Il significato del Juzu

Il juzu è uno degli accessori della pratica buddista. In origine veniva utilizzato nel brahmanesimo e solo successivamente fu adottato dal Buddismo. All’inizio veniva usato dai monaci per contare i giorni oppure per contare quante volte si pregava per il Budda. Il significato letterale dei due ideogrammi giapponesi è “numero di grani”. In pratica questo oggetto veniva usato per contare il numero dei Daimoku recitati.
La parte con tre estremità viene messa intorno al dito medio della mano destra e quella con due estremità intorno al dito medio della mano sinistra. La parte centrale del juzu viene girata una volta. Le tre estremità simboleggiano la testa e le braccia, la parte centrale sovrapposta simboleggia l’ombelico, mentre le altre due estremità simboleggiano le gambe. Il juzu, in tal senso, rappresenta il corpo umano. I grani piccoli sono 108 e rappresentano simbolicamente i desideri terreni.
Ci sono altri quattro grani ancora più piccoli che rappresentano i quattro Bodhisattva che – come è scritto nel Sutra del Loto – guidano i Bodhisattva della Terra. Essi sono: Pratiche Superiori, Pratiche Illimitate, Pratiche Pure e Pratiche Salde. I grani grandi a destra e a sinistra vengono chiamati “grani genitori”, quello con le due estremità “grano padre” e quello con le tre estremità “grano madre”.
Riguardo al juzu esistono dunque vari significati, ma quello più importante indica che, tenendo il juzu nelle mani, noi trasformiamo tutta l’energia derivante dalle sofferenze dei 108 desideri terreni in felicità. Nichiren Daishonin, comunque, non ha scritto nulla di particolare sull’importanza del juzu.

Fonte | sgi-italia
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