Il valore delle cose

"Malgrado mi dicessero, e lo sapevo anch’io, che dovevo comunque essere grata per avere sconfitto la malattia, questo disagio estetico mi provocava una grande sofferenza ... Cercavo, come spesso succede, di trovare una soluzione razionale e il buio era totale."

Vorrei sfatare la cattiva nomea del 17 che per me si è rivelato un numero fortunato. Era il 17 gennaio quando ho iniziato a praticare il Buddismo a Lucca, la città dove ho vissuto per dieci anni. I primi benefici sono stati interiori. Ero infatti una persona estremamente pessimista e angosciata, qualsiasi cosa intraprendessi pensavo già in partenza che sarebbe andata male e vivevo lunghi periodi di depressione durante i quali mi capitava anche di pensare al suicidio. Spesso ricorrevo a tranquillanti e ansiolitici che finivano col deprimermi ancora di più. Non avevo problemi gravi, ma vivevo una crisi esistenziale e perciò era più difficile trovare rimedi.


Fin dall’inizio della pratica buddista sentii subito una forza interiore che cresceva insieme a un grande senso di protezione e, a poco a poco, si faceva strada dentro di me l’ottimismo. Mi prefissi così uno scopo apparentemente impossibile: essere assunta in un’azienda molto prestigiosa nel settore dell’antiquariato che stava per aprire una filiale a Lucca.
Nel Gosho di Capodanno è scritto che «coloro che credono nel Sutra del Loto attireranno la fortuna da diecimila miglia lontano» (SND, 4, 272) e la fortuna accumulata con il Daimoku non solo mi aveva fatto sapere casualmente di questo lavoro, ma soprattutto mi aveva dato una grande convinzione. In altri momenti non avrei neanche tentato perché sapevo che alcuni aspiranti avevano grosse raccomandazioni. Invece riuscii a non arrendermi per quasi un anno e alla fine ce l’ho fatta senza nessuna raccomandazione. Chi mi assunse rimase colpito dalla mia tenacia e determinazione!
Ma la grande esperienza con il Gohonzon avvenne quando mi fu diagnosticato un meningioma, che è un tumore benigno del cervello. Per una serie di circostanze pochi mesi prima ero tornata a vivere a Brindisi. Fra le ragioni c’era anche il desiderio di portare il Gohonzon nella mia famiglia e nella casa dove ero nata. Fu grazie all’insistenza dei miei genitori che mi sottoposi a controlli accurati per scoprire la causa dello strano mal di testa che accusavo da un paio di mesi e attribuivo ad un periodo di stress. Se fossi stata ancora a Lucca, da sola, probabilmente mi sarei trascurata e avrei perso tempo prezioso, anche perché le dimensioni del tumore erano già di quattro centimetri per due.
Dal giorno della scoperta a quello dell’intervento chirurgico – appena una settimana – tutto è andato nel migliore dei modi. Con l’aiuto di un amico medico abbiamo trovato subito il miglior neurochirurgo, che si è rivelato anche una persona di spiccata sensibilità e grandi doti umane. Anche la clinica di Roma, dove sono stata operata, è super efficiente. Sembrava un albergo a cinque stelle.
È stato tutto così veloce e repentino che non ho avuto molto tempo per recitare Daimoku, e mi sentivo confortata dalla frase del Vero aspetto del Gohonzon che dice: «Una donna che si dedica al Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà sempre. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada» (SND, 4, 203). Mi sentivo incredibilmente tranquilla, tanto che la sera prima dell’operazione scherzavo con il chirurgo. L’intervento, durato cinque ore, è perfettamente riuscito, e in seguito non ho avuto né febbre né altre conseguenze negative che si verificano di solito, come la perdita temporanea dell’uso della parola, delle gambe o di altre funzioni. Mi risvegliai dopo l’operazione in condizioni perfette e i medici dissero ai miei genitori, come se fosse un miracolo, che muovevo le gambe e le braccia! Mia mamma e mia sorella non praticano ma in quell’occasione, per tutta la durata dell’operazione, hanno recitato Nam-myo-ho-renge-kyo per me. Già due giorni dopo l’intervento recitavo un’ora e più di Daimoku al giorno, e percepivo anche il Daimoku di tutti gli amici che stavano recitando per me.
Dopo soli tre giorni, con grande stupore di tutti, passeggiavo in corridoio e dopo una settimana mi dimisero anche se normalmente la degenza minima è di dieci giorni.
Ho imparato che ogni singolo Daimoku che si recita non va perduto: si deposita nella vita come in una banca e al momento giusto si manifesta… con gli interessi! A proposito di interessi: quattro anni prima mio padre aveva stipulato per noi figlie un’assicurazione sulla malattia. La mia operazione, costata un capitale, è stata interamente pagata dall’assicurazione, in breve tempo e senza cercare cavilli.
