gakkai Italiana è un ente religioso costituito nel 1988 e riconosciuto dallo Stato italiano nel 2000, e fa parte della Soka Gakkai International (SGI) fondata a Guam nel 1975. Oggi è diffusa in più di 190 paesi in tutto il mondo.


Se recitare Gongyo e Daimoku è un rito, dovremmo avere un certo contegno anche nel vestire?

Recitare Daimoku e Gongyo è di per sé la causa per manifestare l'Illuminazione, e quindi l'azione più importante. Nel Buddismo di Nichiren Daishonin la Legge dell'universo è materializzata e rappresentata dal Gohonzon. Quando preghiamo davanti a esso, si fondono la "realtà" oggettiva materializzata nel Gohonzon e la "saggezza" soggettiva individuale; la preghiera, in altre parole, permette la fusione con la Legge dell'universo. Quando ci sediamo di fronte al Gohonzon è come se fossimo di fronte al Budda: per questo motivo dovremmo sempre avere un aspetto presentabile, come quando accogliamo degli ospiti in casa.

La prova Concreta

La mia ultima battaglia l'ho stravinta: quando mi hanno offerto un lavoro in un negozio, dovendomi svegliare alle quattro e cinquanta del mattino per essere sul posto di lavoro dalle sei fino alle quattro del pomeriggio, mi sono detta: «Io non ce la posso fare, con i miei continui mal di testa non vado da nessuna parte». E invece... il giorno prima di iniziare a lavorare ho recitato tanto Daimoku e ho determinato che non dovevo avere più paura. Risultato: il primo giorno di lavoro non solo non ho avuto mal di testa, ma quando sono tornata a casa ho anche fatto ancora Daimoku e mi sono accorta che era quella la sorgente che mi dava forza e determinazione. Così sono andata avanti per un mese di fila, facendo non solo Gongyo mattutino (veramente mattutino), ma anche Daimoku. La sera ci davo ancora dentro e, anche se ero stanca morta, stavo bene e non potevo crederci... Lì ho capito che la mia battaglia non era cercare un lavoro migliore, ma mettermi in gioco fino in fondo. Certo, la strada ancora è lunga, ma in quel mese e mezzo nel quale mi sono sostenuta con il Daimoku mi sentivo così bene, quasi da non crederci...

Cos'è il Gohonzon e a cosa serve?

Il Gohonzon (in giapponese go indica un titolo onorifico e honzon, oggetto di culto) è una pergamena di carta di riso scritta in caratteri cinesi e sanscrito. Il Gohonzon è l'oggetto di culto lasciato da Nichiren Daishonin: è una copia fedele del Dai-Gohonzon (dai significa grande) iscritto da Nichiren su una tavola di legno e conservato tutt'oggi in Giappone. Il Gohonzon non rappresenta alcuna divinità: è la rappresentazione di ogni elemento della vita degli esseri viventi e insieme dell'universo, indissolubilmente integrati e in costante e profonda relazione. Si prega davanti a esso per elevare la propria condizione vitale e manifestare la Buddità (o Illuminazione).

Si può ricevere un Gohonzon? Dove può essere custodito?

Chi ha deciso di seguire seriamente la strada indicata da Nichiren, può fare richiesta di ricevere il Gohonzon. In Giappone viene conservata una matrice, dalla quale vengono eseguite le riproduzioni. Nelle case private il Gohonzon viene custodito in un mobiletto (butsudan) che deve essere solido, stabile e dignitoso, e collocato nel posto migliore possibile, compatibilmente con la disposizione della casa e con le esigenze di chi ci abita. Il rispetto che si ha verso il Gohonzon equivale a quello che si ha nei confronti della propria vita, per cui è importante prendersi cura dell'altare buddista.
(Continua)
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