Primi passi #2/6

Che cosa significa Nam-myoho-renge-kyo?

Myoho-renge-kyo è la traduzione in cinese antico del titolo del Sutra del Loto. La parola nam fu aggiunta in seguito da Nichiren Daishonin, ed è la contrazione di namu che significa onore, lode, devozione. La traduzione letterale suona all'incirca così: «Dedico la mia vita alla mistica Legge della simultaneità di causa ed effetto (fiore di loto)». Nichiren Daishonin nel 1253, dopo quindici anni di ricerca, arrivò ad affermare che in questa semplice frase sono racchiusi tutti gli insegnamenti del Budda e la saggezza che ne deriva. Ma per Nichiren Myoho-renge-kyo era molto di più del titolo di un testo buddista, era l'espressione verbale della Legge della vita che tutti gli insegnamenti buddisti in un modo o nell'altro cercano di chiarire.
Recitare Nam-myoho-renge-kyo è la pratica fondamentale. Attraverso questa pratica, si può rivelare lo stato di Buddità nella propria vita, sperimentata come sviluppo naturale di gioia, incrementata vitalità, coraggio, saggezza e compassione.



Come può la recitazione di una frase di cui non si capisce il significato avere un effetto sulla propria vita?

Secondo il Buddismo di Nichiren Daishonin Nam-myoho-renge-kyo è la Legge universale: recitando questa frase si rivela la Legge presente nella propria vita, mettendosi in armonia e a ritmo con l'universo. Ciò funziona indipendentemente dal fatto che se ne comprenda o meno il funzionamento, che ci si creda oppure no. Alcuni iniziano a praticare con l'intenzione di dimostrare che non funziona, e sono sorpresi di scoprire il contrario. Ma per avere un risultato, si deve recitare Daimoku: nel Buddismo, come nella vita, nulla può sostituire l'esperienza diretta. Si può leggere o parlare di Buddismo, ma alla fine rimane solo teoria se non si pratica recitando Nam-myoho-renge-kyo. Nichiren Daishonin trasmise ai suoi seguaci e alle future generazioni un'implicita istruzione: questa è la Legge, verificatela nella realtà della vita e dell'universo. Sperimentatela in qualunque circostanza e in tutte le condizioni.

È possibile pregare per tutto ciò che vogliamo?

Possiamo pregare per qualunque cosa crediamo possa contribuire alla nostra felicità e a quella degli altri. Per esempio possiamo pregare per migliorare noi stessi, ma dobbiamo tener conto che il risultato scaturirà dalla trasformazione della propria vita.

Perché secondo il Buddismo sentirsi felici o infelici dipende solo da noi stessi?

Nella vita ci sono molte situazioni complesse, e qualche volta le cose non vanno proprio nel modo in cui avevamo sperato. Il Buddismo insegna che esiste una causa interna, per cui ci troviamo nella vita a dover affrontare un certo problema, ma spiega che le difficoltà aiutano a crescere e che siamo in grado di trasformare qualsiasi problema la vita ci pone davanti. La felicità rappresenta quindi la vittoria nella lotta contro le difficoltà e le sofferenze. Siamo liberi di scegliere il nostro percorso: il Buddismo invita ad assumersi la responsabilità della propria vita e spiega che questo ha un effetto immediato e di vasta portata anche sulla propria famiglia, sugli amici e sulla società. Per quanto ci si senta schiacciati dalle circostanze o in perenne conflitto, grazie a Nam-myoho-renge-kyo è possibile influenzare positivamente se stessi e l'ambiente.

Quanto Daimoku si dovrebbe recitare?

Il Daimoku è la recitazione di Nam-myoho-renghe-kyo. Su quanto Daimoku si deve recitare non c'è niente di predeterminato. Il presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda afferma: «Recitiamo Daimoku finchè non ci sentiamo freschi e leggeri. Questa è la cosa più importante. Giorno dopo giorno, accumulando questo tipo di sforzo, in modo naturale, la nostra vita prenderà la direzione migliore. Preghiamo con sincerità e con tutto il nostro cuore finchè non ci sentiamo soddisfatti, senza dare troppo peso alla quantità e alla formalità».

(Continua)

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