Ho imparato anche il grande valore della vita, che diamo per scontata e spesso non apprezziamo o addirittura disprezziamo. Ho compreso che troppo spesso ci disperiamo per cose di poco valore. Ho capito l’importanza dell’amicizia, la potenza di questa pratica e della nostra organizzazione fatta di persone con grandi cuori che, al momento opportuno, non ti abbandonano.
Dopo l’operazione, dovetti affrontare una lunga serie di cure cautelative piuttosto pesanti e debilitanti. Soffrivo ma cercavo, sempre col Daimoku, di reagire positivamente anche per incoraggiare chi mi stava vicino. Sei mesi di radioterapia alla testa mi bruciarono i bulbi piliferi. Mi ricrebbero pochissimi capelli e per me fu un dramma. I capelli, infatti, costituivano il mio vanto: lunghi, ricci e di un bel colore rosso tiziano. Cominciai a provare un forte senso di disagio e di vergogna, non mi riconoscevo più, non riuscivo ad accettarmi, e mi creavo problemi anche nel rapporto con gli altri. Malgrado mi dicessero, e lo sapevo anch’io, che dovevo comunque essere grata per avere sconfitto la malattia, questo disagio estetico mi provocava una grande sofferenza. Più praticavo più aumentava il problema e la sofferenza. Tentai con l’autotrapianto, ma i risultati furono alquanto deludenti e l’idea di portare una parrucca a vita mi sconvolgeva.
In certi momenti mi assaliva lo sconforto e non riuscivo a vedere vie d’uscita. Cercavo, come spesso succede, di trovare una soluzione razionale e il buio era totale. Finalmente un giorno decisi di affidarmi totalmente al Gohonzon e la soluzione arrivò. Un giorno, infatti, mi telefonò un membro di un altro capitolo che, conoscendo la mia esperienza, mi chiedeva di andare a incoraggiare una donna che aveva un tumore. Accettai e naturalmente, mentre raccontavo la mia esperienza, oltre alla vittoria sulla malattia venne fuori anche il mio problema estetico. Prima di andar via la padrona di casa mi prese in disparte e mi parlò con entusiasmo di un centro dove risolvono problemi come il mio. Mi diede anche alcune referenze di persone a cui avrei potuto chiedere informazioni in proposito. Avevo già sentito parlare di questo centro ma non pensavo assolutamente che fosse una cosa seria, e di mia iniziativa non ci sarei mai andata. Infine ci sono andata e il risultato è stato al di là delle mie aspettative.
Ma successivamente, a seguito dei controlli che faccio regolarmente una volta l’anno, si è scoperto un altro piccolo meningioma situato nella parte opposta al precedente. In un attimo ho rivissuto tutto ciò che avevo passato sei anni prima e, al solo pensiero di rifare la stessa trafila, sono stata presa dalla disperazione. Ho aperto il Gosho e ho letto questa frase: «Credi in questo mandala con tutto il tuo cuore. Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» (Risposta a Kyo’o, SND, 4, 149). La risposta è arrivata subito. I medici mi tranquillizzarono dicendomi che questa volta sarebbe stato possibile intervenire con una nuova tecnica operatoria che non richiede interventi chirurgici ma elimina il tumore con alcune sedute di una particolare radioterapia. Anche se il risultato era incerto volli provare, confortata dal fatto che uno dei due centri in Italia dotati dei macchinari necessari, si trova a Catania, a poche centinaia di metri da casa mia!
Tutto sembrava risolto, ma dopo sette mesi si è verificato che la radioterapia non aveva funzionato e bisognava intervenire chirurgicamente. Questa volta la paura e l’angoscia non si presentarono all’appello, mi sentivo forte come un leone, la mia preoccupazione era rivolta soltanto a come tranquillizzare mia madre. Puntuale l’incoraggiamento del presidente Ikeda nel ricordarmi che «Non esiste nessun altro modo per ripagare il debito di gratitudine ai vostri genitori se non attraverso la fede» (Giorno per giorno, 20 giugno). Nel breve periodo precedente all’intervento recitai molto Daimoku, sostenuta dalla frase del Gosho Il prolungamento della vita che dice: «Affrettati ad accumulare il tesoro della fede e sconfiggi velocemente la tua malattia» (SND, 4, 89). In quei giorni ebbi anche l’occasione di incoraggiare un’altra donna affetta da un tumore. Sentii di farlo con tutto il cuore dimenticando quasi il mio problema! Quest’azione di altruismo sincero mi ha portato tanta fortuna. L’intervento infatti è perfettamente riuscito, dimostrandomi ancora una volta che, malgrado le avversità della vita, usando la strategia del Sutra del Loto ogni male può essere sconfitto. (S. G.)(dati modificati)

Commenti

  1. Grazie per aver raccontato questa esperienza molto profonda.....

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